Furti d'arte a Villa Livia, condannata l'ex custode: «Favorì i ladri»

Giovedì 9 Luglio 2020 di Leandro Del Gaudio

Non è rimasto impunito il saccheggio sistematico di Villa Livia, storica residenza di parco Grifeo. Si è concluso il processo di primo grado a carico della ex custode, ritenuta responsabile di alcuni furti avvenuti sotto la sua gestione: Maria Grazia Mazzarella è stata condannata a tre anni e otto mesi di reclusione, ma anche al pagamento di una multa di mille euro (oltre ad essere interdetta dai pubblici uffici per cinque anni), mentre è stata condannata anche al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile (che verrà liquidato in sede civile). Rito abbreviato, giudice per le udienze preliminari Valentina Gallo, diversa la valutazione nei confronti del secondo imputato: è stato infatti assolto Angelo Sarubbi, marito di Maria Grazia Mazzarella, che ha dimostrato la propria estraneità rispetto alle accuse di aver concorso ai furti. Si chiude in questo modo il primo grado di giudizio nei confronti della ex custode di una residenza storica di proprietà del museo Filangieri, che ha ospitato beni di inestimabile valore, tra quadri, dipinti e porcellane: parliamo di testimonianze legate alla produzione seicentesca, settecentesca e ottocentesca napoletana. Stando al verdetto di primo grado, ci sarebbe stato un ruolo attivo da parte della ex custode, in quello che per gli inquirenti è stato una sorta di saccheggio sistematico dell'antica dimora di parco Grifeo.
 

 

Ma andiamo con ordine a ricostruire una vicenda che ha fatto registrare una svolta due anni fa, grazie alla denuncia da parte di Paolo Iorio, direttore in carica del Museo Filangieri ed ex direttore del museo di San Gennaro. Decisivo il lavoro investigativo del nucleo dei carabinieri beni culturali al comando di Gianpaolo Brasili, sotto il coordinamento di un pool di magistrati (coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli) specializzati nei reati che colpiscono il nostro patrimonio artistico.

Fatto sta che appena ricevuto l'incarico, il neo direttore comprese che qualcosa era sfuggito ai controlli, che non tutti i beni erano al loro posto, che tante testimonianze del prestigio della Villa erano scomparse. Inevitabile una richiesta di accertamenti, nel tentativo di comprendere quale fosse lo stato e la situazione della storica dimora, per altro resa celebre al grande pubblico dalla serie tv «I Bastardi di Pizzofalcone», anche se in stato di abbandono da troppo tempo. Ed è stato un lavoro di indagine a ritroso, anche grazie al contributo di quanti avevano interesse a recuperare i beni venduti. Sulle prime, c'è stata una ricognizione, con tanto di inventario delle opere di Villa Livia, effettuata insieme al professor Luca Manzo, al termine della quale sono arrivate le inevitabili conferme. Stando al monitoraggio, almeno un anno prima dell'insediamento del nuovo direttore - intorno al 2017 - erano scomparsi ben 78 capolavori e, tra questi, mancavano all'appello 22 dipinti di scuola napoletana del Settecento e dell'Ottocento, 15 sculture in bronzo, marmi, maioliche e argenti. Furti che si sommavano ad altri 33 ammanchi perpetrati prima del 2017, ma che non erano stai mai denunciati.
 


Un saccheggio, un prosciugamento sistematico, che è stato ricostruito nel corso dei mesi, grazie alle schede tecniche delle opere formalmente presenti nella dimora patrizia, ma anche sulla scorta dell'analisi delle foto delle opere immagazzinate. Un lavoro sotto traccia, all'insegna del recupero della memoria saccheggiata. Accertamenti nei quali è stato decisivo il supporto legale dell'avvocato Riccardo Imperiali di Francavilla, uno degli eredi Filangieri e componente del Consiglio di Vigilanza del Museo, peraltro intervenuto nell'immediato spostamento delle opere di Villa Livia nei depositi del Museo Filangieri. Proprio mentre erano in corso le indagini che hanno poi portato all'arresto della ex custode, lo scorso luglio Paolo Jorio ha allestito una mostra al Museo Filangieri su alcuni dei reperti «tratti in salvo» da Villa Livia tra cui quadri del Seicento e Settecento napoletano del fiammingo Abraham Brueghel del pittore-incisore Costanzo Angelini, Peter Roos e altri autori della scuola di Giordano, ma anche porcellane, ceramiche, mobili della stessa epoca. 

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