Il tenore tra i vicoli di Napoli e a Pompei: «Incantato»

di Pietro Treccagnoli

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 Si sarà sentito un po’ Enrico Caruso, dall’alto della sua camera a guardare il golfo, laddove, di giorno e di notte, il mare luccica, si sarà sentito come il suo grande predecessore napoletano sul Lungomare di Napoli, tanto che il tenore tedesco Jonas Kaufmann, ieri mattina, nella vigilia dell’evento al San Carlo, organizzato dal «Mattino», ha voluto concedersi, subito dopo la colazione, una privatissima e rigenerante passeggiata, confidando nella discrezione dei napoletani che, grazie anche alla sua mise molto casual (polo celeste, pantalone grigio e mocassini rossi), non hanno capito di avere a fianco una delle star mondiali del Belcanto.

Uno sguardo a Capri, dolcemente velata dal bafuogno settembrino, e un altro a Posillipo, poi, quando s’è fatta ora e si è sentito ritemprato da tanta bellezza, s’è diretto in centro, ai Decumani, dove, al Conservatorio San Pietro a Majella, lo aspettava il maestro Roberto De Simone. C’è arrivato con la compagna Christiane e parte dello staff. Qui per un’ora abbondante s’è deliziato del patrimonio musicale di uno dei templi mondiali delle sette note, con la direttrice Elsa Evangelista a fargli da cicerone e De Simone, poi, nella Sala Paisiello ha farlo montare sulla giostra della grande cultura che quelle stanze racchiudono da secoli. Kaufmann non ha nascosto la meraviglia, a tratti addirittura fanciullesca. Era nel suo mondo, ma scopriva misteri e piaceri dell’immensa madre mediterranea che nel cuore dell’Europa arrivano con echi che non ne restituiscono in pieno la grandezza.

Quando ormai occhi, orecchie e cuore erano pieni si storia, storie, note, pentagrammi, tele, busti, volumi rilegati, ha deciso di concedersi qualche ora di benessere partenopeo, completamente diverso dall’azzurro abbagliante del mare: un giro nel ventre di Napoli, Decumani e dintorni, come un turista qualsiasi, anonimo tra gli anonimi, piaceri che non gli sono sempre concessi e quindi via tra vicoli e palazzi, tra bar e bancarelle, tra Cristi velati e chiese dove lungo i secoli sono risuonate le voci e le melodie di canti laici e religiosi, di requiem, stabat mater, opere buffe e cantate di pastori. Per l’impegno canoro sancarliano ieri era un giorno libero. Stamattina, dalle 11 alle 13, c’è la prova generale aperta. Quindi, Kaufmann aveva molte ore per non perdersi nulla di Napoli e dintorni. E come poteva mancare un’escursione a Pompei? La sua visita era prevista per le 17,30, ma è stata anticipata di una mezz’ora perché il tempo sembrava puntare al brutto. Come per fortuna non è stato.

Così per due ore piene piene, fino a quando le prime ombre della sera non hanno cominciato ad allungarsi dalle antiche mura sui basoli levigati dai passi milioni di turisti, il tenore, guidato dal sovrintendente Massimo Osanna, ha ammirato innanzitutto la Palestra grande dove sono state allestite due mostre: una dedicata agli affreschi di Moregine e l’altra ai rapporti tra la città distrutta dal Vesuvio e l’Egitto. Più che commentare, Kaufmann ha ascoltato. Dalla Palestra, l’escursione è proseguita in alcune delle domus più famose. Blindatissimo, ha insistito per andare a dare un’occhiata ai teatri. Per sentirsi come a casa sua, anche se a duemila anni di distanza. A stupirlo è stata soprattutto l’immensità del sito archeologico. «Non pensavo che fosse così vasto» ha commentato. Vasto come una sinfonia di pietre.
Lunedì 12 Settembre 2016, 09:47
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