Marisa Laurito e la polemica sulle posillipine: «Il quartiere conta solo a metà, napoletane abili ad arrangiarsi»

di Francesca Scognamiglio

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Solari, intelligenti, ospitali e brave in cucina ma anche inclini alla progettualità e all'arte dell'arrangiarsi: sono le donne napoletane e dei quartieri popolari come Vicaria, descritte dal punto di vista di Marisa Laurito, una vita tra teatro, cinema e televisione e la passione per l'arte. L'attrice è in tournée con lo spettacolo Due donne in fuga mentre a maggio, presso il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, verrà allestita la sua mostra su le terre dei fuochi.

Napoletana innamorata di Napoli. Dove è cresciuta, in quale zona?
«Quartiere Vicaria, sono nata in casa, in via Alessio Mazzocchi, perché all'epoca i parti avvenivano nelle case. Sono andata a scuola a piazza Carlo III e anno dopo anno la mia famiglia, con l'aumentare della ricchezza, si spostava sempre più verso il mare. Infine, da adolescente, sono andata ad abitare nella zona di Piedigrotta, a Viale Gramsci».

Cosa ricorda del suo quartiere?
«Ho tanti cari ricordi legati a piazza Carlo III. Era un quartiere molto popolare, bello, con negozi come l' oliandolo dove si vendeva di tutto: la pasta, i sottaceti nelle botti, il sapone a fette. E poi c'era una pasticceria di nome Liguori dove mi portava mio nonno, che abitava con noi, a comprare i dolci. La chiesa di Sant'Attanasio ci raccoglieva la domenica e, indimenticabile, era il profumo del ragù domenicale di casa nostra che si sentiva tra le scale del grande palazzo dove sono cresciuta tra amici e parenti».

Le donne napoletane sono diverse per quartiere, come afferma Pica nel suo libro La donna napoletana divisa per quartieri e impronte labiali?
«Noi napoletani che abitiamo la città siamo soliti dire Di dove sei? come se ci fossero differenze tra zona e zona. Probabilmente qualche differenza c'è tra i quartieri popolari e quelli chic perché c'è un modo di vivere e sopravvivere diverso, ma le linee generali sono identiche. Io ho abitato prevalentemente in quartieri popolari e ho sempre frequentato persone non elegantissime seppur di estrazione medio alta».

Le napoletane cosa hanno di particolare rispetto alle altre ?
«Le donne si somigliano tutte. Siamo tutte belle, forti e accoglienti. Abbiamo una cosa però che ci distingue a Napoli: l'ironia. Qui vige la commedia e non il melodramma. Le napoletane tutte sono donne solari, che tengono la casa tra le mani e per ottenere qualcosa da un uomo lo accerchiano piuttosto che prenderlo di petto. Io, ad esempio, ho avuto una madre fantastica, era una concertista, ma le piaceva fare tutto. Aveva una inventiva straordinaria anche per superare eventuali momenti di difficoltà».

E gli uomini napoletani, invece, come sono?
«La simpatia e l'eleganza sono le doti principali. Sono dei galantuomini, almeno quelli di tanti anni fa. E in tutti, sia ieri che oggi, c'è una ottima dose di maschilismo».

In amore, le napoletane come sono?
«Molto passionali. Gelose».

Per Pica le donne di alcuni quartieri di Napoli sono razionali e progettuali, protese sin da piccole verso il raggiungimento di obiettivi ben chiari: è così?
«Assolutamente sì. La progettualità delle napoletane viene dall'arte di arrangiarsi ; per amministrare la famiglia poi bisogna essere molto decise, pratiche e di buon senso».

Nel suo sito c'è un ricettario e ha fatto anche programmi di cucina. Le napoletane hanno una marcia in più in cucina?
«C'è la voglia di accogliere dietro la passione di cucinare, ovvero preparare cose buone affinché gli altri possano goderne. E' una cosa comune a tutte le donne del Sud».

Il segreto di Pulcinella è il titolo di un docufilm sulla terra dei fuochi che lei ha interpretato, ma è anche un detto di Napoli. Un detto napoletano che vale anche per la politica italiana, facendo riferimento al problema dell'inquinamento dei terreni, che riguarda non solo questa città, ma tutto il Paese.
«Il documentario è diventato una mostra, che porterò a maggio a Napoli al Complesso di San Domenico Maggiore, dal titolo Transavantgarbage Terre dei Fuochi e di Nessuno».

A proposito di differenze: Così parlò Bellavista cosa ci ha insegnato?
«Più che insegnare, Luciano De Crescenzo ha raccolto dei tratti della filosofia napoletana di una certa epoca, e insieme di una poesia che ha circolato per Napoli in alcuni momenti della nostra storia. Rimane un grande documento dipinto da De Crescenzo di una Napoli che non esiste più. Lui è stato il primo a tracciare una linea positiva tra Sud e Nord, non facendo differenze ma parlando di uomini d'amore e uomini di libertà, seppur alla fine anche colui che era stato mal giudicato risulterà essere parimenti un uomo d'amore e l'ostilità iniziale si tramuterà in amicizia».
Domenica 17 Marzo 2019, 11:36
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