Fritture di pesce in cambio di voti
niente processo per De Luca

Mercoledì 5 Luglio 2017 di Leandro Del Gaudio

 Niente processo al governatore Vincenzo De Luca, per la storia della presunta istigazione al voto di scambio. Niente processo sulla frittura di pesce, per usare una sintesi che riguarda l’ormai famigerato comizio del Ramada, a pochi giorni dal voto del referendum istituzionale. Un caso sul quale la Procura di Napoli ha deciso di non esercitare l’azione penale. In questi giorni, infatti, è stato il pm Stefania Buda, magistrato in forza al pool reati contro la pubblica amministrazione (sotto la guida del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino) a spedire al gip una richiesta di archiviazione della posizione di Vincenzo De Luca.

Non emergono riscontri in grado di sostenere l’accusa a carico del presidente della Regione, al termine di un ragionamento nel corso del quale gli inquirenti fanno comunque leva su alcune circostanze concrete: la prima riguarda la sconfitta del partito del Sì, tanto caldeggiato da parte del governatore nella riunione al cospetto dei sindaci del Pd, nella sala assemblee dell’hotel Ramada; in secondo luogo, gli inquirenti mettono in rilievo anche l’effetto del contraccolpo mediatico avuto dal comizio di De Luca, che potrebbe aver scoraggiato i sindaci a mettere in pratica quella richiesta di De Luca.

Ricordate quel ragionamento sostenuto da De Luca nel corso dell’incontro con i sindaci? Era il 15 novembre scorso, dinanzi a 300 fasce tricolori, il governatore chiese di inondare la propria segreteria di fax con le prospettive di voto in favore del Sì. Fax mai arrivati - ragionano oggi gli inquirenti - anche in relazione al clamore mediatico della vicenda, che potrebbe aver consigliato i singoli amministratori ad adottare una certa cautela. Un comizio intervallato da battute e frasi ad effetto, visto anche il clima informale al Ramada, nel corso del quale De Luca fece cenno all’ormai famoso patto della frittura di pesce.

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Ultimo aggiornamento: 11:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA