Scontro treni metro a Napoli,
collaudi e controlli nel mirino:
Anm va in Procura

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Leandro Del Gaudio

Non ha funzionato il sistema automatico di protezione. Con o senza errore umano, il dietro le quinte dello scontro che ieri mattina ha paralizzato l'area collinare (mandando in ospedale macchinisti e passeggeri della linea uno), è abbastanza chiaro: non ha funzionato quel congegno che - almeno sulla carta - consente di bloccare il treno, a quattrocento metri di distanza da un altro convoglio, al netto della volontà del macchinista.

LEGGI ANCHE Metro Napoli, dopo lo scontro i disagi: mancano i treni, servizio dimezzato

LE SCATOLE NERE
Un sistema - giurano i bene informati, mentre le scatole nere sono state sequestrate - che funziona solo in parte e che basterebbe a garantire l'incolumità di utenti e passeggeri. Si chiama automatic train protection ed è l'indiziato numero uno dell'incidente ferroviario di ieri mattina. È il grande assente, secondo le denunce di alcuni sindacati, spesso in polemica con l'Anm, ed è logico pensare che sarà il target iniziale dell'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli. Fascicolo al momento contro ignoti, si ragiona sulle ipotesi di reato. Si va dalle lesioni colpose alle accuse di disastro ferroviario (anche se è un'potesi che potrebbe essere scartata per la mancanza di conseguenze drammatiche dopo lo scontro), a una più generica accusa di omissioni nella gestione dei sistemi di sicurezza. Inchiesta condotta dal pm Michele Caroppoli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Simona Di Monte, c'è l'esigenza di capire come è potuto accadere. Ed è di fronte a questa esigenza, che verranno acquisite in Anm tutte le informazioni relative alla tutela dei trasporti, ma anche alcuni esposti che in negli ultimi mesi avevano segnalato i rischi connessi al cattivo funzionamento dei sistemi di protezione meccanici. Altro step investigativo riguarda il doveroso contatto con i vertici dell'azienda napoletana di mobilità, che potrebbero essere convocati dagli inquirenti - come persone informate dei fatti - per esplorare il pianeta sicurezza sulle rotaie cittadine.
 

 

LA MANUTENZIONE
Convocazione di testimoni, analisi della manutenzione ordinaria riservata a semafori e impianti di sicurezza meccanica. E non è tutto. Attenzione della Procura anche su collaudi recenti da parte dei tecnici di via Marino, anche in risposta alle richieste di soccorso o alle denunce avanzate in questi mesi da utenti e sindacalisti. Ed è questo un secondo fronte investigativo. Al netto di possibili errori umani, è logico pensare che verranno ripescati esposti e comunicati che appena qualche mese fa hanno infiammato il dibattito pubblico in materia di sicurezza dei trasporti. Un esempio? Basta rileggere l'inchiesta pubblicata lo scorso otto luglio dal Mattino, a proposito della denuncia di un sindacalista, che ha lanciato l'allarme su un deragliamento mancato e su una miracolosa manovra di un macchinista che era riuscito a bloccare i treni e a evitare il peggio. Un caso legato a una ipotesi di scambio mancato, velocemente ridimensionata da un comunicato dell'azienda, che sembra il classico dramma annunciato. Ad alzare la voce, la scorsa estate, era stato il sindacalista Enzo Balzano, della Faisa Confail, che ieri mattina - ai microfoni di radio Crc - ha ribadito il concetto, puntando l'indice contro la cattivo funzionamento di semafori, di scambio e sistemi di protezione automatica: «Andiamo a occhio - ha risposto - noi macchinisti cerchiamo di seguire l'istinto: non siamo supportati da sistemi di tutela in automatico».
 

LE VERIFICHE
Parole destinate a mettere in moto la macchina delle verifiche investigative: dall'incidente di ieri mattina, alle risorse destinate dall'azienda napoletana alla sicurezza, a tutto ciò che ruota attorno alla materia degli investimenti pubblici sul fronte della tutela. Ore decisive per un fascicolo che si prepara ad accogliere testimonianze. A partire dai macchinisti, che dovranno motivare - quando miglioreranno le loro condizioni - le manovre. Indagini doverose, che non intendono criminalizzare gli addetti ai lavori (che restano potenzialmente vittime di un cattivo funzionamento dell'automatic train protection, fino a prova contraria), ma che servono a sgomberare il campo da inevitabili suggestioni: c'era il massimo dell'attenzione da parte di tutti nel treno dei pendolari dell'area nord?

Ultimo aggiornamento: 09:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA