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Ferdinando Russo manager del Policlinico Vanvitelli: «Subito il pronto soccorso»

Giovedì 23 Giugno 2022 di Ettore Mautone
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Per Ferdinando Russo, manager uscente della Asl di Caserta, neo nominato direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria del Policlinico Vanvitelli, il nuovo incarico è un ritorno a casa. Il manager napoletano, infatti, fino a tre anni fa era direttore sanitario aziendale della struttura del centro storico di Napoli. Anni in cui elaborò la prima bozza del progetto per la realizzazione di un pronto soccorso vero al servizio del cuore della città. Centro storico oggi orfano del pronto soccorso del Loreto nuovo e del San Giovanni Bosco. 

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Direttore Russo porterà a compimento il progetto del pronto soccorso del Policlinico?
«Quell'idea è andata avanti, sono stati conclusi e consegnati i lavori edilizi, l'accettazione, i servizi finanziati con i fondi dell'Ateneo. L'azienda, da quello che so, ha anche avviato un'interlocuzione con la Regione per gli adempimenti organizzativi, l'acquisto delle apparecchiature e le assunzioni. Aprire quel pronto soccorso è certamente uno degli obiettivi da perseguire. L'Ateneo preme anche per le necessità funzionali alla formazione universitaria ma dovrò avere una interlocuzione diretta con la Regione a cui evidentemente spetta l'ultima parola per la programmazione sanitaria e la rielaborazione del piano dell'emergenza e urgenza oltre che erogare i finanziamenti».

Le prime linee degli ospedali devono poter contare su un efficace filtro nei servizi di prossimità ai cittadini: il Pnrr, Case e ospedali di Comunità, sono la risposta giusta al caos in pronto soccorso?
«Sì a patto che si ponga la centralità del nodo del personale da impiegare per far funzionare le nuove tecnologie che saranno acquisite. A Caserta, che è la collocazione futura del Policlinico Vanvitelli, abbiamo lavorato anche a questo e nei presìdi ospedalieri, come quello di Marcianise, sperimentato un modello di pronto soccorso fortemente organizzato attorno alla figura dell'infermiere di Triage. Un modello anglosassone che prevede l'intervento del medico solo a valle della valutazione preliminare, attenta, veloce e qualificata. Dall'analisi degli accessi ad Aversa abbiamo scoperto che nel 2019 su 70 mila accessi annui avevamo 420 codici rossi e 4 mila codici gialli. Il resto erano codici che spetta al territorio trattare».

E quindi?
«Con questi numeri un Pronto soccorso organizzato in maniera avanzata e con un triage fatto bene e connesso con i servizi territoriali già attivi o da realizzare, tutti i codici a minore urgenza possono essere reindirizzati subito a una risposta assistenziale appropriata. Sempre a Caserta abbiamo anche lavorato sui cronic-center, strutture che hanno in carico i malati cronici e dove si lavora per seguire le persone malate che non guariscono prima che le riacutizzazioni per mancata o insufficiente presa in carico provochi l'affollamento del pronto soccorso dell'ospedale».

Queste soluzioni si possono attuare in una grande metropoli come Napoli?
«L'azienda del vecchio policlinico è attualmente l'unica struttura polispecialistica insistente nel centro storico dove è possibile ottenere risposte assistenziali altamente qualificate e adeguate alla domanda di cure che viene dal territorio. La gente può contare su un'offerta ostetrico ginecologica, ortopedica, chirurgica, sul poliambulatorio di via de Crecchio avanzatissimo, sulla più antica clinica pediatrica, sulla Terapia intensiva neonatale erede di quella dell'Annunziata, su una Psichiatria di livello internazionale, su una Oncologia altrettanto eccellente anche in campo pediatrico».

Strutture che resteranno a Napoli con la conclusione del Policlinico di Caserta?
«Sarà la Regione a stabilirlo. L'iter sarà simile al decollo dell'ospedale del mare ma un'offerta nel centro storico resterà fondamentale e insostituibile».

Il pronto soccorso di Marcianise lo trasferirà dunque a Napoli?
«La struttura fa capo alla Medicina interna, la direzione è universitaria affidata a Mauro Giordano. Lì abbiamo assicurato anche la formazione universitaria. C'è un know how che indubbiamente non va disperso soprattutto, come ho detto, per il modello di triage differenziato e l'alta formazione infermieristica».

Il Covid ha rallentato i piani di sviluppo della Sanità regionale. Non è finita?
«No non è finita per niente. C'è un costante aumento dei contagi, oggi 50 positivi in più a Caserta e altri ci arrivano da farmacie e laboratori esterni. I tempi di raddoppio sono sempre più brevi. Avevo intenzione di riconvertire definitivamente alle attività ordinarie il nostro Covid center di Maddaloni ma non possiamo». 

Ultimo aggiornamento: 24 Giugno, 13:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA