L'ex Meridbulloni trasloca da Castellammare ad Acerra: nuova fabbrica nell'ex Montefibre

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Raffaele Perrotta
L'ex Meridbulloni trasloca da Castellammare ad Acerra: nuova fabbrica nell'ex Montefibre

Una svolta nella svolta per l'ex Meridbulloni di Castellammare di Stabia: la prima è che il gruppo Vescovini, tra i principali produttori italiani di viti e dadi, ha ottenuto ufficialmente il via libera dall'Asi all'insediamento in Campania, in uno spazio di 30mila metri quadrati nell'ex Montefibre di Acerra. La seconda, forse ancora più importante, l'ha scandita lo stesso numero uno Alessandro Vescovini: «Non porteremo un ramo piccolo dell'impresa, come avevamo immaginato all'inizio con la Sbe-Sud, ma saremo con l'azienda madre, la Sbe-Varvit spa».

Il caso dell'opificio stabiese, i cui cancelli sono stati chiusi pochi giorni prima di Natale 2020 lasciando in strada 87 dipendenti, va verso una soluzione, nonostante non sia quella alla quale una parte del mondo politico ha lavorato per alcuni mesi. L'insediamento si farà, ma non a Castellammare e nemmeno a Torre Annunziata che, di contro, ha alzato un muro rispetto alla possibile apertura sul proprio territorio. 

Il gruppo Vescovini aprirà i cancelli entro l'autunno 2022 ad Acerra dopo mesi costanti di trattative con gli enti comunali, intermediate dall'Asi. Porterà un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro, di cui quasi 2 per l'acquisto dell'area e più del doppio per la costruzione dei capannoni e delle infrastrutture che, in una prima fase, occuperanno solo 5mila metri quadrati dei 15 che possono essere edificati. Infine, macchinari e attrezzature per circa 14 milioni di euro. Il risvolto occupazionale iniziale prevede assunzioni per altre 30 persone, oltre i 40 espulsi dalla Meridbulloni che il gruppo Vescovini ha già assorbito nell'ottica dell'insediamento campano. «Quello che abbiamo è un progetto ambizioso. Stiamo discutendo la pianificazione di un'importante commessa che riguarda questo ampliamento in Campania», ha spiegato l'imprenditore romagnolo, aggiungendo la sua posizione sulla questione degli aiuti pubblici che, soprattutto nel passato, hanno drogato l'imprenditoria al sud. Hanno permesso, infatti, insediamenti che si sono poi rivelati solo un modo per intercettare fondi e consentire speculazioni edilizie. «Noi investiremo risorse nostre, non useremo nessun filone di finanziamento o fondi pubblici, ma utilizzeremo la misura statale del credito d'imposta. Questa spinge le aziende virtuose, quelle che pagano tasse, ad autosostenersi. Avremo un vantaggio fiscale - ha detto Vescovini - ma ci giochiamo tutto. C'è una scommessa ed un investimento che abbiamo fatto e che dobbiamo portare fino in fondo. La fabbrica di Acerra dovrà garantire la propria sopravvivenza attraverso produttività e qualità». 

Quella di Sbe-Varvit in Campania, come si è detto, è stato un percorso lungo, segnato anche dagli interventi da parte della giunta regionale e dell'Asi. Rispetto alla prima, «c'è stato un appoggio totale della Regione e dell'assessore Marchiello. Ho trovato un ambiente positivo che mi ha garantito tempi brevi per le autorizzazioni». L'Asi, invece, ha aggiunto Vescovini, «ha fatto quello che deve fare un consorzio industriale, ovvero fornire un'area già infrastrutturata».

Il pensiero va anche agli investimenti del Pnrr. «Ci saranno parecchie risorse per le zone industriali. Sono interessato perché so che si vuole lavorare all'infrastruttura ferroviaria all'interno dell'area dove ci insedieremo, rendendola ancora più appetibile. È un vantaggio enorme per noi in futuro. Il Piano nazionale potrà essere utile se si investe sul trasporto sul ferro. Immagini la chiosa del numero uno di Sbe-Vervit che avremo due camion al giorno che faranno Monfalcone-Acerra, con notevoli costi ambientali ed economici che potranno essere abbattuti se la movimentazione avverrà su ferro». Infine sul mancato investimento a Torre Annunziata ha concluso Vescovini: «È stata una cosa negativa che ci ha fatto perdere tantissimo tempo. Episodi, tra cui le minacce che ho ricevuto e che ho denunciato alle autorità locali, che mi hanno ferito molto».

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