Inchiesta Covid in Campania, Limone: «Ho salvato vite umane ora sono sotto indagine»

Venerdì 7 Agosto 2020 di Leandro Del Gaudio
«Assieme alla mia squadra ho salvato vite umane, meritavamo un encomio pubblico per quello che abbiamo fatto e invece mi ritrovo sotto inchiesta, costretto a interrompere un breve periodo di ferie per consegnare il cellulare e aprire la mia casa alle perquisizioni. Ma poi, mi chiedo, cosa c'entro io con l'accusa di turbativa d'asta? Io, che non ho mai fatto una gara d'appalto...». Parole pronunciate tutte d'un fiato da parte di Antonio Limone, direttore dell'Istituto zooprofilattico, finito al centro delle indagini della Procura di Napoli sulle gare legate ai tamponi, in piena emergenza coronavirus.

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Limone, partiamo da un dato iniziale dell'inchiesta. Non le sembra strano che, a marzo scorso, lo Zooprofilattico si affidi al centro privato Ames per allestire i suoi laboratori?
«Iniziamo da una premessa. Non ho fatto gare di appalto e non c'entro nulla con Soresa. Guido uno dei dieci Istituti zooprofilattici in Italia, che fa capo direttamente al ministro della Sanità. Quanto ai rapporti con Ames, bisogna partire dallo scorso anno, quando non esisteva l'emergenza coronavirus».

Partiamo dal 2019, allora. Come nasce il rapporto tra Zooprofilattico e Ames?
«A settembre viene bandita una gara internazionale per il monitoraggio della popolazione nella terra dei fuochi, gara che viene aggiudicata alla Ames a dicembre. Passano tre mesi per la definizione del contratto che viene chiuso il 20 marzo, in piena emergenza covid, quando avevamo l'esigenza di attrezzare dei laboratori per effettuare migliaia di tamponi».

Poi cosa accade?
«Facciamo una clausola di salvaguardia, che ci consente di occupare una parte del centro Ames di Casalnuovo, dove allocare i nostri macchinari, il nostro personale e i reagenti che avevamo reperito».

E non le sembra una anomalia? Possibile chenon c'erano altri locali pubblici dove attrezzare il laboratorio per i tamponi?
«Ci abbiamo provato, ma non è stato possibile ottenere altre disponibilità. Ames per noi è stato un ripiego, perché i nostri interlocutori pubblici sono venuti meno. Ci siamo rivolti all'ospedale di Eboli, ma gli accordi sono saltati e non per colpa nostra, abbiamo provato altre soluzioni ma sono saltate e intanto il tempo passava e occorreva attrezzare dei laboratori per dare inizio alla somministrazione di test».

Risulta difficile pensare che in tutta la Campania ci fossero solo i locali di Ames, non crede?
«Ma non è solo una questione di spazi. Parliamo di luoghi in cui portare i reagenti, in cui procedere all'estrazione del virus, non è che puoi andare in una struttura ordinaria. Bisogna anche avere la certezza che il personale interno non sia a rischio contagio, ma poi il tema è un altro».

Quale?
«La Ames ha offerto i locali in modo gratuito. Insomma, io che danno avrei arrecato alle casse dello Stato?».

Già, però la Ames si è presentata da leader alla manifestazione di interesse avanzata da Soresa, quando la Regione si è rivolta ai privati per colmare il gap dei tamponi. Non crede che sia partita da una posizione di vantaggio, avendo un rapporto in corso con lo zooprofilattico?
«È quale sarebbe il vantaggio? Me lo dica, me lo faccia capire lei. Qual è il nesso tra ospitare la nostra ricerca sui tamponi e presentarsi a una gara per fare i tamponi? Loro sono leader in Europa, tanto che hanno di recente vinto un appalto in Lombardia per svariati milioni».

Non è anche una questione di opportunità?
«Pensi che quando seppi che la Ames si era fatta avanti per i tamponi, chiamai i vertici dell'azienda e dissi: perché vi siete proposti? Perché rispondete a questa manifestazione di interesse? Mi hanno detto che già non guadagnavano un euro ad ospitare il nostro laboratorio, non capivano perché non potevano concorrere in un mercato in cui sono oggettivamente dei leader».

Eppure Soresa ha cambiato i termini della manifestazione di interesse, sull'onda di denunce e polemiche...
«Già, ma io che c'entro? Non faccio io le gare, non l'ho stabilito io».

Pochi giorni fa la perquisizione, come è andata?
«Ero in vacanza in Sicilia con mio figlio. L'una di notte, ero al ristorante, quando arrivano i carabinieri che mi notificano il decreto di sequestro. Sono stati gentili e professionali, almeno hanno atteso che finissi di mangiare». © RIPRODUZIONE RISERVATA