Saviano a El Pais: «C'è gente
a Napoli che mi sputa addosso»

Roberto Saviano
di Paola Del Vecchio

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Madrid. «C’è una parte di Napoli che è molto ostile con me. C’è gente che mi sputa addosso. Dicono che ho fatto denaro a costo della città». E’ quanto assicura Roberto Saviano in una lunga intervista al settimanale de El Pais rilasciata in vista della pubblicazione, a settembre in Spagna, del libro ‘La paranza dei bambini’. Tradotto come ‘La banda de los niños’ ed edito da Anagrama, sarà presentato dallo stesso autore a Madrid e Barcellona  l’11 e il 12 settembre prossimi. «La reclusione fa parte della sua leggenda e anche – non lo occulta – del fascino per i suoi libri, serie e film», annota Vicente Verdù, autore dell’intervista che, per motivi di sicurezza, si è svolta in auto, sotto l’attenta vigilanza dei 5 carabinieri di scorta dello scrittore, invece che “nell’albergo di Bologna dove era stata fissata”.

È preoccupato, Saviano, che l’universo che ha creato cominci a convertirsi in un punto di riferimento per i delinquenti? E una delle domande, alla quale l’autore di Gomorra replica: “I camorristi usano le stesse parole dei miei personaggi e ne sono coscienti. Ma non scrivere su questi temi non eviterà che continueranno a fare quello che danno. Se non hanno Gomorra, avranno Scarface o Il Padrino. Sono criminali, che vedono in queste storie la propria rappresentazione.…Ma la cosa strana – aggiunge Saviano – è che a Napoli ora hanno aperto un ufficio antidiffamazione e denunciano quanti considerano parlino male della città».

Il riferimento è alle polemiche sollevate dai critici dello scrittore e sceneggiatore in terra partenopea, che lo accusano di lucrare sull’immagine negativa della città, e che continuano ad avere strascichi. E lei è il primo della lista?, gli chiede l’intervistatore. «Sì – ammette l’autore di Zero, zero, zero – Ma quello che faccio non è parlare male della città. E’ raccontare una ferita perché si risolva. Il fatto che i delinquenti s’ispirino alla serie, come è accaduto con Breaking Bad, non significa che non abbiano commesso lo stesso i delitti. Tuttavia riconosco che il mondo criminale si vede così rappresentato nelle mie storie, che vi cerca parte della sua identità». Tuttavia non si tratta solo di imitare la pettinatura di Genny Savastano, uno dei protagonisti di Gomorra, per essere identificati come tipi duri. «Il problema – rileva Saviano – è che a volte leggo: “Attentato come in Gomorra” o “Rapina come in Gomorra”…e questo non è vero: tutto questo accadeva prima».

Non l’hanno capito a Scampia, dove – ricorda lo scrittore – sono scesi in piazza contro di lui: «Quando però ci sono tornati i figli di Di Lauro, narcos usciti dal carcere, nessuno ha fatto nessuna manifestazione. Nessuno ha detto di non volerli perché erano stati 10 anni in carcere. Hanno solo manifestato contro di me. Anche oggi c'è un manifesto online che si chiama Scampiamoci da Saviano», ricorda l’editorialista de l’Espresso. Che ammette di tornare poco a Napoli, soprattutto in occasione dei processi: «Non posso andarci come prima. C’è una parte della città che mi è molto ostile. Se ti porto a fare un giro lo vedi con i tuoi occhi. C’è gente che mi sputa addosso. Dicono che ho fatto i soldi a costo della città. Il denaro onesto che ha guadagnato una persona che scrive è un problema, ma quello che hanno fatto i criminali durante tutti questi anni no. Da 10 anni convivo con questo, è molto italiano», insiste Saviano.
 
Eppure per lui è impossibile dimenticare Partenope e non continuare a scrivere sulla sua città: «Quanto più mi allontano, più scrivo su Napoli», riconosce. «La distanza aumenta la vicinanza del cuore, del pensiero, dell’analisi. Tutto il mio distanziamento è un modo per continuare a essere a Napoli. E’ la mia terra, la conosco molto bene e mi manca. Per questo mi sembra un’infamia che mi chiamino nemico della città. Ogni volta che chiudo un contratto, cerco in Google: ‘Casa in vendita a Napoli”. Allora chiamo la banca per chiedere un’ipoteca, e il tipo mi risponde: ‘Sicuro a Napoli?’. Poi attacco il telefono e non torno a chiamare».

