«Io, controllore della Circum
vittima di botte e insulti sessisti»

Venerdì 19 Aprile 2019 di Francesco Gravetti
All’età di 57 anni e dopo 33 di carriera, Angela Copertino non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe scoppiata in lacrime, tutta tremante, nei corridoi di una stazione della Circumvesuviana, circondata dalla gente, dai colleghi e dalle forze dell’ordine. Un pianto disperato, che si è placato soltanto nelle stanze dell’ospedale Apicella di Pollena Trocchia, dove i medici le hanno prescritto ansiolitici e riposo, con una prognosi di sette giorni. Un pianto frutto di un battibecco con un sedicenne, che prima l’ha insultata con epiteti a sfondo sessista e poi è tornato in stazione con la famiglia, padre, madre e fratellino di dieci anni, per continuare a farsi sentire. A quel punto Angela Copertino non ce l’ha fatta più. Ed è crollata: «Sì, perché sono stata costretta a subire insulti e minacce che a un uomo non verrebbero fatte mai. E non è giusto. Io merito rispetto, come tutti. Non è la prima volta che mi accade una cosa del genere, ma stavolta ho deciso di raccontare tutto. Ora basta».
 
Angela è una “Oqm”, acronimo che sta per “operatore qualificato della mobilità”. In pratica, controlla i biglietti e gli abbonamenti nelle stazioni della Circumvesuviana. È l’unica donna a occuparsi della verifica dei ticket sulle linee ordinarie, le altre sono impiegate per i Campania Express, i treni per i turisti. L’altro ieri era a Pomigliano d’Arco con i suoi colleghi e si è imbattuta in un gruppo di studenti, chiassosi e scalmanati. Uno di loro aveva l’abbonamento strappato. Non sarebbe regolare, lei lo ha fatto passare lo stesso ma glielo ha fatto notare. Lui si è allontanato, poi dalle scale della stazione ha cominciato a inveire contro Angela. Espliciti insulti di tipo sessuale, inviti a improbabili rapporti, voce alta, toni accesi. Il ragazzo si è messo sul treno per Acerra ma poi è tornato, in compagnia del padre, della madre e di un bambino di circa 10 anni. Le accuse sono continuate, la famiglia sosteneva che era stata la dipendente Eav aveva a strappare l’abbonamento, che lui non aveva fatto niente di male. Arrivano altri colleghi a dare una mano ad Angela, arrivano i carabinieri che identificano i tre, si crea un capannello di persone: «A quel punto è arrivato il crollo emotivo: sono scoppiata a piangere, tremavo, singhiozzavo, non riuscivo a riprendermi. Ero in preda a uno stato di tensione che non sapevo controllare e mi hanno portato in ospedale. Avevo la pressione altissima. Se ho avuto paura? Certo che sì».

Angela dovrà riposarsi per sette giorni, poi il suo lavoro riprenderà, tra portoghesi che tentano di intrufolarsi in treno, balordi che la minacciano, delinquenti e teppisti. Lei spiega: «Ne ho viste tante. A piazza Garibaldi ho avuto un coltello piantato alla gola e uno allo stomaco. Una volta mi hanno dato un pugno che ho parato col polso, ma avevo un braccialetto e mi sono ferita». In Circumvesuviana (oggi Eav) ci sta da un trentennio: è stata capotreno, autista di autobus, ora controlla i biglietti. Insomma, l’esperienza non le fa difetto: «Probabilmente ci vorrebbe più personale nelle stazioni e sui treni, ma la verità è che manca l’educazione, manca il rispetto. Nei confronti di una donna come me, poi, è anche peggio: si sentono autorizzati a dire di tutto, ad alzare i toni. Alla mamma di quel ragazzo ho detto che se fossi stata in lei avrei innanzitutto rimproverato il figlio, poi mi sarei preoccupata del resto». Angela ama il suo lavoro, tornerà presto nelle stazioni, ma quegli insulti sessisti l’hanno segnata: «Ci ho messo un bel po’ per calmarmi, anche a casa non è stata facile. Poi ho deciso di raccontare tutto perché non è possibile far passare sotto silenzio episodi del genere. Questa azienda è formata da lavoratori che meritano rispetto, che la fanno andare avanti nonostante le difficoltà e le carenze: posso capire le critiche, ma non la mancanza di educazione». Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA