Napoli, «festini gay coi preti a pagamento»: l'accusatore conferma in Procura

Martedì 28 Marzo 2017 di Maria Chiara Aulisio

In Procura il grande accusatore del parroco di Pizzofalcone. Il giovane Paolo che in una intervista al Mattino raccontò nei dettagli la storia dei suoi incontri a luci rosse con il sacerdote di Monte di Dio, è stato ascoltato dai militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal tenente colonnello Luigi Del Vecchio. Un interrogatorio su dettagli e circostanze nell'ambito dell'inchiesta sui festini gay affidata al sostituto procuratore Clelia Mancuso del pool specializzato in reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio. Un lungo confronto, quello con gli uomini del colonnello Del Vecchio che - come racconta lo stesso Paolo - hanno voluto sapere quando, dove e, soprattutto chi, avrebbe partecipato agli incontri che lo vedevano protagonista insieme con il sacerdote di Santa Maria degli Angeli: «Ai finanzieri - dice Paolo - ho raccontato e confermato tutto: sì, è vero, ho più volte avuto incontri sessuali con i preti».

L'indagine dunque si allarga e punta anche su altri prelati che avrebbero partecipato a quelle «feste». Da un lato i sacerdoti, dall'altro giovani disponibili a offrire prestazioni sessuali in cambio di un po' di danaro. L'obiettivo degli investigatori è quello di raccogliere testimonianze, indizi, elementi utili a capire se dietro quei festini a luci rosse, tra chat rubate da facebook, nomi, cognomi, numeri di telefono e dossier anonimi, possano nascondersi ben altri scenari, fatti penalmente rivelanti, eventuali storie di prostituzione o pedofilia. Bisognerà attendere ancora per dare il tempo agli inquirenti di mettere insieme una serie di nuovi tasselli che via via si vanno componendo.

L'interrogatorio del ragazzo negli uffici del Centro direzionale fa seguito ai recenti blitz della Guardia di finanza prima in Curia, a largo Donnaregina, poi a Pozzuoli, nell'ufficio diocesano del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella. Qui i militari avevano raccolto informazioni anche sulla posizione di altri sacerdoti, un paio in particolare, protagonisti di un secondo dossier consegnato in procura dall'associazione «Meter», la onlus fondata da don Fortunato di Noto a difesa dei diritti dell'infanzia e contro la pedofilia. In quel fascicolo si faceva anche il nome di un prete della diocesi di monsignor Pascarella a cui sarebbe stata affidata la responsabilità di una parrocchia napoletana.

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