Quanto alla reclusione, la vita blindata cui è costretto da oltre undecennio, Roberto Saviano assicura che, potendo, tornerebbe indietro. Sarebbe «molto più prudente» che ai 26 anni, quando scrisse Gomorra. «Non lo rifarei allo stesso modo», confessa. «Li ho sfidati, ero convinto di essere invincibile. Avevo già un’autentica vita intellettuale, non questa merda di vita da vagabondo, o da personaggio clandestino…».
 
 
Martedì 29 Agosto 2017, 17:12 - Ultimo aggiornamento: 29-08-2017 20:14
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5 di 36 commenti presenti
2017-09-01 10:33:16
Sputare addosso è incivile, quindi va deprecato. Comunque, chi va per certi mari, questi pesci prende.
2017-08-31 20:04:05
Saviano deve porsi un dubbio socratico: ma è prorpio vero che il parlare sempre e solo dei mali di Napoli, possa essere considerata una terapia ? O potrebbe essere vero l'esatto contrario ? Cioè, che parlare sempre e solo dei pregi di questa città, possa far nascere nei napoletani un rinnovato orgoglio che tenda a scacciarne i suoi mali ?
2017-09-01 07:34:48
Saviano non ha ancora capito che il male di Napoli viene dalla radice dell italia Intera! Lui si e' fissato con Napoli, quando il male e' dappertutto Hey Saviano perche' non scrivi un Libro sulle acque del PO il fiume dove li c'e' tanta droga farai anche analizzare le acque come un test dell urine c'e' piu' droga nelle acque del po' che nelle tasche deli Napoletani perche' non scrivi un Libro sul Bosco della Lombardia dove molti giovani si drogano .... la droga e' dappertutto in italia non solo a Napoli Ma questo a Saviano non gli Interessa a lui fa gola Napoli perche' Napoli e' famosa in tutto il Mondo Milano e' al secondo posto Ma Napoli fa Piu; galore per lui e' piu' quattrini! La droga e' anche a lametia Terme ma quanti nel mondo conoscono Lametia Terme????? Hello???? it is all about Money here... you got it?
2017-08-31 11:26:12
A me dà molto fastidio che a Scampia, a Forcella, alla Sanità, ecc, si ribellino a Saviano (che può scrivere quello che vuole su Napoli, sono fatti suoi) e non ai camorristi usciti dal carcere. Tutto questo lo trovo vergognoso.
2017-08-30 18:17:57
bisogna dargliene atto: il commento di miconet qui sotto è di un surrealismo oserei dire ciclopico. egregio miconet, mi faccia capire il suo ragionamento: qui c'è stato chi ha DAVVERO riempito napoli di letame, PRIMA IN SENSO LETTERALE E POI FIGURATO, e lei accusa di ciò il povero saviano che, alla fin fine, non ha fatto altro che scrivere l'ennesimo libro sulla camorra, e di avere la sola colpa di aver avuto più successo degli altri? scusi eh, ma quello che ci è arrivato ai primi piani tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008 cos'era? letame o zucchero al velo? non ha conoscenti, parenti, ecc. fuori di napoli che puntualmente le domandavano (come è successo a me) "ma come è stato possibile?"? di quello non se ne è vergognato? o magari va fiero del fatto di essere stata L'UNICA CITTA' IN TUTTO L'OCCIDENTE a conoscere una vergogna simile nel terzo millennio? in quanto al "pagamento", le rifaccio la stessa domanda: per quale oscuro motivo saviano e solo lui non dovrebbe essere pagato, come ogni libero professionista, in base al suo valore di mercato? cambio metafora: tutti i cantanti neomelodici che cantano di pentiti infami, fratelli carcerati, killer addolorati perchè la mamma è in pensiero per loro ecc. che dovrebbero fare? dovrebbero cantare aggratis perchè se no pure loro speculano sulle disgrazie della città? a proposito: provi a immaginare, che so, un tedesco o un olandese che leggesse una bella antologia dei testi di queste canzoni. secondo lei, che penserebbe DI NOI? meno male che oltre il garigliano nessuno o quasi li conosce ...... se no, altro che il (presunto) letame di saviano!

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