Napoli, flash mob dei vigili del fuoco,
«No alla chiusura della caserma»

di Melina Chiapparino

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«I Vigili del Fuoco non si toccano». Queste le parole impresse su volantini e striscioni durante il flash mob organizzato stamane dal comparto sindacale Usb dei caschi gialli scesi in strada insieme con i cittadini contro la chiusura della caserma in via Arenaccia.

La struttura, ubicata a pochi passi da piazza Carlo III, è stata interdetta all'uso da qualche giorno per problemi manutentivi e di adeguamento alle norme per la sicurezza dovuta alla vetustà dell'edficio sollevando le proteste dei lavoratori che ritengono vitale lasciare aperta la sede storica del distaccamento orientale dei vigili a Napoli.

«Chiudono le caserme con la scusa della manutenzione per cui sono stati profusi 75milioni di euro in Italia ma dei quali solo una piccola parte è stata utilizzata - spiega Costantino Saporito, dirigente nazionale del sindacato Usb dei Vigili del Fuoco - ci vogliono accorpare nella sede centrale privando il territorio di una caserma che gestisce molte unità ed altrettanti mezzi, senza contare che Napoli ha molte difficoltà dal punto di vista urbanistico ed in questo modo si complica la nostra capacità di assistenza».

Al flash mob hanno partecipato anche cittadini e residenti del quartiere per cui la caserma rappresenta 'un presidio di legalità in un 'area cittadina a rischio criminalità e abbandonata spesso dalle istituzioni' hanno detto alcuni anziani che hanno partecipato alla manifestazione. 

Ivo Poggiani, presidente della Terza Municipalità (Stella, San Carlo all'Arena), denuncia su Facebook. «I paradossi delle nostre istituzioni: la caserma è sotto sfratto. Cinquant'anni di servizio al territorio che finiscono oggi perché il ministro degli Interni Angelino Alfano non paga il fitto da anni alla Città metropolitana. Mentre il buon ministro viene a fare passerelle a Napoli sulla questione sicurezza, si continua a sparare in tutta Napoli. Episodi di criminalità e violenza crescono sia alla Sanità che ai Colli Aminei. E il ministro cosa fa? Chiude uno dei pochi presidi di sicurezza sociale sul territorio».

Poggiani spiega di provare «sempre a mantenere un atteggiamento istituzionale corretto verso enti pubblici governativi, ma sono veramente stanco. Braccia rubate all'agricoltura, e io ho fatto l'agricoltore», conclude.
Mercoledì 23 Novembre 2016, 11:25 - Ultimo aggiornamento: 23-11-2016 12:02
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