Pozzuoli, dolore per l'agente ucciso a Trieste: «A calcio Pierluigi sulla fascia volava»

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Gennaro Del Giudice
Gli occhi si fanno lucidi e la voce inizia a tremare quando nella mente si fanno vivi i ricordi di quel ragazzo tutto cuore, grinta e tecnica che macinava chilometri in campo. Franco Villa e Rodolfo Fortuna sono stati rispettivamente il primo e l'ultimo degli allenatori di calcio che per anni hanno affidato la fascia sinistra e la maglia numero tre a Pierluigi Rotta, il poliziotto di 34 anni ucciso venerdì scorso a Trieste.

 

IL KAISER
«Era serio, rispettoso e corretto anche con gli avversari. A diciotto anni aveva una maturità tale che sembrava già un adulto», così lo ricorda Franco Villa, 78 anni, soprannominato il «Kaiser», l'allenatore che per la prima volta lo fece esordire in serie D. Era l'anno 2003-2004 e Pierluigi indossava la maglia della Puteolana, la squadra della sua città dove era nato e cresciuto. «Era un ottimo esterno basso a sinistra, prometteva bene e aveva molta passione racconta Villa -. Quando finivamo gli allenamenti spesso rimaneva in campo a fare tecnica individuale, era molto pignolo. Di lui apprezzavo molto anche la correttezza che aveva nei confronti dei suoi avversari: da parte sua non ricordo mai un gesto, un episodio sopra alle righe. Quell'anno la Puteolana si salvò e Pierluigi diede il suo buon contributo nonostante la giovane età».
Una carriera da calciatore durata quasi dieci anni prima di quel brutto infortunio che segnò una carriera che, con un pizzico di fortuna, avrebbe potuto conoscere palcoscenici ben più prestigiosi. «Era forte, nel 4-3-1-2 giocava da ala, era dotato di forza, corsa e intelligenza tattica - è invece il ricordo di Rodolfo Fortuna, l'ultimo allenatore che lo ebbe in squadra al Rione Terra, nell'anno del campionato di Promozione, prima dell'addio al calcio -. Avrebbe potuto giocare in categorie superiori, con la sue qualità aveva tutto il potenziale per arrivare tra i professionisti. La notizia della sua morte è stata un trauma, vorrei rimuoverla perché faccio fatica a crederci. Con lui e gli altri calciatori avevo un rapporto che andava oltre il calcio, per me erano come figli».
LA PASSIONE
Tifosissimo del Napoli e di Maradona, Pierluigi fin da piccolo aveva dimostrato le sue qualità e l'amore per il calcio, proprio come papà Pasquale che lo seguiva in ogni stadio in giro per l'Italia. Un amore sbocciato fin da piccolo, tra le strade e i campetti in terreno, correndo dietro a un pallone nel mito di Maradona, il suo idolo, e con la passione per il Napoli, la squadra del cuore che in più occasioni ha seguito anche durante i ritiri a Dimaro. Per Pierluigi, infatti, il calcio non era solo un hobby, ma una passione che viveva quotidianamente, dentro e fuori allo spogliatoio, dove vestiva i panni del leader.
Ironico e simpatico, spesso si rendeva protagonista di parodie e scherzi: in rete, infatti, circolano ancora video di finte interviste che il poliziotto faceva ai suoi compagni e ai membri dello staff del Rione Terra. «Su quella fascia era forte, sembrava Roberto Carlos per corsa e forza. Una volta ad Acireale disputò una partita mostruosa, era incontenibile - racconta Pasquale, che esordì in serie D insieme a Pierluigi . Contro l'Ercolanese ci salvammo all'ultima giornata e il mister lo fece entrare in campo perché quel giorno era il suo compleanno. Una volta mi disse: voglio arrivare a giocare nel calcio che conta, voglio diventare un calciatore di serie A».
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