Italia campione d'Europa, notte di festa a Napoli: tuffi, cortei e caos fino all'alba

Lunedì 12 Luglio 2021 di Giuseppe Crimaldi e Gennaro Di Biase
Italia campione d'Europa, notte di festa a Napoli: tuffi, cortei e caos fino all'alba

Grande attesa e tanta ansia. Prima la tensione, poi la gioia del vantaggio e infine lo sfogo liberatorio disegnato dal fischio finale: alla fine la vittoria è arrivata. L'Italia conquista gli Europei e a Napoli esplode la festa. Caroselli, clacson suonati all'impazzata, musica ad alto volume, bandiere tricolore al vento, sciarponi, qualcuno anche fuori stagione, fuochi d'artificio e migliaia di persone in strada con tanta voglia di festeggiare. E c'è anche chi improvvisa un tuffo dalla spiaggia di Rotonda Diaz. Da Mergellina a piazza dei Martiri, da via Scarlatti alla zona di Coroglio il traffico, nel giro di pochissimo, va letteralmente in tilt. E a nulla, evidentemente, sono valsi gli appelli lanciati dal prefetto, e dai vertici delle forze dell'ordine, che invitavano alla calma.

Dalle finestre c'è chi ha usato tutto ciò che aveva a disposizione per fare baccano. Pentole e mestoli ma anche quelle trombette andate a ruba dalle bancarelle dislocate in più punti della città. Napoli sogna. «Una gioia incontenibile» grida un gruppo di giovanissimi che non smette di saltare e intona cori inneggianti alla Nazionale di Mancini che in questo Europeo non ha sbagliato un colpo. Fino ai rigori che hanno letteralmente mandato in delirio il popolo napoletano che guardava la partita dalle tv dei ristoranti del lungomare: «Incredibile, quei rigori ci hanno fatto toccare il cielo con un dito. È stata una notte che non dimenticheremo: la nostra rinascita». Domenica 11 luglio è stata davvero una notte diversa. Europei 2021, dunque. Tensione alle stelle per un big match che mancava dal 2012. Nove lunghissimi anni per una città che vive di pane e pallone, ed è rimasta a digiuno di scudetti e coppe internazionali. Non a caso, con i maxi-schermi vietati, le forze dell'ordine hanno blindato le zone degli appuntamenti del tifo (obelischi e fontane, come il Carciofo, transennato già per la semifinale) e messo in campo 2000 uomini per evitare assembramenti come quelli verificatisi a piazza Vittoria, in occasione dei caroselli successivi al rigore di Jorginho contro la Spagna, che era valso la finale alla squadra di Mancini.

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Bandiere e gadget azzurri a ogni angolo di marciapiedi, un po' dovunque, da Ponticelli al Vomero, da Scampia a Posillipo: perché il tifo non guarda a distinzioni di sesso, classe sociale, quartiere. Trombette da stadio che risuonano nella circolazione domenicale in via Pessina. Restando vietati i maxi-schermi, aumentano per la finale gli spettatori alle tv dei bar e dei ristoranti. Chi può si organizza alla meglio, in questa notte magica che lancia un ponte oltre Manica, destinazione Londra, Wembley. Tanti pubblici esercizi hanno iniziato a respirare sport dal pomeriggio, trasmettendo anche la storica finale di Wimbledon tra Matteo Berrettini e Novak Djokovic, e quasi ogni bar ha il suo tricolore davanti alla cassa o sulla soglia del locale. Oggi più che mai siamo e ci sentiamo tutti italiani.

Il bianco, il rosso e il verde si trasformano in tentazioni cromatiche che contagia anche i turisti stranieri: a decine hanno indossato magliette dell'Italia o del Napoli, in un mix di calcio e visite culturali nelle chiese e nei monumenti del centro partenopeo. Lungo via Toledo si vede anche una donna sventolare contemporaneamente le due bandiere ieri avversarie: il tricolore e la croce rossa su campo bianco. Quando mancano ancora molte ore al fischio d'inizio, in fila per entrare alla Cappella di Sansevero alle spalle di piazza San Domenico, si incontra una famiglia francese vestita d'azzurro. «Abbiamo tifato Italia - sorride Sami Weingartner, di Marsiglia - Meglio la nazionale di Mancini, come campione d'Europa, piuttosto che l'Inghilterra. E poi siamo innamorati di questo paese».

Ma nelle strade di Napoli è stato un tripudio che è andato avanti per ore. Tantissimi ad abbracciarsi, quasi a volersi fare beffa del covid, quasi per volersi sbarazzare della paura di vivere e di gioire che ha caratterizzato questi ultimi quindici mesi. Piange Erminia, sedici anni, col viso tatuato di azzurro. Impugna un cellulare e scatta selfie a ripetizione: «È il momento più bello, lo voglio dedicare a mio zio, grande appassionato di calcio. Purtroppo non c'è più, ce lo ha portato via il covid. Oggi dobbiamo solo guardare avanti, siamo primi in Europa». 

Ultimo aggiornamento: 18:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA