Imu, a Napoli famiglie deluse: niente rinvio a giugno, stop solo per il turismo

Mercoledì 3 Giugno 2020 di Valerio Iuliano

La scadenza della prima rata è prevista per il 16 giugno. Ma sull’Imu 2020 il caos normativo regna sovrano. Le regole fissate prima dalla manovra di Bilancio di fine 2019 e poi dal “Dl Rilancio” offrono pochissime certezze ai Comuni. Da quest’anno le tasse sugli immobili sono concentrate in una sola imposta, appunto l’Imu, a seguito dell’abolizione della Tasi, disposta sei mesi fa. Anche nel 2020 non pagheranno i proprietari delle case identificate come abitazioni principali. L’ultimo decreto ha sancito poi l’esenzione dal versamento dell’acconto per gli alberghi e per tutti gli altri immobili utilizzati per attività turistiche. E, nello stesso tempo, ha confermato la consueta scadenza del 16 giugno per la prima rata. Ma l’autonomia tributaria di cui godono i Comuni offre loro la possibilità, qualora lo ritengano opportuno, di rinviare i versamenti. «Con deliberazione della Giunta comunale - spiega l’Ifel, la fondazione dell’Anci sulla finanza locale - i termini ordinari di versamento dell’imposta possono essere differiti per i soggetti passivi interessati da gravi emergenze sanitarie». 

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I termini per il pagamento restano fissati, comunque, per il 16 giugno. Per il Comune il gettito Imu risulta quantomai necessario, in un periodo in cui l’emergenza sanitaria ha determinato la netta riduzione o addirittura l’azzeramento di molte entrate, in particolare quelle derivanti dai tributi locali. E le difficoltà finanziarie del “post- Coronavirus” vengono lamentate da tanti sindaci, che paventano addirittura l’interruzione di alcuni servizi. L’autonomia tributaria offre, comunque, agli enti anche altre possibilità. «L’emergenza epidemiologica - riprende l’Ifel - spingerà molte amministrazioni a porsi il problema dell’opportunità di disporre agevolazioni a favore delle categorie economiche e dei soggetti più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza. Tali decisioni sono ovviamente nella piena discrezionalità di ciascun ente». I Comuni avranno dunque la facoltà di stabilire esenzioni o rinvio dei versamenti, anche solo per alcune categorie. Un esempio utile è quello del Comune di Benevento, dove il sindaco Clemente Mastella ha stabilito qualche giorno fa di posticipare al 30 settembre il versamento dell’acconto Imu solo per le attività chiuse durante il lockdown. 
 


A Napoli, come in tante altre città, di nuove agevolazioni per ora non se ne vedono. Sulla delibera di indirizzo di aprile, che prevedeva l’esenzione per tutto il 2020 dal pagamento dei tributi per commercianti e artigiani, non ci sono notizie. Sul portale comunale si comunica che «per l’anno di imposta 2020, il versamento dell’acconto va effettuato entro il 16 giugno, per un importo corrispondente al 50% di quanto complessivamente pagato a titolo di Imu e Tasi nel 2019». E viene confermata poi l’esenzione dall’Imu per gli immobili adibiti a stabilimenti balneari, per alberghi e per tutti gli altri utilizzati per finalità turistiche, a condizione che il proprietario e il gestore dell’attività siano la stessa persona. L’esenzione scaturisce in ogni caso, da una norma già fissata nel Decreto Rilancio. Relativamente al calcolo degli importi della prima rata Imu, le norme prevedono che i contribuenti debbano versare, quindi, il 50% del totale versato per Imu e Tasi lo scorso anno. Una conseguenza del rinvio al 28 ottobre dell’approvazione delle delibere comunali con il regolamento Imu e le relative aliquote per il 2020. Per l’acconto Imu è facile prevedere enormi difficoltà per i tanti nuclei familiari senza reddito e per le numerose aziende a rischio default. 
 
 

La confusione in materia tributaria caratterizza anche la Tari. L’Arera, che da quest’anno determina i metodi tariffari, ha chiesto al governo di poter praticare sconti proporzionali ai periodi di chiusura per le attività commerciali. Una richiesta assolutamente sensata, considerata la portata della crisi. Ma la Tari è destinata a coprire integralmente i costi del servizio di raccolta rifiuti. E questo significherebbe far pagare alle attività rimaste aperte o addirittura alle utenze domestiche le riduzioni per gli esercizi chiusi durante il lockdown. Una vera maledizione per le imprese e le famiglie napoletane che si trovano già a pagare la Tari più costosa in Italia, tra le grandi città.

Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 08:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA