Incendio nel sottosuolo di Chiaia:
ipotesi furto di energia elettrica

di Paolo Barbuto

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Si lavora con costanza e buona lena per cancellare i segni dell’incendio nel sottosuolo di Chiaia. La linea elettrica è stata ripristinata grazie a un «by pass» che ha consentito di eliminare i generatori e far arrivare l’elettricità nelle case seguendo un percorso diretto, sicuro e collegato alla rete.

Anche le linee telefoniche sono praticamente tornate alla normalità. Solo i collegamenti a Internet sono ancora in bilico e stanno tornando attivi a macchia di leopardo, ma si annuncia una definitiva sistemazione di questo problema a breve.

Nel frattempo squadre di operai si alternano davanti ai tombini di Chiaia per cercare di riportare ordine in quel groviglio di cavi sciolti dall’incendio che ha raggiunto temperature impressionanti. Dopo aver riportato i servizi alla cittadinanza è il momento di riportare i sottoservizi alla normalità e questa è la fase più difficile. 

Quando il cavedio nel quale erano ammassati i cavi di rete elettrica, telefonica, linee web e tubature dell’acqua s’è ritrovato nell’inferno di fuoco che ha superato i 500 gradi di temperatura, ogni cosa è andata perduta, sicché per ripristinare ogni singolo cavo e ogni puntuale collegamento saranno necessarie settimane di lavoro durante le quali, lo ripetiamo, la cittadinanza non percepirà alcun disagio.

Solo quando in quel cunicolo tutto sarà tornato alla normalità verranno ripristinate le linee e finalmente la notte della paura e del fuoco diventerà solo un ricordo.

Assieme agli operai che lavorano, lì sotto ci sono anche esperti che cercano di risalire alle cause del fuoco perché allo stato attuale c’è qualcosa che non quadra. Ufficialmente non c’è ancora una spiegazione all’incendio: non se ne comprendono le cause, non si è ancora stabilito da cosa è stato generato.

Pare che i tecnici dell’Enel abbiano segnalato una evidente anomalia. Sosterrebbero che il rame dei cavi dei collegamenti elettrici alla cabina non risulta intaccato dal fuoco, questo starebbe a significare che non c’è stato il presunto corto circuito che avrebbe potuto far sviluppare l’incendio. E aver scoperto questo dettaglio apre ipotesi che tornerebbero a puntare verso una «azione umana» che non significa automaticamente il dolo. Continua ad essere presa in considerazione l’ipotesi di un errore della «banda del buco», anche se fino ad ora non sono stati riscontrati dettagli che consentono di pensare che ci fossero attività in corso nel sottosuolo di Chiaia al momento in cui è scoppiato l’incendio.

C’è, però, un’altra ipotesi al vaglio e riguarda la possibilità che i cavi dell’Enel siano stati manomessi per un furto di energia elettrica. Si cercano possibili collegamenti verso edifici o strutture commerciali circostanti, si pensa che potrebbe esserci stato un allaccio fraudolento nascosto nel sottosuolo e realizzato tramite un collegamento effettuato dai sotterranei di un edificio o di un negozio. Ovviamente si tratta solo di supposizioni e attualmente si cerca solo di verificarle: non c’è nessuna certezza e, ovviamente nessuna accusa ufficiale mossa nei confronti di un eventuale ladro di corrente elettrica.

Nel mirino, in queste ore nelle quali sono andati avanti i disagi legati all’incendio nel cavedio di Chiaia, ha tenuto banco la polemica sul mancato rispetto delle norme che prevederebbero una netta separazione dei percorsi dei sottoservizi che andrebbero realizzati a quote diverse di profondità per ogni tipo di cavo o di tubatura. Le norme attuali prevedono proprio che si faccia in questa maniera, sicché nei quartieri di più recente edificazione non c’è commistione fra i vari collegamenti.

Nelle aree più antiche della città, come Chiaia o il Centro Storico, invece nei sottoservizi regna il caos. Si tratta di strutture realizzate nel passato e quindi prive delle attuali garanzie di sicurezza. Ma cosa fa palazzo San Giacomo per garantire che non accada nulla? «Chiediamo alle aziende di effettuare verifiche costanti e puntuali ma non possiamo pensare di modificare quei cunicoli per separare i percorsi. Si tratterebbe di lavorare nel sottosuolo di gran parte della città storica e sarebbe impossibile», spiegano dalla sede del Comune. E garantiscono: «I controlli sono serrati, eventi come quello di Chiaia non si ripresenteranno».
Domenica 24 Marzo 2019, 09:11
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1 di 1 commenti presenti
2019-03-24 18:03:32
bà, penso più che la causa sia dai tanti fili, cavi, tuabture del gas e di acqua, un solo groviglio che la dice tutta, cero che la "scusa " del furto di energia che abbia provocato l'incendio mi sembra una buona "trovata" per nascondere tutto il marcio che abbiamo sotto i piedi.

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