Degrado a Napoli, maltrattata e a secco la fontana preferita dai Borbone a Mergellina

Sabato 29 Agosto 2020 di Antonio Folle

C'è stato un tempo, ormai lontano, in cui l'altera fontana del Leone di Mergellina guardava direttamente il mare. Era l'epoca dei pescatori di Santa Lucia e dei sovrani della casa di Borbone. La colmata che avrebbe distrutto per sempre l'antica spiaggia - e scatena polemiche anche ai giorni nostri - non esisteva ancora e i Savoia erano solo i monarchi di un regno finito nelle mire espansionistiche di un certo Napoleone. Agli inizi del XVIII secolo Ferdinando I, che aveva una particolare predilezione per i "luciani" di Santa Lucia e amava trattersi insieme a loro in burrascose battute di pesca, commissionò la costruzione di una fontana nel luogo dove sgorgava una sorgente di acqua pura e freschissima - conosciuta in zona come sorgente del Mergoglino - a uso e consumo del suo vicino casino da pesca e, naturalmente, dei pescatori della zona. 

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Con la caduta del regno dei Borbone e l'unità italiana il lungomare di Mergellina ha perso centralità e la fontana del Leone ha seguito il suo triste destino. Un destino fatto di un lento abbandono che ha portato quasi alla scomparsa della memoria storica di un monumento che meriterebbe di essere ben altrimenti valorizzato. Oggi la fontana, come tante fontane storiche di Napoli, giace a secco a causa degli annosi contenziosi tra il Comune di Napoli e Abc, la partecipata di palazzo San Giacomo incaricata della gestione del ciclo delle acque. Di tanto in tanto si rendono necessari interventi di pulizia all'interno dell'emiciclo della fontana a causa della pessima abitudine di gettarvi rifiuti all'interno. I bellissimi marmi bianchi sono in gran parte orribilmente sfregiati e sulla superficie "corrono" orribili venature colorate, a testimonianza dell' "opera" di writers più o meno improvvisati. 
 


La speculazione edilizia post-unitaria ha portato alla nascita di enormi palazzi che hanno oscurato per sempre la vista del mare alla fontana preferita dai Borbone. Dal 1860 ad oggi, infatti, la linea di costa è arretrata di diverse decine di metri, una lenta agonia che ha strappato a Napoli ed ai napoletani una delle sue più importanti ricchezze: il mare. Se è vero che, negli ultimi decenni, ci sono stati timidi tentativi di ridare centralità al lungomare di Napoli, è altrettanto vero che la presenza della scogliera è ben lungi dal favorire il pieno sfruttamento - anche ai fini turistici - di un lungomare unico al mondo per la bellezza dei suoi panorami. 

La fontana voluta da Ferdinando I è ancora oggi vittima di un curioso falso storico. Sul basamento della statua del leone, infatti, è inciso il nome di Giuseppe Pirolli, identificato da molti testi come l'autore della statua. Recenti ricerche archivistiche condotte da associazioni culturali partenopee hanno dimostrato non solo che Pirolli non è l'autore della statua del leone, ma che non era nemmeno uno scultore. Il Pirolli, infatti, era un "semplice" cavatore di marmo, incaricato di sgrossare i blocchi sui quali sarebbero poi intervenuti gli scultori veri. Nel 1860, approfittando della confusione dovuta al traumatico cambio di regime, Giuseppe Pirolli si è letteralmente "appropriato" di un lavoro non suo ed oggi figura - a torto - come autore di una delle più fontane più belle e ricche di storia di Napoli. 

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