«Resto per curare i tumori a Napoli»
Ascierto dice no a Roma e Milano

Mercoledì 19 Dicembre 2018 di Ettore Mautone
Resterà a Napoli l'oncologo Paolo Ascierto. Il presidente della Fondazione Melanoma - personaggio dell'anno nell'ambito del Premio Zanibelli assegnato a Roma, ricercatore di punta dell'oncologia mondiale e primario di dell'Istituto Pascale, ha trasmesso ieri la rinuncia all'incarico di primario che, il 3 dicembre scorso, gli era stato conferito per delibera dal manager dell'Istituto tumori di Roma Regina Elena-San Gallicano. Vincitore di concorso all'Ifo di Roma, corteggiato da mesi dall'Ieo (Istituto europeo di Oncologia di Milano), Ascierto ha deciso di restare al Pascale dove sarà tra i principali attori dell'ambizioso progetto di consolidamento e rilancio. Un programma messo a punto dal manager Attilio Bianchi nell'ambito del nuovo Piano ospedaliero regionale, che incrocia il potenziamento della rete oncologica, l'allargamento della radioterapia alla protonterapia (che in Italia si effettua solo a Trento e Pavia), e che passa anche per la realizzazione di un'unità dedicata all'immunoterapia e allo sviluppo della tecnica CarT-cell per l'ingegnerizzazione in vitro delle cellule del sistema immunitario che negli Usa ha segnato traguardi senza precedenti.

Dottore Ascierto, ha dunque deciso di restare a Napoli.
«Oggi (ieri ndr) ho rinunciato ufficialmente all'incarico all'Istituto tumori di Roma dove ho vinto un concorso. A quel posto ambivano in molti. Ho anche declinato altre allettanti offerte dell'Ieo di Milano. Se ho deciso di restare è perché credo nel Pascale e nei progetti d'avanguardia che la Regione ha in questo settore». Cosa le proponevano a Roma e Milano? «Di guidare processi che vanno al di là della cura del Melanoma e che si sviluppano nell'ambito del mio principale settore di studio, l'immunoterapia del cancro».

Se ne occuperà anche a Napoli?
«Certo, già oggi guido molte linee di ricerca e innovativi protocolli di sperimentazione clinica».
 
E allora?
«È lo spirito di miglioramento costante che mi ha convinto. Devo dare atto al manager del Pascale Attilio Bianchi e alla Regione, nella persona del governatore Vincenzo De Luca, di avermi messo nella condizione ideale per restare».

Perché allora tanti cervelli in fuga?
«Chi lascia va via è perché ha la sensazione di non poter sviluppare al meglio il proprio lavoro. Per fare un paragone calcistico c'è chi si vuole cimentare con altre squadre e progetti. Io al Pascale sto bene. Ma poteva non bastare. Ho invece avuto la prospettiva sul futuro».

Quale?
«Un ambizioso piano di sviluppo clinico e scientifico che impegnerà me e tanti altri ricercatori e scienziati nei prossimi anni».

È merito della scienza o della politica se resta?
«Quando la politica vuole fare le cose buone è un tassello determinante. Non era scontato che il governatore della Regione Campania mi chiamasse per spiegarmi cosa intende fare per sviluppare al massimo la ricerca oncologica. In passato mi sono occupato di politica anche se da tecnico. In famiglia la politica è presente, mio fratello è stato consigliere regionale e ha avuto ruoli nazionali nel suo partito. Ma in uno schieramento opposto a quello dell'attuale amministrazione. Eppure mi è stato detto: qualunque progetto tu abbia in mente facciamolo qui, a Napoli, in Campania. Lì dove c'è chi ama e si innamora dei progetti ci sono i presupporti per vincere ogni sfida. Alla fine è stato facile restare».

La Regione a cosa punta?
«A fare della ricerca campana la migliore al mondo».

Ci riuscirete?
«Io ci credo. Il manager Bianchi è al nostro fianco. La Regione ha decso di finanziare con 170 milioni in due anni la ricerca oncologica in Campania e punta sull'immunoterapia. Ci sono tutti gli ingredienti».

Quando è iniziata la sua strada sull'immunoterapia?
«Ho iniziato con Giuseppe Castello nel 1993. Siamo stati i primi a sperimentare l'immunoterapia dopo anni di insuccessi. In 15 anni sono stati messi a punto nuovi farmaci. Dieci anni fa ho iniziato a utilizzare nuovi protocolli nel melanoma in stadio avanzato. Tre di quei pazienti dati per spacciati sono ancora vivi. Sono entrato al Pascale come borsista nel 1990. I miei maestri sono stati Giuseppe Comella, Donato Zarrilli, Giuseppe Castello e Nicola Mozzillo».

Il futuro?
«L'impiego di virus oncologici e lo sviluppo della tecnica Car-T per ingegnerizzare in vitro le cellule del sistema immunitario e riniettarle nel paziente. Ci saranno molte sperimentazioni in tale direzione al Pascale nei prossimi anni».
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