Una fattoria sociale sul terreno sottratto al clan Nuvoletta

di Ferdinando Bocchetti

Parte il progetto «Fattoria sociale» nel bene confiscato di via Marano-Quarto. A due anni dalla consegna delle chiavi all'associazione che porta il nome di Salvatore Nuvoletta, il giovane carabiniere ucciso da un commando dei Casalesi nel luglio del 1982, oggi arriva l'agognato taglio del nastro del cantiere. Il bene, costituito da un vigneto, terreni e una serie di strutture che fungevano da ricovero dei cavalli, era stato sottratto quattro anni fa alla famiglia Simeoli, legata ai clan Polverino e Nuvoletta e particolarmente attiva nel settore dell'edilizia privata. L'area è suddivisa in due lotti, per una superficie complessiva di 8300 metri quadri.

Il primo lotto è composto da un terreno agricolo, depositi e stalle, mentre il secondo comprende un vigneto dotato di un impianto d’irrigazione per circa 5 mila e 600 metri quadri. Il bene, inizialmente gestito dal Consorzio Sole, era stato poi affidato alla cooperativa "Nuvoletta per Salvatore". "Il progetto “Fattoria sociale” è finalizzato all'affermazione della cultura della legalità e all'assistenza dei soggetti disagiati, con l’obiettivo di offrire all'interno della struttura attività di carattere formativo e ludico ricreative che siano da sostegno alla vita quotidiana - spiegano i rappresentanti della cooperativa e i familiari del defunto militare dell'Arma - Il progetto prevede la realizzazione di spazi per attività agricole e di allevamento di animali aperte alla fruizione gratuita per scopi didattici di scolaresche e gruppi organizzati, oltre ad una attività di coltivazione della vite e produzione vinicola anch'essa aperta alla fruizione pubblica".

Alcune attività sono già in corso e, tra i primi prodotti frutto del lavoro della cooperativa, c'è il vino, qualità Falanghina, intitolato ad Attilio Romanò, giovane commerciante napoletano vittima innocente della criminalità organizzata. Alla cerimonia, in programma oggi (ore 12) in via Marano-Quarto, presenzieranno i membri della commissione straordinaria alla guida del Comune, i rappresentanti cittadini delle forze dell'ordine e il consigliere metropolitano, con delega alla Legalità, Carmine Sgambati. Marano è la città della provincia di Napoli con il più alto numero di immobili e terreni sottratti ai clan: circa cento, molti dei quali non ancora assegnati al Comune. Di recente l'ente comunale ha affidato una serie di immobili a un'associazione che si occupa di ragazze madri. Nei pressi di quelle strutture sorge anche una villa, appartenuta al ras dei Polverino Castrese Palumbo, che potrebbe in futuro ospitare un gruppo di migranti. L'accordo con la prefettura è stato ratificato da un ex commissario, il viceprefetto Franca Fico. Tutto tace, invece, sul fronte dei beni appartenuti al boss Giuseppe Polverino. La villa bunker, confiscata nel lontano 1996, è ormai un monumento all'incuria e al degrado.
Giovedì 8 Febbraio 2018, 10:52 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 10:52
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