Funerale della prima stazione d'Italia, la provocazione: «Hanno ucciso la nostra memoria»

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Antonio Folle

«Qui giace sepolta dalla vergogna italiana la prima ferrovia d'Italia, seconda in Europa. Stazione Bayard Napoli-Portici, 1839-2021». Questo è l'"epitaffio" lasciato stasera da un gruppo di attivisti che ha voluto lanciare una provocazione con lo scopo di sensibilizzare le istituzioni - anche dopo il crollo dell'arco borbonico - sulla necessità di salvaguardare le vestigia del passato che rischiano di crollare sotto il peso degli anni e a causa del pressochè totale disinteresse istituzionale. Un gruppo di attivisti ha allestito un vero e proprio altarino di marmo all'interno del quale è stata posizionata una riproduzione dell'antico scalo ferroviario di epoca borbonica, soppresso ufficialmente nel 1866 e declassato a impianto di servizio dopo l'apertura dell'attuale stazione di piazza Garibaldi.

 

Quando fu inaugurata, nel 1839, la stazione ferroviaria voluta dal re Ferdinando II era uno dei tantissimi primati in ambito tecnico del Regno delle Due Sicilie. Il capolinea della ferrovia Napoli-Portici, per anni ha rappresentato un vanto per il regno borbonico. Un primato decisamente "scomodo" per il regime dei Savoia, deciso a cancellare ogni traccia della grandezza dell'antico regno napoletano. 

Negli anni la stazione Bayard è stata trasformata in un teatro, poi in un cinema. Oggi addossati ai ruderi della stazione ci sono gli uffici della II Municipalità. L'esplosione della nave Caterina Costa nel 1943 e il terribile terremoto del 1980 misero la parola fine alla vita dell'edificio che oggi è poco più che un rudere fatiscente. Pochissimi napoletani oggi sanno che quelle rovine coperte di vegetazione hanno rappresentato uno dei più importanti simboli dell'energia e della potenza di un regno che si affacciava alla modernità con un sorprendente vigore.

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Durante il sit-in - che è durato poche decine di minuti - moltissimi passanti si sono fermati per chiedere informazione agli attivisti che stavano allestendo il "funerale della memoria".

«Questa sera siamo qui - ha spiegato Ciro Borrelli di Nazione Napolitana Indipendente - perchè ci sentiamo offesi da questo paese che non è in grado di prendersi cura della sua storia. In qualsiasi altra parte d'Italia questa stazione sarebbe un museo ferroviario, a Napoli ancora oggi, nel 2021, si continua scientemente l'opera di distruzione della nostra memoria. Basta chiedere ai cittadini che abitano in questa zona - continua l'attivista - ormai nessuno sa che questi resti rappresentano un vanto per la nostra città e non qualcosa di cui vergognarsi. Qualche tempo fa qualcuno ha proposto addirittura di abbattere del tutto la stazione e di crearvi un parcheggio. Se si pensa che a poche decine di metri abbiamo le Torri Aragonesi inglobate in palazzi di dieci piani - conclude Borrelli - possiamo avere un quadro chiaro sulla volontà di spazzare via la nostra identità culturale».

Il sit-in di questa sera nasce direttamente dalla manifestazione che si è tenuta sabato scorso nei pressi dell'arco borbonico crollato dopo la violenta mareggiata dello scorso 2 gennaio. «Anche in questa occasione - ha affermato Gino Giammarino di Confederazione Movimenti Identitari - vogliamo ribadire la necessità di creare al più presto la figura di un Garante per i Beni Culturali da scegliere tra i cittadini attivi e, soprattutto, competenti. Bisogna mobilitarsi prima che le nostre ricchezze storiche e culturali facciano la stessa fine dell'antico arco borbonico»

Mentre il simbolo di uno dei più conosciuti primati borbonici agonizza, la stele che ricorda l'ingresso a Napoli di Garibaldi è stata restaurata nel 2019 grazie al progetto Monumentando. Un restauro che, però, suona come una beffa per quanti da anni si battono per non far morire la memoria di un luogo che, nonostante tutto, ha fatto la storia. 

Ultimo aggiornamento: 22:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA