Forcella, Luigi Giuliano 007: indaga sul delitto del figlio Giovanni

Lunedì 22 Aprile 2019 di Leandro Del Gaudio
Ha indossato l’abito del detective, forte della conoscenza approfondita di certe logiche criminali, ma anche di tanti retroscena legati alla storia malavitosa della sua Forcella. Lui - parliamo di Luigi Giuliano, l’ex «re» della camorra napoletana - non ci sta ad assistere all’archiviazione delle indagini sull’omicidio del figlio Giovanni. E ha indicato un possibile solco investigativo, a partire da una premessa: Maurizio Ferraiuolo «che è il pentito principale di questa storia), mente, si contraddice, nasconde volutamente alcuni particolari, per allontanare ogni sospetto da sé, da quello che fu il suo ruolo. E lo fa con un disegno preciso, a partire da un dato di fatto: «Anni fa, gli ho ammazzato il padre, potrebbe avere motivi di astio nei miei confronti, un rancore che lo ha portato a raccontare mezze verità sul delitto di mio figlio». Parola di Luigi Giuliano.

ASSALTO AL CIRCOLETTO
Ma andiamo con ordine, a partire dal delitto che anima la verve investigativa di Luigi Giuliano: siamo a dicembre del 2006, in via Sant’Arcangelo a Baiano, quando Giovanni Giuliano viene massacrato all’interno di un circolo ricreativo. Scena pulp, sangue ovunque, finanche sul poster di Maradona che troneggiava all’interno del club privato. Aveva 32 anni la vittima, quattro anni prima aveva accettato per un breve periodo il programma di protezione come figlio di Luigi Giuliano e di Carmela Marzano (entrambi collaboratori di giustizia), salvo fare rientro a Forcella. Una vendetta trasversale a freddo - si scrisse 13 anni fa - come risposta a chissà quale delitto ordinato dalla famiglia Giuliano negli anni del suo «regno» a Forcella. 

 

IL CASO RULLO
Una ricostruzione non tanto lontana da quella offerta in questi mesi da Luigi Giuliano, secondo quanto si legge nell’istanza spedita in Procura contro l’archiviazione del caso. E torniamo ai giorni nostri. Siamo ad ottobre del 2018, quando la Procura chiede l’archiviazione di Nicola Rullo, indicato dal pentito Maurizio Ferraiuolo come killer di Giovanni Giuliano. Un intero pool di pm non ha creduto alla versione fornita da Ferriuolo e lo stesso Luigi Giuliano si dice convinto che il pentito menta o non dica tutta la verità. E così, assistito dall’avvocato Maria Assunta Biondi, Giuliano chiede due cose: un confronto con Maurizio Ferraiuolo, un faccia a faccia all’americana; nuove indagini sulle presunte contraddizioni dello stesso Ferraiuolo. Uno scontro tra pentiti, dal momento che - come è noto - Luigi Giuliano collabora con la giustizia dal settembre del 2002, con una scelta che diede inizio alla frantumazione del sistema criminale radicato all’ombra delle mura greche di Forcella. 

E torniamo alle indagini sul delitto di Giovanni Giuliano. Pochi anni fa, vennero rese pubbliche le dichiarazioni rese da Maurizio Ferraiuolo contro Nicola Rullo: veniva descritto il modo in cui il reggente dei clan di Secondigliano nella zona delle case nuove si era mimetizzato tra i vicoli; arrampicato su alcuni palazzi, fino ad introdursi nel circoletto passando dalle retrovie, sbucando arma in pugno tra biliardi e videogames per chiudere i conti con il figlio di Luigi Giuliano e di Carmela Marzano. Un verbale totalmente privo di riscontri, per altro zeppo di contraddizioni, che ha poi spinto la Procura a chiedere l’archiviazione dello stesso Rullo.

I NODI
Conclusioni condivise da Luigi Giuliano, che aggiunge alcuni tasselli, alla luce della conoscenza di un’informativa del pg del 2014 resa pubblica nel corso di un altro processo. Scrive l’avvocato di Luigi Giuliano: «Sulla base della propria esperienza e della specifica conoscenza di contesti e persone, ritiene che non appaia credibile quanto affermato da Maurizio Ferraiuolo su dinamica e responsabilità dell’omicidio». In sintesi, Ferraiuolo sostiene di aver appreso notizie sul delitto di Giuliano jr dallo stesso Rullo, dopo aver detto no alla partecipazione al delitto. Circostanza oggettivamente poco convincente. Poi ci sono alcuni aspetti ritenuti significativi da Luigino Giuliano, come la testimonianza di un minore che riferiva di aver saputo che il killer di Giovanni Giuliano era claudicante, «camminava zoppicando». Spiega oggi il padre della vittima, nella sua istanza in Procura: a me risulta che Maurizio Ferraiuolo avesse un’andatura zoppicante, in quanto ferito anni fa da mio fratello Salvatore Giuliano». E non è tutto: di recente - spiega il boss pentito - arma e scooter usati per uccidere Giovanni Giuliano sono stati trovati in un luogo in cui lo stesso Ferraiuolo ha ammesso di nascondere cose legate al suo passato criminale.

L’ODIO
Poi c’è la questione dell’astio, del rancore personale, che appartiene a quella trama di odio che ha avvolto Forcella negli anni dei fratelli Giuliano. È il punto in cui Giuliano ammette che l’omicidio del padre di Maurizio Ferraiuolo è stato organizzato e messo a segno dalla ex cupola dei Giuliano, quanto basta a spingere quel pentito a sottoscrivere dichiarazioni reticenti o contraddittorie in merito alla morte di Giovanni Giuliano.
Nasce da qui la richiesta di un confronto all’americana con Ferraiuolo, prima di dare corso a un’altra possibilità di approfondimento. Quale? «Siccome è impossibile che l’assassinio di mio figlio sia avvenuto senza il via libera dei clan allora egemoni, bisogna interrogare sul punto alcuni boss pentiti, tutti riconducibili al clan Lo Russo». Tredici anni dopo l’assalto al circoletto di via Sant’Arcangelo a Baiano, è l’ex boss di Forcella a indicare la strada e a chiedere un confronto con un altro protagonista (minore) dalla saga nera della malanapoli.Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 07:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA