Imperiali: «Giù le mani da sangue e tesoro di San Gennaro, da Sepe non accettiamo ingerenze»

Imperiali: «Giù le mani da sangue e tesoro di San Gennaro, da Sepe non accettiamo ingerenze»
di Maria Chiara Aulisio
Martedì 1 Marzo 2016, 11:33 - Ultimo agg. 11:43
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La Deputazione affila le armi contro il decreto del ministero dell'Interno, firmato da Angelino Alfano, e contro il cardinale Crescenzio Sepe che - parola di deputato - da anni tenterebbe di «mettere le mani sul santo». Dopo cinque secoli di onorato servizio per nome e per conto del patrono, gli stessi deputati si dichiarano pronti a dare battaglia, fuori e dentro le aule di tribunale, per difendere il carattere laico di una istituzione, la loro, che ha attraversato calamità, guerre e rivoluzioni, senza mai tradire quel mandato firmato nel 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, San Gennaro avrebbe sempre protetto la città di Napoli. Riccardo Imperiali di Francavilla, sangue blu nelle vene, delegato per gli affari legali della Deputazione, va giù duro: parla di soldi e potere, ambizioni e alti prelati, incontri, scontri, liti e tensioni. Per una sola ragione: «Il possesso e la gestione delle ampolle del sangue, della Cappella e del Tesoro».

Imperiali, che cosa sta succedendo?
«Niente di particolare».
Niente? È scoppiato il finimondo.
«Solo l'ennesimo tentativo del cardinale di impossessarsi della Deputazione e delle reliquie di San Gennaro».
Che cosa c'entra Crescenzio Sepe con la decisione del ministro di assimilarvi a una Fabbriceria con tutte le conseguenze che comporta?
«C'entra eccome. Quel decreto non è certo caduto dal cielo. Così, all'improvviso, Alfano decide di attuare una norma che sta lì dal 1985, per cortesia... La verità è che il ministro è stato tirato per la giacchetta».Da chi?«Dal cardinale, da chi secondo voi?»
Per la verità Sepe ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna notifica del decreto. Insomma, delle decisioni di Alfano dice di non saperne nulla.
«Non aspettava altro».
Questo lo dice lei. In ogni caso uno statuto che risale al 1894 - a prescindere da Alfano - forse andava anche cambiato. O no?
«Certo. Infatti sono cinque anni che ci stiamo provando ascoltando e assecondando i desideri dell'arcivescovo ma invano: Sepe ha sempre ignorato i nostri documenti. Eppure in commissione c'erano pure i suoi rappresentanti».
A chi si riferisce?

«Nel primo gruppo di lavoro, che risale al 2011, per conto della Curia c'era monsignor Vincenzo De Gregorio, il professor Mario Rusciano, la professoressa Flavia Petroncelli, il professor Antonio Guarino. Nel 2012 invece monsignor Napolitano, attuale presidente del tribunale ecclesiastico. Incontri e riunioni che si svolgevano sempre alla presenza del prefetto».
Possibile che non siete mai riusciti a trovare un accordo?
«Ma quale accordo? Non siamo mai riusciti neanche ad avere una risposta dal cardinale. Eppure nell'ultima bozza il suo nome compariva ben cinque volte a dimostrazione che la Deputazione era ben propensa a prendere in considerazione i mutati rapporti in oltre cent'anni. Ma la ragione c'è, naturalmente».
Qual è?
«L'interesse di Sepe non è mai stato quello di aggiornare uno statuto troppo vecchio. L'obiettivo al quale lavora da anni è piazzare quattro persone di sua fiducia nella Deputazione. L'unico modo per esercitare davvero il potere e mettere le mani sulle ampolle».
Sulle ampolle?
«Le reliquie fanno gola, il sangue lo custodiamo noi e apriamo la cassaforte solo in occasione del miracolo. Se la Curia facesse parte della Deputazione potrebbe gestirlo con più disinvoltura. Una delle ragioni per cui Sepe prova regolarmente a delegittimarci come se fossimo una specie di corte dei miracoli».
Addirittura?
«Pensava di poter trattare la Deputazione come una parrocchia di paese, in realtà aveva preso sotto gamba il problema San Gennaro. Credo che invece abbia finalmente capito con chi ha a che fare. Anzi, colgo l'occasione per ribadirgli che non abbiamo la natura giuridica di una Fabbriceria, la nostra è di carattere laico, e quel decreto firmato da Alfano non ci riguarda».
E se invece la Deputazione venisse omologata a Fabbriceria?
«Crescenzio Sepe l'avrebbe vinta. Perché, presumibilmente, dovrebbe essere composta da otto membri laici e quattro di nomina ecclesiastica. Ma tutto questo si deciderà nelle sedi giuste. Un vero peccato finire in tribunale quando siamo sempre stati disponibili a trovare un accordo pronti ad assecondare Sepe su tutto».Su tutto?«Tranne che su un punto».
Quale?
«La nomina dei deputati. Quella spetta a noi e a nessun altro».
 

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