Festa dell'Immacolata, don Mimmo Battaglia sferza la politica: «I giovani costretti ad emigrare sono la ferita della città»

La cerimona in piazza del Gesù con la deposizione della corona di fiori sulla Vergine Maria

La celebrazione dell'Immacolata di don Mimmo Battaglia
La celebrazione dell'Immacolata di don Mimmo Battaglia
di Alessio Liberini
Giovedì 8 Dicembre 2022, 18:59 - Ultimo agg. 9 Dicembre, 07:33
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«Purtroppo per questo Natale non abbiamo proprio nulla da festeggiare». La celebrazione della festa dell'Immacolata Concezione a Napoli parte già di buon mattino con un blitz dei disoccupati cittadini che “placcano” l’arcivescovo partenopeo, don Mimmo Battaglia, prima del suo ingresso nella chiesa del Gesù Nuovo. «La situazione è sempre più critica – spiega un uomo all’Arcivescovo chiedendogli di effettuare un passaggio della sua omelia sull’emergenza lavoro in città - anche perché vogliono togliere il reddito di cittadinanza: uno strumento che aiutava tante famiglie in difficoltà».

Nel corso della celebrazione religiosa, a cui hanno preso parte tante istituzioni a partire dal primo cittadino, Gaetano Manfredi, don Mimmo parla alla sua Napoli, alla «città della gioia» che ha «imparato nel corso del tempo, tra le vicende della storia - anche quelle più recenti - a guardare oltre le nuvole nella certezza che il sole c'è sempre, anche quando per qualche attimo viene ostruito dal grigiore della tempesta». 

Il primo passaggio dell’omelia, nel corso della quale il vescovo ha citato anche l'ultimo film di Paolo Sorrentino «È stata la mano di Dio», don Mimmo lo dedica ai caschi rossi impegnati, proprio in questi giorni, a Casamicciola: «Permettetemi di condividere con tutti voi la gratitudine per questi nostri fratelli Vigili del Fuoco, che discretamente sono accanto a noi, vigilando sui nostri pericoli, intervenendo eroicamente senza timore, come è accaduto anche recentemente alle zone di Ischia martoriate dalla frana».

«Il nostro pensiero – prosegue l’arcivescovo - quest'oggi va anche a questi fratelli e sorelle, alle vittime, agli sfollati, ai soccorritori, alla Chiesa ischitana e al suo pastore. Oltre che dalla nostra preghiera, siano sostenuti dalla forza della nostra solidarietà, solidarietà in cui Napoli non è seconda a nessuno, e lo dico con fierezza, con la fierezza di chi si sente ormai parte di questo popolo spesso ferito ma sempre solidale». Un popolo, quello napoletano, che è ferito quotidianamente da tanti mali. «Tempeste», le definisce don Mimmo, ricordando il dramma della pandemia, del lavoro che troppo spesso manca ed il cancro endemico rappresentato dalla camorra.

Infine un corposo passaggio dell’omelia è dedicato, con una sferzata rivolta alla politica, anche ai giovani «che sono in fondo il segreto dell’allegria e della speranza di ogni città».

Ma che per Napoli «rappresentano anche la tua ferita più profonda, quando non riesci a prendertene cura fino in fondo, quando non ti rendi per loro un luogo vivibile e sicuro, quando offrendogli poche opportunità li costringi ad emigrare nel resto d'Italia e del mondo e ad allontanarsi a malincuore dalla loro madre. Napoli, custodisci te ne prego la gioia dei tuoi piccoli, diventa voce della loro speranza, poni segni concreti per il loro presente e non solo per il loro futuro». 

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«In questi mesi – ricorda don Mimmo - hanno mosso i primi passi, sulla scia del Patto Educativo, i tavoli di Forcella, Ponticelli e Soccavo: come è stato bello vedere realtà diverse, a volte apparentemente distanti, mettersi insieme per pensare al bene di ogni tuo figlio piccolo e fragile. Come vorrei, cara Napoli, che nel tempo presente si guardi realmente alla gioia dei bambini, senza arenarsi tra burocrazie e linguaggi differenti, senza cedere a visioni miopi e poco lungimiranti che riducono il Patto Educativo alla gestione dei fondi del Pnrr, senza andare oltre, senza dar vita ad un processo lungo e ampio, fatto di confronto paritario e di accoglienza di tutti i punti di vista di coloro che cercano con onestà e fatica di custodire la gioia dei bambini, degli adolescenti, dei giovani».

La celebrazione religiosa si è poi conclusa all’esterno della chiesa dove, in una piazza del Gesù gremita da fedeli e turisti provenienti da ogni dove, i vigili del fuoco hanno deposto, attraverso l’utilizzo di diversi elevatori, una corona di fiori tra le mani della scultura raffigurante la Vergine Maria posta alla sommità dell'obelisco della piazza.

 

Una tradizione partenopea che - ricorda il presidente dell'associazione I Sedili di Napoli, Giuseppe Serroni - «riapre alla città dopo i tempi bui della pandemia. Negli anni scorsi è stata infatti svolta solo alla presenza di pochi intimi». Quest’anno, invece, anche tanti curiosi hanno potuto così assistere alla tradizionale cerimonia che si è svolta tra applausi e selfie dei presenti. Tra questi c’è anche qualcuno che ne approfitta per immergersi in un momento di preghiera. Come la signora Lara, ucraina da oltre quattro anni residente a Napoli, che è arrivata in piazza già alle 8 del mattino per non perdersi la celebrazione. «Sono qui – dice – per chiedere alla Madonna un aiuto affinché si arrivi alla pace. Ho mio figlio in trincea, è un militare, prego tutti i giorni per la fine del conflitto: senza pace non si può vivere, speriamo che la Vergine ci aiuti a tutti noi».

A termine della cerimonia i tanti turisti presenti si sono riversati lungo il centro storico, invadendo gli antichi vicoli di Parthenope. Un segnale che fa ben sperare l’intero comparto turistico in vista delle imminenti festività natalizie. «C'è un clima di festa molto positivo – ha chiarito il sindaco, Gaetano Manfredi a margine della cerimonia religiosa, precisando -  che deve essere di ottimismo, di speranza ma anche di sobrietà perché dobbiamo sempre pensare a chi soffre e a chi sta in difficoltà, ma ci meritiamo un po' di ottimismo dopo tanti anni di difficoltà. Oggi è anche una giornata di fede: questa Immacolata è importante e tradizionalmente fa partire i festeggiamenti natalizi in città».

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