«Giancarlo Siani simbolo di legalità, noi orgogliosi della piazza a Vico Equense»

Lunedì 4 Ottobre 2021 di Ilenia De Rosa
«Giancarlo Siani simbolo di legalità, noi orgogliosi della piazza a Vico Equense»

«Ricordo con grande emozione il giorno in cui è stata intitolata la piazza a Giancarlo Siani. Eravamo lì con i nostri studenti. Abbiamo partecipato con la convinzione che fosse importante avere sul territorio un simbolo di legalità. Ci abbiamo messo il cuore». Salvador Tufano, preside dell'istituto alberghiero De Gennaro di Vico Equense, torna con la memoria a quel 21 settembre di tre anni fa, quando Vico Equense ha voluto rendere omaggio al giornalista ucciso dalla camorra a soli 26 anni dedicandogli la piazza principale, quella dove ha sede il municipio. «Eravamo in tanti: docenti, alunni, istituzioni, giovani» continua il preside, che dirige una delle scuole più rinomate della Campania, frequentata da studenti provenienti da diverse zone della provincia di Napoli. «La figura di Giancarlo Siani costituisce un simbolo, un esempio di vita, un messaggio di legalità che è fondamentale da trasmettere soprattutto ai nostri ragazzi, alle nuove generazioni. Conta solo questo», evidenzia il preside, tagliando corto sulla polemica che si è scatenata dopo le esternazioni dell'ex sindaco Benedetto Migliaccio, secondo il quale quella intitolazione è stata sbagliata. «Ritengo che ci debbano essere sempre più luoghi dedicati a personaggi come Siani o come Falcone e Borsellino in tutte le città d'Italia», dice Tufano, aderendo al pensiero espresso da Paolo Siani. «La nostra scuola - continua il preside - da anni sviluppa percorsi sulla legalità e continueremo a occuparcene: il nostro compito è contribuire all'educazione dei ragazzi. Il Mattino intende portarci il suo libro su Giancarlo? Ne siamo lieti, così come siamo sempre pronti a organizzare incontri o eventi per parlare di legalità». Il Mattino, infatti, insieme al fratello di Giancarlo porterà nelle scuole di Vico Equense e al sindaco che sarà eletto in questa tornata amministrativa le copie del volume pubblicato in occasione del 36esimo anniversario del delitto. 

 

Il ricordo della cerimonia del 2018, alla quale parteciparono anche Paolo Siani e la famiglia di Daniela Rossignaud, la fidanzata di allora, è impresso nella mente di quanti quel giorno erano lì. Nessuno, tra i residenti a Vico, mostra di concordare con il pensiero espresso da Migliaccio, secondo cui quella intitolazione è fuorviante «perché in tal modo diamo l'immagine di una città legata alla camorra, cosa che non è vera». Siani «veniva a Vico Equense per fare visita alla sua fidanzata che abitava di fronte», ha detto Migliaccio, secondo il quale il giovane ucciso «va ricordato a Torre Annunziata, dove lavorava da cronista e dove fu lasciato completamente solo dall'amministrazione di quei tempi». Frasi che hanno scatenato sdegno e sconcerto. I primi a prendere le distanze sono stati i politici: tutti quelli che, di destra e di sinistra, sono candidati alle elezioni comunali che si stanno svolgendo in questi giorni. Il sindaco uscente, Andrea Buonocore, in corsa adesso come consigliere, nel suo comizio di chiusura venerdì sera aveva rivendicato con fierezza quella scelta: fu lui, nel 2017, ad accogliere con la sua giunta l'appello di un gruppo di giovani. È candidato anche Massimo Trignano, allora presidente del Consiglio comunale, che a caldo ha commentato che «intitolare quella piazza a una vittima della camorra ha significato elevare quel posto a luogo di memoria». 

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E poi ci sono i social, su cui hanno lasciato un commento tanti cittadini comuni. «L'intitolazione di una piazza a Giancarlo Siani non significa necessariamente che qui c'è la camorra (dato peraltro da verificare). Ha, dovrebbe avere, un valore simbolico: rappresenta l'impegno di una città che sceglie la Legalità», ha scritto sulla sua pagina Facebook Laura Buonocore. «Non si può liberamente scegliere di ricordare e omaggiare un giovane brutalmente assassinato dalla camorra? Non lo si può fare per trasmettere valori positivi ai giovani, per dovere morale, per affermare che la città è dalla parte della legalità?» aggiunge Immacolata Iovine. «Una piazza intitolata a Giancarlo in ogni città!», scrive Maddalena Furci. Come loro, tanti sono stati i cittadini che hanno condiviso la foto della pagina del Mattino aggiungendo un commento di indignazione. La sorella di Daniela, Maria Pia Rossignaud, è stata lapidaria: «È così difficile la pratica dell'etica pubblica?». E non solo. Ha manifestato rabbia e tristezza anche chi alla cerimonia era presente in rappresentanza dei giornalisti minacciati dalla camorra. «Se tanti ragazzi oggi conoscono Giancarlo e la sua storia significa che il suo sacrificio non è stato vano - ha sottolineato Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta per le sue inchieste sulla criminalità organizzata - Eliminare simboli significa fare il gioco di chi ha commesso quel crimine». 

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 21:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA