Omicidio a Casalnuovo, l'assassino in caserma nella notte: ha 18 anni e piange

Giovedì 5 Novembre 2020 di Leandro Del Gaudio
Omicidio a Casalnuovo, l'assassino in caserma nella notte: ha 18 anni e piange

Ha deciso di consegnarsi in nottata, provando a raccontare la storia di una vita onesta, iniziata da giovanissimo in una officina meccanica, prima di quelle maledette coltellate. Si è presentato nella tarda serata di ieri, consegnando i polsi alle forze dell'ordine, dopo aver trascorso ore in fuga da se stesso e dalle indagini. Ha raccontato in poche parole cosa era accaduto martedì notte a Casalnuovo: «Una lite per viabilità, non mi faceva passare con l'auto, poi siamo arrivati alle mani, stavo avendo la peggio, l'ho accoltellato...».

Ha da poco compiuto 18 anni, D.I. ed è ritenuto l'assassino di Simone Frascogna, un anno più grande di lui. Questioni banali finite in tragedia, secondo quanto sta emergendo dalle indagini della Procura di Nola guidata da Laura Triassi: sono tre i soggetti indagati per l'omicidio di Simone. I primi due erano stati fermati nelle ore successive il delitto (si tratta di un 18enne e un 17enne), mancava all'appello quello che avrebbe materialmente sferrato le coltellate mortali contro il 19enne. 

 

Difeso dal penalista Antonio Iorio, D.I. ha pianto, disperato per la fine di una giovane esistenza, ma anche per aver vanificato i propri sacrifici, per dire no a droga e criminalità. Da quando aveva 13 anni, D.I. lavorava in una officina meccanica, rimanendo immune dal sistema delle piazze di spaccio di droga che aveva invece visto coinvolti alcuni suoi stretti congiunti. Un lavoratore, uno capace di rimanere esterno a quel sistema criminale che - tra Acerra e Casalnuovo - coinvolge tantissimi giovani (come raccontano in questi giorni le indagini del pm anticamorra Giuseppe Visone).

Ma torniamo a quanto accaduto a Casalnuovo due notti fa. Puoi non essere camorrista patentato, ma la cultura che si respira da queste parti ti spinge comunque a pronunciare una frase gravida di idiozia e propositi violenti: «Allora non hai capito a chi appartengo...». Sarebbero queste le parole pronunciate da D.I. o da qualcuno del suo gruppetto a provocare la lite mortale. Notti da coprifuoco, allarme covid in tutto il mondo, ma c'è ancora chi se ne va in giro a rivendicare leadership, a sventolare chissà quale blasone criminale. Sembra di sentirli quei tre nella Smart che ha inseguito Simone: «Allora non hai capito, non stai capendo? Ma che hai capito? Che stai capendo?». Iniziano così le peggiori vicende di cronaca, i fattacci di nera sono scanditi sempre dalla stessa filastrocca. Parenti con piccoli precedenti penali, vicino a spacciatori, pusher che entrano e escono dalle celle, ma non organici al sistema camorristico che da Acerra controlla anche parte di Casalnuovo. Sembra di rivedere il dramma toccato a Gaetano Barbuto Ferraiuolo, il 21enne ferito alle gambe lo scorso 20 settembre a Sant'Antimo, al quale sono stati amputati gli arti inferiori. Anche qui storie di incroci sbagliati, di precedenze non date. Nel suo letto d'ospedale, Gaetano ha ricordato quel «faccio che passo prima io o passi prima tu», alludendo a una lite scoppiata per questioni di viabilità. 

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Ma torniamo al caso di Casalnuovo, all'inchiesta sulla morte di Simone. Omicidio volontario, aggravato dalla presenza di un'arma da taglio. Chi possedeva quel coltello? Come è spuntato nel corso della lite? Quanti erano gli aggressori? Viaggiavano in una Smart four four, stando a quanto emerso finora sono in tre quelli finiti sotto inchiesta. Non avrebbero esitato a raggiungere Simone e l'amico dopo un primo litigio verbale da un finestrino all'altro. Non avevano avuto la precedenza e si erano trovati di fronte un ragazzo che non aveva abbassato lo sguardo. Un affronto troppo grave per chi alle dieci di sera ha già percorso lo stesso reticolo di strade una ventina di volte e non sa come intrattenere il proprio tempo, come superare le proprie frustrazioni.

Si arriva alla colluttazione, ma la lite vede i tre della Smart avere decisamente la peggio. Dall'altra parte, Simone sfodera la propria prontezza (come esperto di arti marziali) e riesce a tenere testa ai tre vigliacchi (erano armati e in numero superiore), fino a quando non viene raggiunto dalle coltellate. Ha voglia di chiarire ora D.I. Prova a ricostruire tutto ripensando alle ore trascorse sotto un'auto a riparare un motore, con la tuta sporca da meccanico e una buona dose di soddisfazione negli occhi: quella di non aver ceduto al sistema della droga che tanti suoi parenti ha visto protagonisti. Ricordi lontani, ora che dovrà affrontare un processo per omicidio, nato per declinare la più stupida delle filastrocche: «Ma che hai capito, ma che stai capendo...».

Ultimo aggiornamento: 22:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA