«Fiere a Napoli, falsa partenza: troppe limitazioni, flop di visite e incassi»

Mercoledì 7 Ottobre 2020 di Gennaro Di Biase

Sono tutt'altro che alle spalle i tempi duri per il settore fieristico, anzi. Si è da poco conclusa Vebo, la prima fiera campana post lockdown, la seconda in Italia dallo scoppio della pandemia a oggi (preceduta dalla ripresa della nautica a Genova), ma il bilancio non è rosa. A sfogarsi è lo stesso Luciano Paulillo, amministratore delegato di Vebo e presidente dell'Associazione italiana regalo e bomboniere: «Appena si è chiuso l'evento alla Mostra d'Oltremare dal 2 al 5 ottobre è stata una liberazione. Le ultime ordinanze di De Luca ci hanno fatto perdere almeno il 50% dei visitatori». Anche da Assofiere trapela rammarico: «Evento reso impossibile dalle restrizioni: i clienti non potevano girare tra gli stand, è stata tradita l'idea stessa di una fiera». Covid ed eventi affollati non vanno d'accordo, ma il caso di Vebo presenta delle specificità e delle tempistiche significative. Il contagio in Campania era già in crescita da settimane, ma l'ordinanza sulle mascherine all'aperto è arrivata a poche ore dall'inaugurazione quando la maggior parte degli stand era già allestita nei padiglioni di Fuorigrotta.
 

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In questo contesto, giovedì primo ottobre alle 19.30, nella casella postale della presidenza di Mostra arriva una email dall'ufficio del Vice Capo di Gabinetto della Regione con oggetto «Fiera Vebo 2020». «Si comunica che l'evento indicato potrà ritenersi consentito, sulla base dell'ordinanza n. 75 del 29.09.2020, unicamente ove l'iniziativa escluda la mobilità tra stand e preveda uno svolgimento in forma statica». Essendo tutto pronto anche se con 2 padiglioni programmati invece dei 7 abituali e con 45 espositori contro i 250 degli anni scorsi organizzatori ed espositori decidono comunque di partire con la fiera. «Le restrizioni imposte dalla Regione hanno reso impossibile la fiera - commenta però Lino Ferrara, presidente di Assofiere - L'idea stessa di una fiera, cioè la possibilità per i clienti di spostarsi tra gli stand, è stata negata dall'obbligo della staticità dei visitatori, che sono stati ammessi solo su prenotazione e solo presso uno stand per volta. Mentre c'è stato un passo indietro della Regione sul tetto di 20 persone per ogni evento, la filiera fieristica resta in ginocchio e a Vebo sono arrivate pochissime persone: 1000 in 3 giorni, contro le 20mila della passata edizione. A questo punto, sarebbe stato meglio vietare la fiera, magari dotando gli organizzatori di risarcimenti adeguati». «Volevamo dare un segnale di ripresa al settore - aggiunge Paulillo - ma la missione è stata impossibile. Le restrizioni aggiunte ci hanno fatto perdere almeno la metà dei visitatori. Sapevamo sarebbe stata una special edition ridotta, ma così c'è stato un danno economico. Abbiamo perso più di 50mila euro, che pagherò di tasca mia. Hanno perso anche gli espositori che sono venuti. Le condizioni della fiera sono state assurde: la gente non ha potuto girare tra gli stand, una situazione ridicola per una fiera. Perché da Ikea non si vende su appuntamento come imposto a noi? È la disparità di trattamento che ci fa male».

E poi aggiunge: «Solo la cabina sterilizzatrice ci è costata 600 euro al giorno per 4 giorni, senza contare il personale Covid in aggiunta. A conti fatti non ne è assolutamente valsa la pena. Mostra, che va comunque pagata, ci ha fornito uno sconto del 30% che ho girato direttamente agli espositori. Con meno restrizioni la fiera avrebbe potuto svolgersi in sicurezza, e non ci sarebbero state tutte queste perdite. Di sicuro avevamo allestito più misure anti-Covid di un centro commerciale».

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