Forcella, monastero sfregiato
​dagli abusi, silenzio dal Comune

Lunedì 16 Luglio 2018 di Davide Cerbone

L'oltraggio è un mostro che si nutre di arroganza e impunità. E produce una bruttezza che nel tempo, indisturbata, si stratifica e si aggiunge all'abbandono. Colpi inferti alla bellezza sfiorita di un convento del 1300.
Decumano inferiore, una vena che apre in due il cuore di Napoli. Nell'ombroso labirinto traboccante di tesori che si dipana tra la Ferrovia e il Duomo, a Sant'Arcangelo a Baiano, dove comincia Forcella, si staglia il monastero edificato nel 1310 ad opera dei monaci basiliani della regola di San Michele Arcangelo. Il complesso religioso, costruito sotto il regno di Roberto d'Angiò, è diventato nel corso dei secoli prima sinagoga ebraica e poi monastero delle suore benedettine.
 

 

Quell'antico complesso, che successivamente fu venduto ad un privato e costituisce un edificio di interesse storico-artistico, oggi è sfregiato dall'incuria e dal degrado. Una sorte infausta che deve aver incoraggiato i continui abusi edilizi, che non hanno risparmiano neanche l'adiacente chiesa di Sant'Arcangelo a Baiano, sulla cui facciata sono comparsi addirittura un balcone e una finestra. A raccontare una consuetudine di arroganza in cui la legge viene puntualmente calpestata e mai difesa affermata è l'avvocato Luisa Rotondo, da cinque anni amministratore di nomina giudiziaria dell'edificio. «Quando sono arrivata, già erano stati compiuti degli abusi. Hanno continuato tranquillamente, costruendo balconi e tettoie». Una sequela di illegalità che il Comune ha deciso di ignorare: in questi anni, infatti, denunce e segnalazioni sono sempre cadute nel vuoto. «L'ultimo lo hanno fatto il 5 luglio scorso, quando il proprietario del primo piano, oltre a costruire un balcone, ha montato una tettoia con lamine fissata con schiuma al poliuretano, creando all'interno del terrazzo, anch'esso abusivo, una struttura che costituisce volume stabile e appesantisce il terrazzo stesso, già pericolante. E c'è un piano completamente abusivo, anche quello a rischio crollo», riferisce Rotondo. Tutto nell'indifferenza dell'amministrazione. «Oltre a notificare la notizia di reati agli uffici dell'antiabusivismo del Comune di Napoli, ho più volte interpellato i responsabili del settore», racconta l'avvocato. Che però si è vista indirizzare verso un altro labirinto: quello della burocrazia.

 

L'INERZIA DEL COMUNE
«Mi hanno detto che dovevano mandare la mia segnalazione a Palazzo San Giacomo, che doveva poi mandarla alla competente sezione San Francesco, che al momento non ha personale. Intanto, in quel palazzo di interesse storico-artistico gli abusi edilizi si sono consumati. E non si torna indietro. Perché in teoria - dice l'amministratore -, l'antiabusivismo dovrebbe intervenire ripristinando lo stato dei luoghi in danno del responsabile. Ma la realtà è che il Comune di Napoli non ha i soldi per pagare i lavori di ripristino, per cui quegli orrori sono destinati a restare così», spiega l'amministratore con un'indignazione che non ha ceduto il passo alla rassegnazione. «L'unico modo per evitare che questo accada è intervenire in costanza di reato. Quando ho denunciato, i vigili, che sono spesso qui vicino, a corso Umberto, dovevano intervenire tempestivamente. Questo non è mai avvenuto». Un'inerzia figlia della negligenza, certo. Ma forse a proteggere la prepotenza è la stessa prepotenza. «Sì, credo che i vigili abbiano paura di entrare a Forcella per far rispettare la legge - risponde Rotondo -. In passato si sono rifiutati di intervenire anche quando un'auto ostruiva il passaggio. D'altro canto, se sono stata nominata è proprio perché il precedente amministratore non è riuscito a gestire una situazione complicata».
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Ultimo aggiornamento: 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA