Fridays for Future, la protesta degli studenti napoletani

Venerdì 25 Marzo 2022 di Emiliano Caliendo
Fridays for Future, la protesta degli studenti napoletani

Sono almeno duemila gli studenti che hanno manifestato in occasione dello sciopero globale per il clima indetto dal movimento ambientalista Fridays For Future, Strike 4 Climate. La manifestazione si è svolta attraverso un corteo partito da piazza Garibaldi fino ad arrivare nei pressi di piazza Municipio, in via Verdi, sede del Consiglio Comunale di Napoli. Lì, alcuni studenti hanno apposto uno striscione davanti alla sede della banca Unicredit, criticando l’istituto bancario e l’altra grande banca italiana Intesa San Paolo, «per il finanziamento di guerre, armi e crisi climatica». Altri quattro giovani hanno poi approfittato della mancanza di controlli all'ingresso del palazzo di fronte, dove risiedono gli uffici del Consiglio Comunale, per introdurvisi e mostrare uno striscione dalla balconata dell’edificio. “Stop blah, blah, blah”, si legge. La citazione è dell’attivista climatica svedese Greta Thunberg, che all’ultima conferenza sul clima Cop26 descrisse come «bla bla bla», appunto, i discorsi dei leader mondiali sull’ambiente. Il riferimento era all’ambientalismo di facciata o «greenwashing», come si può leggere dai volantini che i giovanissimi attivisti per il clima hanno affisso con nastro adesivo sull’ex filiale del Credito Italiano e di un noto fast-food in piazza Municipio.

 

I giovani sono accorsi da tutti gli istituti superiori della provincia di Napoli: i licei Fonseca, Umberto, Genovesi, Mercalli, Gentileschi, Mercalli; ma anche gli istituti tecnici come l’Augusto Righi o l’istituto nautico Cristoforo Colombo di Torre del Greco. «Dobbiamo accelerare i tempi per la transizione climatica, non possiamo più aspettare. La scienza parla chiaro: abbiamo tempo fino al 2030 prima del punto di non ritorno. Mancano sette anni e mezzo. È ridicolo continuare a investire in combustibili fossili e guardando l’attuale situazione è altrettanto ridicolo che multinazionali come Eni abbiano smesso di comprare il petrolio russo. La Russia non era un Paese democratico neanche prima del 24 febbraio» afferma Davide Dioguardi, tra gli organizzatori della manifestazione, già attivista dei collettivi Insurgencia e di Mezzocannone Occupato. «Siamo stanchi del greenwashing – aggiunge - e di chi continua ad arricchirsi a danno dei territori e di chi li vive. Ciò accade anche in Campania dove rispetto alla Terra dei Fuochi e al biocidio poco o nulla è stato fatto». L’alternativa sarebbe, dunque, la fine dell’utilizzo dei combustibili fossili e il passaggio alle rinnovabili: «C’è chi continua a pensare che il gas sia una soluzione ecologica e così non è. Dobbiamo investire in rinnovabili e nell’ottimizzazione della sostenibilità delle nostre città. Bisogna introdurre un modello di sviluppo virtuoso che metta al centro della questione non i profitti ma la salute dei territori», conclude Dioguardi.

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Tra le realtà ambientaliste presenti anche il gruppo napoletano di Extinction Rebellion, movimento internazionale nato a Londra nel 2018. Il loro simbolo una bandiera con una clessidra all’interno di un cerchio, come rappresentazione del tempo che sta scadendo per la salvezza del pianeta dal surriscaldamento globale. «Sono in pericolo – avverte Andrea, attivista di Extinction - tutte le specie viventi. Il sistema sociale rischia il collasso con quello eco-climatico. Vogliamo focalizzare l’attenzione dei politici e delle istituzioni sul grande pericolo che ci sovrasta tutti, nessuno escluso. La prima cosa che dovrebbe fare il governo è proclamare lo stato di emergenza climatica: quella è la base per risolvere tutti i problemi nel loro insieme». Nel corso della protesta non sono mancati riferimenti alla guerra in Ucraina: «I governi neoliberisti contro ogni ragionevolezza stanno ignorando la crisi climatica e adesso hanno deciso che anche i combustibili fossili e il carbone sono energia green perché dicono di non avere abbastanza risorse per mettere in atto una vera transizione ecologica. Quelle risorse in realtà le abbiamo ma decidiamo di spenderle per armarci», rimarca Gaia del Collettivo Autonomo Universitario. Presenti anche gli animalisti dell’Animal Save Movement: «Siamo per la dieta vegana. Abbiamo già convinto diversi nostri compagni di classe a seguire quella che è l'unica alimentazione sostenibile», affermano con orgoglio due studentesse.

A sostegno degli studenti anche qualche insegnante come Monica Capo del gruppo Teachers for Future: «Questa è una guerra per le risorse. Si sta parlando di riattivare due delle centrali a carbone più inquinanti d’Italia. Le proposte che stiamo avanzando sono partite dal basso, non da ora, ma da 20 anni. Se il decisore politico decide di fare il gioco delle lobby come Eni, allora non ci sarà mai una vera transizione». Le rivendicazioni del corteo passano dai grandi problemi climatici della Terra alla concretezza di questioni locali riguardanti l’ambiente: «La proprietà della sede dell’Istituto nautico Colombo appartiene all’Asl che vuole riappropriarsi della struttura. Vogliono trasferirci definitivamente ai Molini Marzoli che sono praticamente distrutti e andrebbero bonificati anche per la presenza di amianto» racconta il rappresentante d’istituto Cristian Raimo. Gli studenti, infatti, invocano l’attivazione di un finanziamento di Città Metropolitana per la ristrutturazione degli ex Molini Marzoli. Infine, la piazza ambientalista si è data appuntamento a sabato 2 aprile alle 16,00 per una manifestazione pacifista «contro la guerra di Putin» e «contro l’imperialismo della Nato».

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA