Frana a Capri, tragedia sfiorata: «Ho rischiato di morire come mia nonna nel ‘74»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Anna Maria Boniello
Frana a Capri, tragedia sfiorata: «Ho rischiato di morire come mia nonna nel ‘74»

Erano tre gli occupanti della Panda rossa 4x4, che per una questione di centimetri, o se si vuole di pochi secondi, si sarebbe potuta trasformare in una bara. Madre e due figli, a bordo di quell’utilitaria nuova di zecca, stavano salendo verso Anacapri quando hanno visto schiantarsi sull’asfalto il grosso macigno precipitato dal costone roccioso che sovrasta la via provinciale che collega i due comuni isolani. Maria Giovanna Salvia, 49enne caprese, non riesce quasi a parlare e vuole allontanare da sé quei momenti terribili, nei quali non è riuscita nemmeno a capire cosa fosse accaduto. Sa solo che era scesa al porto con il figlio di 16 anni per prendere l’altra sua figlia, 21enne, di rientro da Napoli dove frequenta l’università Federico II, e che insieme stavano tornare nella loro casa di Mesola, un punto bellissimo di Anacapri dove lo sguardo si perde nel blu infinito del mare.

Ma Maria Giovanna ha una storia incredibile da raccontare. «La nostra vita poteva finire oggi – attacca - e adesso non ruesco a non pensare a quello che accadde a mia nonna, che morì a causa di una frana quando crollò l’inceneritore del Comune di Capri, due curve più sotto rispetto al punto in cui è caduto il masso stamattina. Una quantità di detriti, roccia e spazzatura si abbatté sulla nostra casetta e mia nonna perse la vita. Era il 21 febbraio del 1974, dopo mezzo secolo posso dire che non è cambiato niente».

Sarà stata la pioggia che ha imperversato per molti giorni, o il vento a raffiche che ha spazzato l’isola, certo è che si è sfiorata la tragedia a Capri nella tarda mattinata quando sulla carrozzabile che collega Capri ad Anacapri è precipitato il grosso masso, di una circonferenza superiore ai due metri, che schiantandosi al suolo ha trascinato dietro di sé numerosi e pericolosi pezzi di roccia calcarea.

È stato un cedimento, il più grave e pericoloso ma solo l’ennesimo, in quest’isola fragile dove smottamenti piccoli e grandi sono un calvario continuo. Fortunatamente non c’è stata nessuna vittima: oltre alla Panda rossa, pochi minuti prima del crollo era passato lungo quel tratto di strada il pullmino del servizio pubblico dell’ATC con a bordo una ventina di persone, tra cui molti studenti che frequentano l’istituto superiore Axel Munthe di Anacapri che scendevano a Capri. Una lunga coda di macchine si è subito formata, ma in tanti hanno cercato subito di allontanarsi: l’asfalto ricoperto di detriti e di terreno molliccio rendeva palese che fosse in atto una frana. In pochissimi minuti sono arrivati sul posto i carabinieri di Anacapri che hanno ristabilito l’ordine insieme al vicesindaco Franco Cerrotta, alcuni componenti della giunta e la Polizia municipale. Ma dal punto di vista amministrativo, la frana aveva «scelto» il territorio del Comune di Capri: il masso è caduto in località «la Madonnina», e qui sono accorsi i Vigili del Fuoco e gli automezzi della Squadra D di servizio a Capri coordinata dal caposquadra Pasquale Salzano. A dare manforte anche i carabinieri della stazione di Capri e gli agenti della Polizia di Stato. 

 

Frammenti rocciosi provenienti dal punto dove si è staccato il masso hanno continuato a scendere per molto tempo lungo la parete rocciosa, coperta dalla rete metallica posta a protezione di quel tratto di strada, rete che però non è riuscita a trattenere quell’enorme masso. I passeggeri che erano rimasti fermi nei pullmini che man mano arrivavano al blocco hanno utilizzato per scendere in paese la scala fenicia, l’antica strada che per secoli è stato l’unico collegamento tra Capri e Anacapri: ben 921 scalini scavati nella roccia per un percorso lungo 1,7 km. «Mi sono reso subito conto della situazione - dice Costanzo Giamminelli, tecnico informatico che si trovava a bordo del bus partito da Anacapri alle 13.15 - e mi sono subito reso conto che saremo rimasti bloccati ad Anacapri: così non ho esitato a imboccare l’antico percorso così come per tanti secoli hanno fatto i miei avi. Dopo tutti i lavori di consolidamento fatti negli anni e considerata l’enorme rete d’acciaio messa a protezione del costone, non avrei mai immaginato che si potesse staccare dalla parete una roccia così grande».

Mentre gli operai dell’impresa chiamata per rimuovere l’enorme macigno si sono messi al lavoro, in Comune tecnici e amministratori si consultavano sul da farsi. Il sindaco di Capri Marino Lembo ha predisposto insieme al collega di Anacapri Alessandro Scoppa un’ordinanza di chiusura della provinciale, in attesa di un intervento di messa in sicurezza che sarà avviato oggi, quando entrerà in azione una ditta specializzata in materia di aree soggette a smottamenti e frane e attrezzata in particolare per lavorare su parete: andrà verificato lo stato della rete e valutata l’eventuale bonifica della zona dove si è verificato il distacco.

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«Salivo da Marina Grande ed ero felice che mia figlia fosse con noi per festeggiare insieme l’onomastico di mio marito», dice Maria Giovanna Salvia: «Avremmo passato insieme il fine settimana, non avrei mai pensato che ci saremmo trovati a sfiorare una tragedia. Io non ho capito cosa è successo, ho sentito solo un forte boato e non sono certa di aver frenato, la macchina si è fermata da sola. Solo quando ho aperto la portiera mi sono accorta dell’enorme roccia. Dei frammenti hanno rotto il parabrezza e ammaccato la carrozzeria. Solo pochi metri e saremmo finiti schiacciati: ho sentito subito quel magone che mi prende sempre quando circolo in auto sulla provinciale e su altre strade dell’isola, anche quelle pedonali. Dopo quello che è successo mi auguro che si metta veramente mano alla sicurezza, riflettendo su come sta cambiando la natura e quali pericoli può nascondere l’incuria».

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA