Buono postale «pazzo»: Stefania, niente sussidio

Sabato 23 Marzo 2019 di Gennaro Di Biase
Pratica bocciata per un «errore di comunicazione tra Posta e Agenzia delle Entrate». Stefania Forgione, 49 anni, è laureata e senza stipendio. Suo marito, laureato pure lui, di anni ne ha 57 e ha perso il lavoro nel 2016. Lavorava in una grande azienda che poi ha chiuso baracca in tutta Europa. Stefania ha due figli, di 27 e 23 anni, entrambi studenti universitari. Una bella famiglia, ma in difficoltà: «Per pagare gli studi ai miei ragazzi ho dovuto chiedere un prestito a mia suocera sospira la donna Da giugno, quando mio marito terminerà un incarico temporaneo a scuola, non sapremo come fare, ma comunque non posso chiedere il reddito di cittadinanza». «L'errore spiega Anna Beneduce del Caf di piazza degli Artisti, lo stesso cui si è rivolta Stefania consiste nel fatto che c'è stata una mancata comunicazione tra Poste e Agenzia delle Entrate: la Posta non ha comunicato che il buono fruttifero non esiste più e ora è presente nell'Isee 2019 per due volte, un errore. Questo le ha fatto sforare i parametri per inoltrare la domanda».

 

LA STORIA
La famiglia di Stefania vive nel quartiere Arenella, non lontano da piazza Muzii, in una casa non enorme, ma comprata quando «stavamo bene continua Stefania mentre insiste gentilmente per offrire un caffè Ci mancano ancora due anni di mutuo per pagarla. Mio marito ha una supplenza fino a giugno, dopodiché non lavorerà più. Chissà come riusciremo ad arrangiarci. In qualche modo dovremo farcela, siamo una famiglia che non si arrende, abituata a rimboccarsi le maniche. Io vorrei tanto trovare un lavoro, ma il reddito di cittadinanza non posso chiederlo. C'è un problema di difformità nel modello Isee, mi hanno spiegato al Caf, perché il mio patrimonio mobiliare supera il tetto massimo di 6mila euro. Ero titolare di un buono fruttifero di 6mila euro riscattato nel 2018, e i cui proventi sono stati spostati in un conto corrente postale. Ora quella cifra mi risulta due volte nel modello Isee. Non so che fare».

L'INTOPPO
Sono tanti i paletti da superare per poter inoltrare la pratica, com'è giusto che sia per evitare che furbi e furbastri allunghino le mani sul reddito di cittadinanza. Ma a questo si aggiungono le difficoltà burocratiche affrontate in questa prima ondata di richieste da Caf e cittadini: «Mi sono presentata al Caf e ho dato notizia del conto del 2018 continua la Forgione Non del buono fruttifero, in quanto l'avevo riscattato l'anno scorso e versato in un conto corrente. Però l'Agenzia delle Entrate ha riscontrato una difformità nel modello Isee 2019, benché il buono non esista più, come quei soldi, che sono stati spesi per la famiglia. L'inghippo, in pratica, sta nel fatto che questo buono fruttifero io l'ho riscattato nel 2018 e continua a valermi due volte nell'Isee 2019. Per correggere il problema, il Caf mi dice di rivolgermi all'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Entrate mi dice di rivolgermi al Caf. Mi sento sballottata a destra e a sinistra». La situazione è complessa: «Cambiando il buono fruttifero, che è un investimento chiarisce Beneduce e versandolo su un conto corrente a metà anno, la cifra della Forgione risulta essere sia un investimento sia un saldo di giacenza media di conto corrente A causa di questa duplicazione, la signora Forgione ha sforato il patrimonio mobiliare di 6 mila euro che poteva consentirle di accedere alla domanda di reddito di cittadinanza. L'errore consiste nel fatto che c'è stata una mancata comunicazione tra Poste e Agenzia delle Entrate: la posta non ha comunicato che l'investimento non esiste più, e ora i soldi sono presenti nell'Isee 2019 per 2 volte».

I PER BUONI FRUTTIFERI
A parte il caso di Stefania, sono in tanti i senza reddito che non hanno potuto inoltrare la pratica a causa dei buoni fruttiferi e cioè i soldi non ritirati in posta, che continuano a maturare interessi negli anni e nei decenni. «Anche se c'è un buono postale, magari regalato dalla nonna vent'anni fa e ormai dimenticato spiega Teresa Savarese, responsabile provinciale dell'Enasc e responsabile di un Caf in via Domenico Fontana quel buono incide nell'Isee dell'anno successivo. I buoni fruttiferi sono un fattore molto frequente di rinuncia alle domande di reddito di cittadinanza. Il 30 per cento circa delle persone che sono venute da noi a chiedere di fare domanda si sono dovute arrendere per difformità nell'Isee derivante da buoni fruttiferi. In ogni caso, si vedrà. Le pratiche che abbiamo inoltrato non verranno protocollate dall'Inps prima del 27 marzo». © RIPRODUZIONE RISERVATA