L'allarme dei geomorfologi
La Campania a rischio frane

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di Rossella Grasso

I cambiamenti climatici preoccupano tutte le zone del Pianeta. Le conseguenze del surriscaldamento globale e dell’immiserimento delle risorse terrestri hanno ripercussioni anche in Campania, territorio vulcanico molto sensibile a queste variazioni. «In Campania il cambiamento climatico rischia di causare anche un aumento di frane soprattutto in zone con terreni facilmente disgregabili», ha detto il geologo Gilberto Pambianchi dell’Università di Camerino e Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Geografia Fisica e Geomorfologia. Il ramo dei giovani Geomorfologi della sua associazione ha organizzato un convegno nella splendida cornice del Real Museo Mineralogico per discutere di come sta cambiando la Terra e quali ne sono le conseguenze.
 


«Ci dobbiamo preoccupare – ha detto Pambianchi -  soprattutto perché di dissesto iderogeologico in Italia ne parlano tutti però manca una ricerca approfondita e la cartografia geomorfologica è ferma da 10 anni e che copre solo il 5% di tutto il territorio. Ci dobbiamo preoccupare perché questi disagi ci costano vite umane e milioni di euro quando succedono». Il geologo ha lanciato un’allarme preoccupante per l’Italia ma che tuttavia è già conosciuto ma che non trova riscontro nei dati che riguardano la ricerca. Il professore denuncia la drastica diminuzione dei fondi destinati alla ricerca, passata da 140 milioni di 10 anni fa a 20-30 milioni da dividere per tutte le categorie di ricerca. «Considerato quanto negli ultimi anni il nostro territorio sia afflitto da tragedie ambientali è un dato davvero preoccupante», ha detto il professore.
 
Altri rischi derivano dallo scioglimento dei ghiacciai che sta comportando un progressivo innalzamento dei mari. «L’innalzamento sta avvenendo a una velocità ancora sostenibile – ha detto Mauro Guglielmin dell’Università dell’Insubria - per cui per i prossimi 30 anni non dovremmo avere grossi problemi. Però se l’aumento delle temperature dovesse progredire come sta succedendo negli ultimi 10 anni allora potrebbero cominciare dei problemi anche prima».
 
Gli effetti di tutto ciò sono già visibili sulla costa tra Sessa Aurunca e Mondragone dove la professoressa Micla Pennetta dell’Università Federico II ha effettuato approfonditi studi.  «Sono state osservate alcune modifiche della fascia costiera – ha detto la professoressa di Scenze Naturali - nella porzione emersa ed in quella sommersa, indotte da attività umane e responsabili dell’amplificazione di processi erosivi. L’incremento della domanda di territorio ha causato un generale e spinto arretramento della linea di riva, soprattutto nelle zone prossime alle foci fluviali quale quella del Fiume Garigliano. L’arretramento della riva è connesso, oltre agli effetti dei processi naturali, alla costruzione di sbarramenti e briglie fluviali lungo il fiume Garigliano, alla coltivazione di cave di sabbie in alveo nonché direttamente sulle spiagge». Mentre effettuava questi studi, la professoressa Pennetta ha scoperto lungo il litorale un possibile insediamento portuale di epoca romana che ancora non è stata scoperta.
 
Giovedì 15 Giugno 2017, 16:36
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1 di 1 commenti presenti
2017-06-15 17:30:28
Ma ci sarà qualcosa che funzioni in Campania?

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