Il miglio d'oro della camorra: droga e boom turistico all'ombra di 54 cosche

di Leandro Del Gaudio

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Un po' Olanda, un po' Spagna, un po' Marocco. E un poco Puglia. Si parlano tante lingue da queste parti, qui nella fetta di area metropolitana più popolosa d'Italia (densità abitativa tra le più alte al mondo), tra la periferia orientale di Napoli e la zona nolana e vesuviana, per poi approdare all'area stabiese, fino alle meraviglie paesaggistiche della penisola sorrentina. Un mondo a parte, per gli inquirenti anticamorra - siamo nell'area meridionale e orientale di Napoli - che hanno censito in questi mesi la coesistenza di ben 54 famiglie criminali (che si uniscono alle ottanta famiglie del centro napoletano e alla trentina di cosche dell'area nord occidentale, per un totale di 160 clan censiti dalla Dia). Tutte insieme, gomito a gomito, in una coesistenza dettata dagli affari, all'ombra di dynasty di antico lignaggio e di nuove leve date come emergenti. Un miracolo di diplomazia mafiosa? Niente affatto, a leggere la ricostruzione degli analisti della Dia (sotto la guida del capocentro Lucio Vasaturo), nella relazione semestrale datata 2018.

Vocazioni, business, attitudini diverse, che trovano punti di contatto: la droga, le imprese, il food e il turismo sono i talenti di vecchi e nuovi clan dell'area a sud di Napoli.
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Lunedì 15 Aprile 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 15-04-2019 11:03
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