Giugliano. ​Stress e divorzio: vigilante travolto dagli incubi

di Mariano Fellico

GIUGLIANO. «Ti voglio bene, ti vogliamo bene». È scritto sulla lettera d'addio rinvenuta nell'abitazione di Antonio Riccardo, l'uomo che domenica sera ha ucciso la moglie, Anna Maria Capuano, e poi si è suicidato con un colpo di pistola alla testa. La tragedia in via Nazario Sauro, zona periferica della città. La guardia giurata l'ha indirizzata alla figlia 15enne. «Se puoi - ha scritto l'uomo - facci cremare, così io e mamma saremo per sempre insieme».



Tante parole che evidenziano il disagio dell'uomo. La paura di perdere la moglie, come si legge nella missiva «forse ha conosciuto qualche altro uomo». Poi frasi inserite in più momenti. «Nel giaccone marrone ci sono i documenti della banca, ci sono i soldi che ti serviranno in futuro». E ancora: «Fatti dare la liquidazione dalla mia società - riferendosi all'agenzia di vigilanza per cui lavorava - e paga gli ultimi due anni del mutuo». Una sorta di testamento scritto di getto che però, in alcuni casi, non ha un legame logico. «Sei sempre stressata - ha scritto il 55enne riferendosi alla moglie - per il lavoro, per i 500 euro che ti danno sarebbe meglio che tu stessi a casa». Poi ritorna a parlare con la figlia: «Ho fatto tanti sacrifici per tirarti su e ti voglio bene».



La donna lavorava in uno studio legale di Napoli. «Una donna seria e che ci aveva raccontato l'ossessione del marito che temeva di perderla» raccontano i colleghi di lavoro. Antonio Riccardo, da due mesi era in malattia per un problema alla schiena. Da due mesi non si recava alla Stazione Centrale di piazza Garibaldi, al capolinea della Metro dove prestava servizio. Sposato e padre di due figli, era divorziato da 17 anni. Poi aveva conosciuto Anna Maria Capuano con cui aveva avuto una figlia e poi si era sposato con la donna: «Volevi sposarti e l'ho fatto - si legge nella lettera - volevi una figlia e l'abbiamo avuta».



Poi la chiusura: «Ti amo».

Gli inquirenti della polizia del Commissariato di Giugliano, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino, stanno indagando e non lasciano nulla al caso. L'uomo - secondo i familiari - era molto stressato. Una situazione psicofisica su cui vogliono fare luce gli agenti della Giudiziaria. Lavorava spesso di notte e quindi di giorno dormiva. Una situazione, probabilmente, che ha creato nell'uomo in forte stato di crisi che ha gravato sul matrimonio. La lettera che ha lasciato alla figlia, probabilmente, rispecchia lo stato d'animo del 55enne. Le guardie giurate, infatti, causa la crisi, sono spesso sotto pressione e sono soggette a turni di notte. L'attività della polizia non si ferma.



L'investigativa vuole capire cosa ha scatenato nell'uomo l'ira omicida nei confronti della moglie prima, e poi su se stesso.



Ricostruita dalla polizia l'esatta dinamica dell'omicidio suicidio. La coppia era in casa con la figlia 15enne. Sono le 17:30. Stanno discutendo, la ragazzina ha delle cuffie nelle orecchie e sta ascoltando della musica, poi va nella sua camera e accende il pc. Marito e moglie, per evitare di litigare davanti alla ragazza decidono di scendere. Entrano nell'auto della donna, una Panda verde parcheggiata nel retro del parco Giovanna dove vivono. Lei si siede al posto di guida, il marito al lato passeggero. Discutono animatamente. Lui, in un momento di follia, prende la donna per i capelli, le cala la testa e le spara un colpo a bruciapelo alla tempia sinistra. Poi, punta l'arma alla tempia destra e si uccide. Sono le sette di domenica sera.
Martedì 20 Gennaio 2015, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 20-01-2015 10:42




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