«Il potere dei D'Alessandro gestito dalla moglie del boss»

di Raffaele Cava

CASTELLAMMARE - La cabina di comando delle attività illecite sul territorio resta salda nelle mani del clan D'Alessandro di Scanzano. La cosca ha il predominio sulla città e così anche nei comuni dei Lattari grazie all'alleanza con i Di Martino di Gragnano. Negli ultimi tempi però, è nata una nuova fazione che influenza Pimonte e Agerola. A fare lo screening della geografia criminale del comprensorio stabiese e dei Lattari sono gli 007 della Direzione investigativa antimafia, e i risultati delle indagini sono contenuti nella relazione semestrale relativa al primo semestre 2017 presentata negli ultimi giorno dal ministero dell'Interno al Parlamento.

«I maggiori esponenti della famiglia D'Alessandro risultano quasi tutti detenuti, a eccezione della vedova del capo, coinvolta nelle dinamiche criminali del clan», annotano gli investigatori dell'antimafia nella relazione. È così che il clan D'Alessandro riesce a mantenere il controllo sul traffico di droga, estorsioni e usura senza contare le infiltrazioni nel tessuto economico per il riciclaggio di danaro sporco. Restano solide le alleanze e i patti di non belligeranza sul territorio, così come i business in Emilia Romagna a Rimini come noto da tempo. Altra location, non nuova, per gli scanzanesi segnalata dalla Dia si trova nelle Marche: «Alcuni componenti della famiglia si sono trasferiti ad Ancona». «Collegata ai D'Alessandro - scrive ancora l'Antimafia - è l'organizzazione Imparato, che gestisce in autonomia proprie attività illecite, in particolare lo spaccio di stupefacenti nel rione Savorito».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 8 Febbraio 2018, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 10:13
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP