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Filomena Galeone, chi era la mamma uccisa dal figlio 17enne a Napoli: dolore, rabbia e ricordi nel distretto Asl

Venerdì 17 Giugno 2022 di Melina Chiapparino
Filomena Galeone, chi era la mamma uccisa dal figlio 17enne a Napoli: dolore, rabbia e ricordi nel distretto Asl

«Mena era innamoratissima del figlio che metteva sempre al primo posto». È con questo diminutivo che i colleghi del distretto 33 dell'Asl Napoli 1, chiamavano Filomena Galeone, la 61enne pugnalata a morte, mercoledì sera, tra le mura del suo appartamento. Nella vita della donna «riservata ma sempre pronta a risolvere i problemi altrui», l'adozione del figlio, entrato in casa a 5 anni, aveva segnato il coronamento dell'amore condiviso con il marito, anche lui medico. «I primi di giugno, il figlio ha compiuto 17 anni e Mena non faceva che parlare con entusiasmo dei festeggiamenti e di come li avrebbe organizzati» racconta Pina Barone, l'infermiera che ha affiancato la dottoressa dall'inizio della sua carriera. «Era felice e aveva già pensato ad una festa ancora più in grande, in occasione della maggiore età del ragazzo, l'anno prossimo» continua l'infermiera che ricorda «il grande legame d'affetto tra madre e figlio impresso nell'incisione di una M sul braccialetto e l'anello regalati da Mena».

L'amore per il figlio, traspariva in ogni tassello dell'organizzazione della vita quotidiana di Mena, nonostante la sua riservatezza e la grande dedizione al lavoro. «Era una grande professionista, sempre sorridente e, ultimamente, si era sollevata dalla preoccupazione per un piccolo intervento a cui doveva essere sottoposto il figlio, poi andato bene» raccontano Scipione Carbone e Francesco Russo, medici e colleghi della donna. Filomena, aveva preso servizio nel dipartimento sanitario di piazza Nazionale, diciannove anni fa come neurologa ma la sua intelligenza, il talento e soprattutto la capacità di entrare in empatia con gli altri, l'avevano portata a dirigere l'Unità Operativa Semplice per le Fasce deboli e Cure domiciliari, oltre ad essere referente socio sanitaria per i minori interessati da provvedimenti giudiziari. In poche parole, Mena si occupava dei più fragili con impegno e passione, mettendo in campo tutta la sua esperienza di neurologa e psichiatra. Non solo. «Mena aveva la capacità di ascoltare e farsi ascoltare da chiunque con modi eleganti e discreti, entrava in sintonia con le persone ed era capace di calmare anche i pazienti più agitati» racconta ancora Pina Barone che, insieme ai colleghi, ricorda una donna bellissima con una folta chioma rossa che la faceva sembrare una sirena».

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«Era angosciata per il caso di un ragazzo che seguiamo da tempo, molto aggressivo e per il quale Mena si preoccupava di trovare soluzioni riabilitative, perché lei ci metteva il cuore con i suoi pazienti» spiega Giuseppe Guadagno, direttore sanitario del Distretto 33 che, insieme a tutti gli altri colleghi, concorda sul non aver riscontrato «nessun segnale di preoccupazione o angoscia nel suo rapporto col figlio». La vita personale della dottoressa, dunque, non sembrava intaccata da ombre, semmai i turbamenti di Mena riguardavano il suo lavoro, o meglio, la necessità di aiutare i suoi pazienti «perché era austera ma buona d'animo» sottolinea il collega Luigi Ferrara. «Non si risparmiava e la scorsa settimana avevamo fatto una riunione fiume in cerca di soluzioni» ricorda Maurizio Cardone, responsabile del Sert che insieme a Pina Barone racconta di quando, poco tempo fa, Mena «dopo essere caduta in strada si era recata al Distretto con la caviglia completamente gonfia, al punto che l'avevano dovuta medicare i colleghi ma non aveva rinunciato a seguire i suoi pazienti, ritrovandosi a non riuscire più a camminare».

 

Il ricordo di Mena, accompagnato dalle preghiere e dalle lacrime dei suoi colleghi, è stato celebrato con una commemorazione, ieri mattina, al quarto piano dell'edificio in cui la dottoressa lavorava. Accanto al fascio di rose nel posto dove Mena si sedeva durante le riunioni, un biglietto recitava «l'amore ti ha ucciso. Il distretto è sconvolto. Il tuo amore di mamma può perdonare e salvarlo». Le parole a firma del direttore Guadagno, portavoce di tutti i colleghi di Mena, sono state accompagnate da un minuto di silenzio. «Lo shock è stato così forte che vorremmo fermarci tutti - ha detto Guadagno - ma il distretto deve andare avanti anche se abbiamo perso una dottoressa insostituibile». 

Ultimo aggiornamento: 18 Giugno, 08:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA