Ischia, sos dei pazienti oncologici
al ministro Speranza: «Dateci la Pet-Tac»

Domenica 9 Gennaio 2022 di Ciro Cenatiempo
Ischia, il presidio dove si svolgono le chemioterapie

«Egregio ministro Speranza, le scrivo perché da diversi mesi cerco di far comprendere alle istituzioni la vitale importanza dell’installazione di un macchinario per la Pet-Tac nell’isola d’Ischia. I disagi che noi pazienti oncologici siamo costretti a sopportare sono disumani: ogni volta che dobbiamo sottoporci a un esame per verificare come reagisce il cancro che sta dentro di noi alle cure chemioterapiche o radioterapiche, dobbiamo per forza attraversare il mare per raggiungere un centro attrezzato in terraferma. Non ne possiamo più, nessuno ci ascolta e ci sembra di morire due volte, lentamente».

Comincia così l’appello indirizzato oggi al ministro della Salute Roberto Speranza e al governo da parte di Silvio Carcaterra, 48 anni, sposato e padre di una splendida bambina di 8 anni. Un documento che è stato sottoscritto in qualità di portavoce di circa 500 pazienti oncologici ischitani, di tutte le età. Non mancano, purtroppo, bambini e adolescenti che si recano periodicamente presso il presidio sanitario «San Giovan Giuseppe» per sottoporsi alle terapie tradizionali.

La richiesta è stata già indirizzata nelle scorse settimane a Papa Francesco, al presidente della Repubblica Mattarella, e alle autorità amministrative e sanitarie, a cominciare dai sindaci e dal direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, D’Amore. Ma, finora, non c’è stata alcuna risposta concreta.

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«Ogni volta che viaggiamo e ci spostiamo dall’isola per fare la Pet-Tac corriamo il rischio, sempre maggiore, di contrarre il Covid 19. Come se non bastasse, per molti di noi le forze sono ormai ridotte – si legge nella lettera indirizzata da Silvio Carcaterra al ministro – e non siamo affatto al cento per cento. Le chiedo di aiutarci a colmare questo disagio, di mettere in condizione noi pazienti oncologici di combattere davvero la malattia, il cancro; e con meno stress, con più serenità: abbiamo bisogno di questo benedetto macchinario per affrontare meglio questa battaglia. Le fatiche e le paure sono infiniti. Le spese sono enormi e molti sono costretti a rinunciare ai controlli, fondamentali per tutelare i nostri diritti, per garantirci una aspettativa di vita. La situazione ha superato i confini della sopportabilità, e confido nel suo buon cuore affinché, grazie al suo intervento, ci possa essere una svolta».

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