Napoli, il racconto choc della donna: ​«Io, al guinzaglio del mio cane, il mio ex peggio di una bestia»

Mercoledì 2 Gennaio 2019 di Melina Chiapparino

Due occhi grandi e scuri, un corpo minuto e la voglia di tornare a vivere. La storia di Stella, nome di fantasia, ridotta in un letto d’ospedale, comincia con tre parole. “Non voglio morire”. Dal primo dell’anno, la 38enne srilankese, è ricoverata al Trauma Center dell’ospedale Cardarelli con una prognosi di 21 giorni dopo le brutali percosse del compagno. “Non posso morire perché devo pensare ai miei due figli a cui mando i soldi per permettergli di studiare – racconta la donna che lavora come domestica – ho avuto paura che per me fosse veramente finita e questo mi ha dato la forza di denunciare”. Quello che è accaduto, Stella, non poteva immaginarlo: in 5 anni di convivenza con quell’uomo, anch’egli srilankese e buddista, le aggressioni subite si erano manifestate con insulti, scenate di gelosia, discussioni, ma mai con la violenza. “Si innervosiva anche se salutavo un amico o un’amica e controllava sempre i miei spostamenti - continua la donna – nonostante facessi una vita ritirata, casa e lavoro, c’era sempre qualche ragione per arrabbiarsi con me”. In tutti questi anni, come tante altre vittime, Stella non ha avuto la forza di lasciarlo perché - dice – “ha fatto anche molte cose buone ma non può chiamarsi amore un sentimento dove c’è violenza”.

L’AGGRESSIONE
“Ero stanca di subire minacce: avevo deciso di lasciarlo, è peggio di una bestia”. Quando lui ha capito che Stella sarebbe andata via sul serio, ha finto di accettare, ma dopo aver visto i bagagli, l’ha picchiata fino a farle perdere i sensi. “Si è messo a piangere e si è mostrato dispiaciuto ma ero decisa a lasciarlo perché non riuscivo più a vivere nella paura – spiega meglio la vittima - ha aspettato che chiamassi il taxi per aggredirmi in strada, gettandomi il cellulare addosso e colpendomi ripetutamente”. La scena più brutale fa ancora rabbrividire Stella mentre la racconta. “Ha strappato il collare del mio cane, che amo moltissimo e stavo portando via. Me l’ha infilato al collo trascinandomi per tutti i gradoni di Chiaia finché i miei occhi si sono chiusi”. La voce della donna è spezzata dalla paura ma in fondo, il peggio è passato. «A un certo punto non ricordo più nulla: ho in testa le urla della gente che inveiva contro di lui, questa è l’ultima scena che mi è rimasta impressa prima di svenire».

 

L’APPELLO
«Mi sono risvegliata in ambulanza – racconta ancora la donna - da quel momento ho cominciato a sentirmi protetta sia dai sanitari che mi hanno accudita subito, che dal personale dell’ospedale Cardarelli dove sono stata seguita anche dall’equipe dello sportello anti violenza». Stella ha riportato un trauma cranico commotivo e numerosi traumi in varie parti del corpo per cui il suo monitoraggio clinico è ancora in corso ma fin dai primi istanti del ricovero non ha smesso di preoccuparsi per la sua fedele amica a quattro zampe. «Quando sono stata aggredita, la cagnetta è fuggita – spiega la vittima - ho chiesto aiuto alla polizia municipale affinché riuscissero a ritrovarla perché ero veramente disperata e oggi pomeriggio (ieri per chi legge) mi hanno comunicato che è stata trovata e consegnata a un’amica». Adesso Stella riesce a sorridere ma la paura non è svanita. «Ringrazio l’unità operativa, affari generali della polizia municipale, comandata da Bruno Capuano, che è intervenuta salvandomi la vita - conclude la donna – però voglio fare un appello alle istituzioni e a tutte le forze dell’ordine di continuare a seguire me e le donne come me che trovano il coraggio di denunciare perché non vogliono morire». 

Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 14:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA