«Giustizia per Mohamed»: a Napoli la comunità senegalese in piazza in ricordo del ragazzo morto nei campi

Venerdì 19 Giugno 2020 di Paola Marano
Sono scesi a manifestare davanti alla Prefettura di Napoli per ricordare la morte Malick Tiam E Hadji (Mohamed Ben Ali), 37enne senza permesso di lavoro, che ha perso la vita fa pochi giorni fa in un incendio nella baraccopoli per braccianti a Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia.  Un gruppo di ragazze e ragazzi della comunità senegalese di Napoli, insieme ad esponenti di Potere al Popolo e dello spazio liberato Ex Opg Occupato Je so’ pazzo, si sono riuniti in presidio ai piedi della sede dell’ufficio territoriale al grido di «Giustizia per Mohamed» e «Vogliamo respirare».

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«Quando tornava da scuola per andare a studiare la lingua italiana insieme agli altri ragazzi Mohamed ali andava nella sua stanza, prendeva la sua chitarra e si metteva a suonare una canzone – è l’immagine affidata ai giornalisti in piazza da Omar Adbul Rahman, referente dello Sprar che ha accolto il giovane senegalese per due anni -  Intorno a lui si raccoglievano tanti altri ragazzi proveniente da tutti i paesi del mondo. E quello era un momento di amicizia, di nostalgia e di cultura. Questo ricordo non mi passerà mai dalla testa».
 


Lasciato il centro Mohamed Ben Ali, in Italia da quattro anni, non era riuscito a convertire il suo permesso di protezione umanitaria in permesso di lavoro «perché non riusciva a procurarsi un foglio di residenza – ha continuato Omar Adbul Rahman – e adesso nell'ufficio della questura di Napoli c'è una pratica a  suo nome. Era un ragazzo che non voleva arricchirsi cercava un modo di vivere semplice e in libertà. Purtroppo la situazione di legge italiana non gliela permesso».

I manifestanti hanno puntato il dito contro il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini, e definito la sanatoria per la regolarizzazione dei braccianti varata dal decreto Rilancio «una truffa che non sta risolvendo nessun problema, ma mascherando ulteriormente una realtà già complicata». Per questo chiedono un incontro al prefetto Marco Valentini.

«Mohamed era un abitante di questa città e troviamo assurdo e grave che ci sono persone che vivono qui e devono morire come delle bestie- ha sottolineato Abdel El Mir del movimento migranti e rifugiati -  Perché vivere in una capanna di plastica e cartone e fare dodici ore di lavoro per 20 euro non è vita da umani. Vogliamo che il prefetto apra gli occhi su questa condizione. Non è solamente un problema di Foggia o di Caserta, è un problema di tutte le città e quella di Napoli oggi ha tantissimi ragazzi che fanno esattamente questa vita. Noi non vogliamo piangere il prossimo morto. Vogliamo che le istituzioni, la politica e lo Stato italiano si assumano le loro responsabilità e intervengano oggi”.

Mohamed Ben Ali è anche l’autore di una canzone dal titolo «La Tratta degli schiavi»: un messaggio di denuncia che assume oggi i contorni amari della profezia. In piazza anche padre Alex Zanotelli e l'assessore al lavoro del Comune di Napoli Monica Buonanno

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