Due giovanissimi accoltellati al Vomero, l'aggressore si difende: «Solo una fesseria»

Martedì 9 Gennaio 2018 di Leandro Del Gaudio

Il solito dito medio in bella mostra, sguardo da duro in un volto imberbe, pose da macho, l'immancabile pistola dorata che ritorna nel corredo di foto. Un profilo social ordinario, figlio dei tempi, per il minore denunciato come responsabile dell'accoltellamento di due coetanei al Vomero, in piazza Vanvitelli, la notte tra il 16 e il 17 dicembre scorsi. È stato un caso di movida violenta, in una notte tra sabato e domenica, tra luminarie natalizie e tanta voglia di far festa in piazza Vanvitelli. Furono feriti due ragazzi - di sedicenne e un diciottenne - a colpi di pugnalate sferrate alle gambe ma anche in altre parti del corpo, fortunatamente senza conseguenze drammatiche.
 


A distanza di meno di un mese da quell'aggressione, si conoscono tutti i particolari dell'ennesimo fatto di sangue che coinvolge ragazzi giovanissimi. Decisivo il lavoro dei carabinieri della compagnia Vomero (sotto il coordinamento del maggiore Luca Mercadante), che hanno sfruttato il contenuto delle immagini di una telecamera in zona, al termine di una indagine coordinata dal comando provinciale del comandante Ubaldo Del Monaco. Ed è proprio il comandante provinciale a chiarire al Mattino: «Un risultato importante, c'è un costante controllo del territorio. È chiaro che non c'è solo un problema di repressione o prevenzione, ma anche una questione di natura sociale». Video e testimonianze offrono la svolta investigativa. Una ricostruzione che ha consentito di denunciare un sedicenne per rissa, per porto illegale di arma bianca e lesioni gravissime; e altri quindici suoi complici e coetanei che vengono denunciati per il solo reato di rissa aggravata. Nessuno degli aggressori, a partire dal minore che impugna il coltello e che manda in ospedale due studenti, corre il rischio di finire in carcere. Ma andiamo con ordine, a partire dal video che ripropone alcune immagini clou dell'ennesima aggressione gratuita.
 
Sono da poco passate le due di notte, quando il branco in scooter viene inquadrato in via Bernini, mentre fa inversione di marcia.

Cosa è successo? Nulla di particolare, secondo il racconto delle due vittime: è accaduto che, passando vicino a un bar con gazebo, qualcuno del branco ha incrociato lo sguardo di due ragazzi seduti a bere una birra. Il motivo dello scontro? I due studenti accerchiati e colpiti non avrebbero abbassato lo sguardo. Anzi. Avrebbero osato ricambiare l'occhiata, provocando la reazione di un gruppo di vigliacchi: sedici contro due, tutt'altro che un gesto eroico. Quindi? «Ma state guardando ancora?», urla uno di quelli che scende per primo dallo scooter. Poi, calci e pugni, finanche un casco usato come arma impropria. Fino a quando arriva quello con il coltello: si chiama V.C. ha 16 anni, viene da Bagnoli, dove vanta - sempre secondo il suo profilo facebook - amicizie con famiglie di camorristi locali. È il capo di un branco di minori, sono tutti di Fuorigrotta e Bagnoli, quella notte erano in giro al Vomero, in una ronda isterica all'insegna della frustrazione e della mancanza di divertimento puro. Giubbino modello bomber, jeans strappati, coltello impugnato verso il basso. È lui ad infierire contro due ragazzi che avevano avuto comunque la forza di tenere testa alla prima aggressione. Vittime provenienti dalla zona di via San Rocco ai Ponti Rossi, contro un branco di Bagnoli: studenti picchiati da malviventi in erba (qualcuno sbarca il lunario con piccoli lavoretti, nessuno ha però alle spalle uno scenario di completo degrado). Minuti di paura, piazza Vanvitelli come terreno di scontro. Nessuno chiama polizia o carabinieri (al 112 e al 113, quella notte neppure uno squillo), i due studenti riusciranno a guadagnare la via dell'ospedale più vicino, solo grazie all'intervento di altri amici e alla prontezza di un barista che riuscì ad allontanare quelli di Bagnoli.

Sentiti dai carabinieri, confermano la banalità del movente: «Sono passati una prima volta in sella agli scooter e ci hanno guardati, noi pensavamo fossero dei conoscenti e non abbiamo abbassato lo sguardo, dopo pochi minuti sono tornati, sembravano delle furie...».

Una versione confermata anche da quelli di Bagnoli, che hanno ammesso di aver preso parte a quella sorta di spedizione punitiva, dopo essere stati inchiodati dalle telecamere della zona. Stessa versione da parte del minore accusato di essere l'accoltellatore: «Sì, va bene, sono io», avrebbe ammesso. E poi: «Devo ammettere che ho fatto una stupidaggine...». Parole tutt'altro che scandite da un atteggiamento di pentimento, frasi che sembrano dettate invece dalla convenienza del momento e da una certezza: quella di rimanere impunito, di non avere nulla da offrire al sistema giudiziario e nulla da perdere in termini di libertà di movimento.
 

Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 09:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA