Ultrà ucciso a Milano, otto indagati
ma resta il giallo della seconda auto

Domenica 6 Gennaio 2019 di Leandro Del Gaudio
Sale a otto il numero di indagati per la morte di Daniele Belardinelli, il tifoso del Varese gemellato con gli interisti investito un'ora prima della partita del Napoli a Milano. E spunta una seconda auto, che presto potrebbe essere sequestrata e finire sotto il cono delle indagini. Piccoli passi di un'inchiesta, quella sulla morte di Belardinelli, che ieri ha fatto registrare la maratona degli interrogatori in Questura. Convocati i quattro della Volvo V40 nera, la prima auto ad essere notata sul luogo del delitto: sono indagati assieme al quinto passeggero, un minorenne, sono originari della zona di via Foria e giurano di essere estranei a questa vicenda. Ma il numero degli iscritti nel registro degli indagati per la morte di Belardinelli è destinato a crescere ogni giorno: sotto i riflettori i titolari di una seconda auto, anche se in questa storia le vetture che hanno transitato lungo corso Novara a Milano, in quei minuti di guerriglia, sono sicuramente più di due. Quanto basta a immaginare che ci siano verifiche su centinaia di supporter.
 
E torniamo agli interrogatori di ieri. Nessuna ammissione, nessuna apertura da parte dei primi quattro indagati. Ore nove, via Medina, siamo al quinto piano della questura di Napoli. È qui che vengono convocati i quattro passeggeri della Volvo V40 nera, la presunta auto killer che avrebbe schiacciato il corpo di Belardinelli. Mission napoletana per gli uomini della Digos di Milano, inchiesta che entra nel vivo, con le prime contestazioni formali. Nessuno ricorda il momento del presunto impatto della propria auto con il corpo del tifoso nerazzurro. Agli atti, sin dalle prime battute investigative, anche il racconto del conducente dell'auto. Pochi giorni fa, nel corso di una primissima audizione dinanzi alla polizia, ha giurato: «Ero io alla guida della Volvo V40, nessun mistero, ma non ho investito il tifoso. E comunque se è accaduto nessuno di noi si è accorto dell'impatto». Possibile che nel corso della giornata di ieri i quattro abbiano ripetuto la stessa tesi difensiva, nel corso di interrogatori che si sono protratti fino a tarda sera. Difesi dal penalista Emilio Coppola, i quattro della Volvo nera sostengono la tesi dell'errore, anche se nei loro confronti la Procura di Milano sembra aver qualcosa in più di un semplice sospetto. Ma andiamo con ordine, a partire dal motivo che ha spinto gli inquirenti milanesi a puntare l'indice contro i quattro adulti che viaggiavano nella Volvo nera. Si parte dalle immagini ricavate dalle telecamere che presidiano le autostrade, per poi ragionare sul racconto di alcuni testimoni, che parlano di un'auto nera station wagon che investe - per altro procedendo a passo d'uomo - il corpo di Daniele Belardinelli. Da Milano a Napoli, il sequestro dell'auto - ora a disposizione del gip meneghino Guido Salvini - per arrivare alle prime identificazioni. Sentiti in una primissima fase, sia il figlio del proprietario del veicolo, sia gli altri tre amici, compiono una serie di passi falsi. Mentono, si contraddicono, recitano - per altro in modo abbastanza grossolano - una particina minimalista: ce n'è abbastanza per procedere alle prime iscrizioni. Omicidio volontario, dicono i pm che - per almeno una settimana - non mollano la presa. Probabile che ieri mattina i quattro della Volvo nera si siano trovati di fronte alcuni elementi inediti del lavoro investigativo. Materiale sotto traccia, tra immagini e conversazioni, ma anche gli esiti di una verifica fatta sull'auto subito dopo il rientro della comitiva dalla trasferta di Milano. È la storia del lavaggio dell'auto, che ha alimentato sospetti sul gruppetto di ragazzi napoletani. «Non c'è alcun mistero - ha spiegato ieri mattina l'avvocato - hanno lavato l'auto perché andava riconsegnata al padre di uno dei ragazzi che la usa per lavoro. Nessuna stranezza».

Intanto, ieri Luca Da Ros ha lasciato la cella ed è ai domiciliari. Il gip, con parere favorevole del pm, riconosce il valore della testimonianza resa dal 21enne incensurato, ma anche il clima di odio subito in questi giorni: minacce a casa e in cella, ma anche a mezzo social, contro chi ha avuto il coraggio di superare l'omertà imposta dai capi ultrà e prendere le distanza da un certo stile di vita. Scrive il gip Guido Salvini: «La sua scelta testimonia un concreto distacco da quelle regole di omertà che caratterizzano la realtà di tali gruppi». E intanto a Napoli si punta a sequestrare una seconda vettura, un'auto nera probabilmente una station wagon circolata in quei minuti fatali lungo via Novara. Ultimo aggiornamento: 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA