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Ischia, un fiume di rifiuti minaccia i lidi balneari: tuffi proibiti a Sant'Angelo

Giovedì 12 Maggio 2022 di Giovanni Chianelli
Ischia, un fiume di rifiuti minaccia i lidi balneari: tuffi proibiti a Sant'Angelo

Un fiume pesantemente inquinato, il Rio Corbore, che potrebbe compromettere la balneazione oltre che l’ecosistema locale. Alla vigilia della nuova stagione turistica Ischia torna a mobilitarsi, preoccupata dei danni ambientali, ma anche di immagine, che derivano dalla mancata soluzione di problemi antichi. Mentre a Sant’Angelo partono i lavori sulle condotte lesionate che da qualche settimana rendono non balneabile il mare, torna l’allarme per le condizioni del torrente in cui finiscono acque nere, nafta, rifiuti solidi – compresi elettrodomestici e sanitari di ceramica – e, secondo alcuni, persino tracce di amianto.

Tutto scritto nella denuncia che si prepara a inoltrare alla procura il “Comitato Rio Corbore”, un coordinamento di associazioni e realtà territoriali tra cui la sezione ischitana di Legambiente e i concessionari di alcuni stabilimenti balneari. Liquami e gasolio, ingombranti e scarichi delle imprese che si trovano vicino l’alveo del fiume «destabilizzano l’area marittima alla foce del Rio - si legge nell’esposto - che risulta invasa, oltre che dagli oggetti scaricati, anche da una densa schiuma bianca e da un odore fetido». Le cose non vanno meglio nella parte dell’isola che il torrente attraversa: «In piena estate si può sentire il puzzo nauseabondo che emerge nei pressi della centralissima via Michele Mazzella». Sul banco degli imputati, oltre ai pirati dell’abbandono di rifiuti, alcune aziende manifatturiere collocate sulla stessa via, più diverse abitazioni con impianti non a norma.

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Il Rio Corbore è il più grande fiume ischitano: nasce nella zona di Monte Tripodi Piedimonte, nel comune di Barano d’Ischia, scorre in parte in superficie e in parte sotto terra; oltrepassata la località Pilastri sfocia sulla costa, dopo aver coperto un’ampia parte del territorio isolano, nella zona di Ischia Ponte. Fino a poco tempo fa era considerato una risorsa per l’agricoltura, con acque cariche di minerali che rendevano fertili i terreni che bagnava. Oggi invece rischia di diventare un pericolo per l’ambiente e le attività turistiche, con i proprietari degli stabilimenti balneari sul piede di guerra in vista dell’estate. I lidi “Paradiso” e “Daitu”, oltre che l’albergo “Parco Aurora”, si trovano lungo il corso finale del fiume e da tempo chiedono alle due amministrazioni interessate, quelle di Barano e di Ischia, di provvedere alla pulizia delle acque che sporcano anche quelle del litorale. «Sarebbero necessari un impianto di depurazione per le acque reflue e multe per chi fa sversamenti illegali», dice Maurizio Buono, l’avvocato che tutela gli interessi del “Comitato Rio Corbore”. Ma depuratori a Ischia non sono mai stati costruiti, e controlli non se ne vedono. «Il Rio Corbore è una vergogna che mortifica l’immagine turistica dell’“Isola Verde” e degli operatori balneari, oltre a mettere a serio rischio la salute pubblica» tuona Gianni Vuoso, giornalista e attivista, tra i promotori della denuncia. 

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Ma neanche il resto dell’isola naviga, è il caso di dirlo, in buone acque. A Sant’Angelo è di fine aprile il divieto – temporaneo – di balneazione, dopo che i prelievi effettuati dall’Arpac hanno riscontrato la presenza di enterococchi intestinali e escherichia coli in misura superiore ai parametri microbiologici per via di un guasto ad una conduttura; la settimana prossima iniziano i lavori di riparazione e almeno questo danno sarà, presumibilmente, scongiurato.
 

Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 08:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA