Edilizia e ristoranti, business di camorra: a Marano il record delle interdittive

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Ferdinando Bocchetti

La scure della prefettura si è abbattuta su altre 19 attività commerciali della provincia, diciotto delle quali situate tra Marano e Sant'Antimo. L'ufficio antimafia dell'autorità territoriale di governo, supportata dai magistrati della Dda, ha passato al setaccio decine di atti, segnalazioni e informative delle forze dell'ordine, disponendo (con l'avallo del prefetto Marco Valentini) la chiusura di aziende gestite direttamente o indirettamente dalle famiglie di camorra dei due territori. Un lavoro certosino di raccolta e incrocio di dati, che si sta intensificando con il passare dei mesi. Da tempo ormai si susseguono provvedimenti tesi ad arginare l'infiltrazione dei capitali malavitosi nel tessuto economico di quei comuni, Marano e Sant'Antimo su tutti, dove la criminalità detta legge non solo con le armi e la forza di intimidazione. Nella sola Marano sono state fermate, nell'arco degli ultimi quattro-cinque mesi, poco più di trenta tra ditte e aziende. Numeri di non poco conto se si considera che al Comune, ogni anno, vengono presentate all'incirca 200 pratiche (Scia) propedeutiche all'apertura di negozi e attività di vario genere. Più in generale, da quando si è insediato il prefetto Valentini sono stati emessi 70 provvedimenti di chiusura. Alle 30 di Marano vanno aggiunte le 25 interdittive di Sant'Antimo, una decina per l'area stabiese e cinque per il capoluogo. Attività che impiegavano circa 300 persone.

LEGGI ANCHE Il Comune dimentica la notifica: i beni tornano al boss Polverino

Nell'ultima black list diramata dalla prefettura figura l'ingrosso alimentare di Michele Marchesano, cognato del re dell'hashish Giuseppe Polverino, alias o Barone. Detenuto da qualche mese, Marchesano fu arrestato sulla scorta di un'indagine coordinata dalla Dda di Napoli. È uno degli uomini, secondo la ricostruzione dei magistrati, che avevano voce in capitolo nel gruppo degli ultimi polveriniani di Marano rimasti fedeli al super boss. Un colletto bianco, dedito perlopiù agli affari commerciali e al riciclaggio delle ingenti risorse finanziarie del clan. Dovranno chiudere, per effetto dei provvedimenti prefettizi, anche lo storico bar Mio di via Casalanno, sempre a Marano, gestito da oltre un trentennio dai Cerullo, meglio noti come gli Scassacarretta. La caffetteria, oggetto di un importante intervento di restyling, è tra le più frequentate della città. Analogo refrain anche per il supermercato Crai di via Del Mare, aperto al pubblico poco più di un anno e mezzo fa, dopo una lunga querelle amministrativa tra il Comune e un importante imprenditore con interessi commerciali in Venezuela.
 


I provvedimenti della prefettura, che nei mesi scorsi aveva imposto lo stop a una decina di ditte operanti nel mercato ortofrutticolo e alle attività (macelleria e hamburgheria) gestite dal figlio di Giuseppe Polverino, non hanno risparmiato tante altre aziende e ditte individuali di Marano: La Rotonda Costruzioni, Carputo Costruzioni e la ditta Teka, tutte riconducibili a Carmine Carputo, affiliato al clan Polverino e detenuto da oltre un anno; l'agenzia immobiliare Casa Insieme (riconducibile a Marchesano); la ditta individuale Di Giorgio Maria e la caffetteria Cassiodoro. Numerosi provvedimenti riguardano anche il comune di Sant'Antimo, dove è invece egemone il clan Puca. Sono state raggiunte da interdittive la Diamond, Lara Costruzioni, Lara Group, Lumar, Russo Group, Imperial Puca Francesco, ditta Be, Di.Ca. e Intertraffic 2000. Anche in questo caso si tratta di imprese edili, bar e ristoranti, perlopiù riconducibili al clan Puca, alle famiglia Cappuccio e Russo. La Russo Group, con forti interessi nell'edilizia residenziale, è molto nota nel territorio: il suo nome, infatti, è legato anche un affare nell'ex distilleria Palma. La Intertraffic, la Lara Costruzioni e la Lara group sono società che, sempre nel territorio di Sant'Antimo, hanno realizzato parcheggi nell'ambito del contestato e controverso progetto Jessica. L'Imperial bar, invece, è gestito da Francesco Puca (vincoli di parentela con il boss Pasquale Puca) e fu, tra il 2017 e 2018, bersaglio di due attentati orchestrati dai clan in guerra con i Puca. Gli ordigni furono piazzati alla base delle serrande e i danni furono ingenti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA