Francesco, dalle rapine alla fede: «Recupero scugnizzi col pallone»

Mercoledì 11 Luglio 2018 di Melina Chiapparino
«Ci chiamano vandali e teppisti ma siamo solo dei ragazzini che non hanno un posto dove stare». Mentre pronunciano queste parole si sfidano a colpi di palleggio e sorridono con gli occhi colmi della spensieratezza che appartiene solo ai bambini. Il più grande tra loro non ha ancora 12 anni, molti provengono da famiglie svantaggiate, genitori detenuti e la maggior parte abita nei Quartieri Spagnoli. Come tutti i pomeriggi, anche ieri, i gruppetti di minori che finiscono sui giornali per le pallonate contro muri e vetrate della Galleria Umberto I, si sono riuniti per trasformarla in un campetto da calcio. Se è vero che rischiano di mandare in frantumi finestre e calcinacci è anche vero che questi bambini non hanno altri posti se non la strada. «I ragazzini della zona di Santa Chiara giocano davanti al monastero, in piazza Bovio e al porto anche se è troppo assolato - racconta Genny di 11 anni - quelli dei Quartieri invece si riuniscono in Galleria, in piazza Plebiscito o in piazza Municipio intorno alla fontana che è un posto ideale per provare i rigori».

Eppure proprio piazze e cortili diventano il fattore di rischio maggiore per il reclutamento della manovalanza criminale. «Ho iniziato a giocare a pallone per strada e da lì è iniziata la mia carriera di delinquente» racconta Francesco Zanga, 29enne napoletano che dopo una vita di errori e galera, si è rimesso in gioco per evitare che altri scugnizzi come lui possano finire nelle maglie del malaffare.
 

Tutti i ragazzini della Galleria lo chiamano «Mister e puntano su di lui per salvarsi dalla strada. «Come tutti questi bambini ho sempre amato il calcio e in strada ho fatto quegli incontri che hanno pregiudicato il mio futuro» spiega Francesco che era arrivato persino a giocare a livelli agonistici ma che già a 13 anni, si era cimentato nel mettere a segno i primi scippi. «A 14 anni ho cominciato con le prime rapine, a 16 anni le trasferte all’estero con persone più grandi di me per rubare» continua Francesco che oggi si racconta grazie alla sua conversione evangelica. 

Nonostante anni di programmi con gli assistenti sociali e progetti con il carcere di Nisida, Francesco aveva mollato il calcio per delinquere e finire 4 anni in carcere. «Nemmeno la galera mi aveva cambiato – sottolinea - ma grazie alla fede ho rivisto la mia vita e oggi ho un solo obiettivo: salvare tutti gli scugnizzi come me». Il sogno di Francesco è già realtà ma gli serve aiuto: «Sono allenatore in una scuola calcio e sono riuscito a inserire qualcuno dei ragazzi che pur non avendo possibilità economiche è stato accettato per il talento calcistico - spiega Mister Zanga – ma io voglio salvarli tutti. Mi appello a imprenditori, sponsor, istituzioni e chiunque possa e voglia puntare sugli scugnizzi di Napoli per finanziare il loro sogno in collaborazione con le scuole calcio della città» conclude Francesco, oggi padre di due figli per i quali spera un futuro migliore proprio come per i suoi scugnizzi.Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 15:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA