Ex Cirio, ecco il sistema delle tangenti: nella rete affaristi e politici campani

Venerdì 15 Maggio 2020 di Leandro Del Gaudio

Hanno cambiato cavallo in pochi mesi, pur di mettere le mani nella riqualificazione dell’ex area Ciro di Castellammare di Stabia. Un affare da oltre venti milioni di euro, rincorso dall’imprenditore Adolfo Greco (sotto accusa in altre vicende per rapporti con i casalesi), capace di trovare terreno fertile in personaggi di spicco del mondo politico campano: prima con Mario Casillo, voce autorevole del Pd, in relazione alla battaglia politica in consiglio regionale sulla possibilità di agire su realtà vincolate; poi con i parlamentari Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo, rispettivamente coordinatore di Forza Italia ed ex presidente della provincia facente funzione, in relazione alla nomina di un commissario ad acta che avrebbe dovuto valutare la richiesta di Greco di mettere mano alla bonifica dell’ex Cirio. Una partita iniziata nel 2013, che si innesta nella campagna elettorale per le regionali del 2015, in uno scenario «segnato da una fitta trama di corruzioni», per usare le parole del gip di Torre Annunziata Criscuolo. Inchiesta del procuratore reggente oplontino Pierpaolo Filippelli, scattano arresti e perquisizioni, mentre alla Camera e al Senato arrivano le richieste di autorizzare gli arresti domiciliari rispettivamente per Pentangelo e Cesaro. 

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SOLDI E REGALI
In sintesi, Pentangelo è accusato di aver ricevuto un orologio Rolex in occasione della festa dei suoi 50 anni - a febbraio del 2015 - come ricompensa per la nomina dell’architetto Maurizio Biondi, quale commissario ad acta, in vista del rilascio del permesso a costruire. Professionista iscritto nell’albo della Provincia, Biondi viene indicato dalla Procura come «legato da uno stretto rapporto personale e professionale a Luigi Cesaro», tanto da condividere con il figlio Francesco Cesaro (non indagato) lo studio in via Depretis. Se Pentangelo dovrà difendersi per il Rolex, il rapporto tra Greco e Cesaro si fa decisamente più complesso. Quale corrispettivo della nomina di Biondi, Adolfo Greco e Tobia Polese (proprietario dell’Hotel La Sonrisa, deceduto qualche tempo fa) avrebbero corrisposto una presunta tangente da 10mila euro al senatore azzurro. Soldi consegnati da Greco a Cesaro, a fine maggio del 2015, proprio a casa dello stesso imprenditore che, poche ore prima della visita dell’onorevole, si rivolge alla moglie con una frase puntualmente intercettata: «Prepara una imbasciata da 10». E non è finita. Greco sarebbe infatti intervenuto sull’imprenditore di Agerola Giuseppe Imperati, ottenendo uno sconto sul fitto mensile della sede di Forza Italia nella centralissima piazza Bovio a Napoli (da 5mila a 3mila euro mensili). Poi c’è il capitolo voti. Greco si sarebbe speso per sostenere la campagna elettorale alle regionali del 2015 in favore di Armando Cesaro, figlio del senatore amico di vecchia data. 

IL PD
Un endorsement sui Cesaro fin troppo chiaro da parte di Greco, che tra il 2013 e il 2014 avrebbe comunque costruito una trama di rapporti con il consigliere Pd Mario Casillo, attualmente indagato per traffico di relazioni. In sintesi, Greco e Polese, con la Polgre Europa 2000 (società proprietaria della ex area industriale Cirio) presentano al Comune il proprio progetto di recupero, ma si trovano di fronte i paletti della legge regionale 35/87 (put della costiera sorrentina-amalfitana), provando ad accordarsi con il consigliere regionale Casillo, «affinchè intervenisse sugli esponenti del proprio partito politico, per il ritiro dei numerosi emendamenti proposti nel corso dell’iter modificativo della legge». Ma cosa avrebbe ottenuto in cambio Casillo? Agli atti finisce una telefonata in cui Greco definisce in modo criptico Casillo «geometra», quando parla con l’ingegnere di fiducia Elefante, nel tentativo di sboccare l’impasse in Regione; ma anche un incontro tra Greco e Casillo in via Ripuaria, sempre nel tentativo di ottenere un atteggiamento morbido in consiglio. Scrivono ora gli inquirenti, forte della mediazione di Gennaro Iovino (esponente politico stabiese del Pd), Casillo avrebbe chiesto, in relazione a tale progetto di riconversione, l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica ad una ditta dallo stesso indicata».

Ma la storia di presunte mazzette non è finita. Girano soldi in casa Greco, tanto che l’imprenditore spedisce tramite il suo ingegnere di fiducia Antonio Elefante una presunta tangente da 20mila euro al commissario ad acta Maurizio Biondi, «a fronte della quale otteneva l’adozione della determina commissariale di accoglimento del 13 aprile del 2016». Ma c’è un piccolo retroscena svelato dalle intercettazioni, dal momento che dalle 20mila euro iniziali, Elefante avrebbe trattenuto per sé ben 8 mila euro, consegnando a Biondi solo 12 mila euro. Biondi ed Elefante sono agli arresti domiciliari, assieme ai tre funzionari dell’agenzia delle Entrate Vincenzo Colavecchia, Marcello Ciofalo e Vincenzo Campitiello (ex assessore a Pagani), accusati di aver favorito l’azienda di Greco, in cambio di una tangente da tremila euro preparata dalla moglie Angelina Rega (per lei, obbligo di presentazione alla pg), la stessa che con cura avrebbe messo da parte la «imbasciata» da 10 per Luigi Cesaro. Ora la parola agli indagati, tutti i soggetti coinvolti vanno ritenuti innocenti fino a prova contraria, mentre in Parlamento arrivano decine di intercettazioni che riguardano anche politici regionali non indagati, ma di volta in volta coinvolti nella riqualificazione della ex Cirio. 

Ultimo aggiornamento: 16 Maggio, 07:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA