Fiaccole e parco giochi per Giuseppe, il bambino ucciso dal patrigno un anno fa nel Napoletano

Lunedì 27 Gennaio 2020 di Marco Di Caterno

«La tragica fine del piccolo Giuseppe è il segno che troppo spesso l'umanità brancola nel buio. Un popolo che cammina nelle tenebre, e non vede la luce di Dio. A distanza di un anno da quella tragedia che ha segnato la nostra comunità sarebbe facile dare giudizi di condanna. Ma questa sera dobbiamo aprire gli occhi alla Luce di Dio, e prestare il nostro cuore e il nostro agire al prossimo, per evitare che quello che è accaduto possa di nuovo accadere». È il senso dell'omelia del vescovo di Aversa Angelo Spinillo, che ieri pomeriggio a Cardito nella parrocchia del Sacro Cuore Eucaristico ha celebrato una messa solenne in suffragio per Giuseppe Dorice, il bimbo di sei anni ucciso il 27 gennaio dello scorso anno, dopo un violento pestaggio del patrigno Tony Essobtì Badre, reo confesso, sotto lo sguardo indifferente della mamma, Valentina Casa. Un migliaio le persone, tra le quali molti bambini, hanno assistito con grande partecipazione alla funzione religiosa, cui è seguita una fiaccolata silenziosa che si è fermata nei pressi dell'abitazione della vittima, in Via Marconi, per poi giungere in Via Molino, dove il sindaco di Cardito ha inaugurato un parco giochi intitolato a Giuseppe Dorice.
 

 

«È passato un anno, ma nella nostra comunità quella atroce ferita è dolorosamente ancora aperta ha detto con tono intriso di vera commozione il sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo e che qui nessuno dimenticherà più. Non abbiamo dimenticato le sorelline di Giuseppe, Noemi ed Erminia, la cui sorte ci sta a cuore. Abbiamo voluto fortemente questa commemorazione per non dimenticare, e l'area giochi intitolata a questo povero bambino servirà a questo».

Qui, in una sera segnata da un'umida bruma che ha ovattato la luce dei lampioni, un po' tutti speravano nella partecipazione sia dei fratelli di Tony, che sono stati sempre duri nei confronti dell'uomo, sia le due maestre e la preside della scuola di Crispano frequentata da Giuseppe e Noemi. «Sarebbe stato non solo un gesto di buona volontà ha commentato una parrocchiana molto attiva verso la Luce indicata da monsignor Spinillo nella sua omelia, ma anche un segnale di pentimento che la nostra comunità avrebbe apprezzato, riaccogliendo al suo interno chi, come le maestre e la preside, hanno preferito voltare la testa da un'altra parte».
 

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