Camorra, la giravolta degli scissionisti: dieci boss si dissociano

Mercoledì 6 Novembre 2019 di Leandro Del Gaudio

Hanno fiutato la svolta, quella che non ti aspetti e che potrebbe tirarti fuori da guai. Hanno capito che, tra inchieste, arresti, processi e condanne, alla fine del tunnel, c'è una luce, qualcosa di diverso dal fine pena mai. Confessano, alzano la mano, si battono il pugno al petto. Ammettono di aver ucciso, si assumono le proprie responsabilità, si dissociano. Non accusano gli altri affiliati, bene chiarirlo, non inseriscono nel processo fatti nuovi, ma provano a sfuggire all'ergastolo. Non in primo grado, ma - stando a una strategia di ampio respiro - nei gradi successivi del processo.

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Scampia, Secondigliano, parliamo dell'ala scissionista della faida che quindici anni fa fece piombare Napoli nel terrore. Eccoli i boss scissionisti, ne sono una decina ad aver provato la strada della dissociazione. L'ultima sorpresa - in ordine di tempo - si è materializzata davanti al gup Vincenzo Caputo. Protagonista indiscusso Roberto Manganiello, ritenuto boss indiscusso delle cosiddette case celesti, vero e proprio motore economico del narcotraffico cittadino. È stato lui ad ereditare nel 2012 lo scettro che fu della famiglia Marino, dopo il delitto di Gaetano detto moncherino, marito di Tina Rispoli, oggi coniugata in Colombo, grande protagonista delle nozze trash di Piazza Plebiscito e da mesi sotto i riflettori dei media. È stato proprio il trafficante ad ereditare un potere economico su un intero lotto di case popolari.
 


Imputato per l'omicidio di Nocerino, Manganiello attende il suo turno, parla dopo il pm. Accetta in silenzio la richiesta di condanna all'ergastolo vibrata da Maurizio De Marco (al termine delle indagini condotte assieme alla collega Vincenza Marra, sotto il coordinamento dell'aggiunto Giuseppe Borrelli) per poi prendere la parola: «Sono stato io - spiega - ammetto la mia responsabilità, chiedo scusa alla famiglia e mi dissocio anche dal clan, non ho più alcun rapporto con loro».

Difeso dal penalista napoletano Luigi Senese, Manganiello ripercorre un copione già visto in assise, in appello o dinanzi ai giudici per le udienze preliminari dove si stanno celebrando processi in abbreviato. Sono almeno dieci i boss degli scissionisti ad aver provato la strada della dissociazione, come hanno fatto alcuni killer dei Lo Russo e come in passato è accaduto in casa Moccia. Negli ultimi tempi, richieste di dissociazione sono arrivate anche dal carcere, in una strategia che punta decisamente in alto. In un dibattito politico e giudiziario alle prese con l'intervento della corte europea sul cosiddetto ergastolo ostativo, ammettere le proprie colpe dinanzi a un giudice di primo grado - fosse anche nell'ultima udienza utile - diventa una chance importante per costruire il proprio destino giudiziario.

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In che senso? Non si tratta di una collaborazione piena, ma è comunque un contributo che viene offerto ai giudici e che può essere comunque capitalizzato in appello. Si può spuntare una condanna a 30 anni di reclusione o - qualora l'ergastolo venisse confermato in via definitiva - si può puntare a una serie di benefici da chiedere ai giudici di sorveglianza, come suggerito dal dibattito sull'ergastolo ostativo.

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E restiamo al boss delle case celesti. Roberto Manganiello è stato condannato a 30 anni per il duplice omicidio Montanino-Salierno, ora è alle prese con una richiesta di condanna all'ergastolo per il delitto Nocerino. Ma ha confessato, si è dissociato, con una mossa che non ha dissuaso i pm ad andare fino in fondo. Anzi. Sui boss dissociati in extremis, la Procura di Gianni Melillo ha da tempo assunto un atteggiamento uniforme, con la convinzione di non concedere sconti dell'ultima ora. Resta però la possibilità di giocarsi una carta nell'imbuto del secondo grado di giudizio, facendo leva su dichiarazioni confessorie di fatto già incartate e entrate nel processo, in grado di chiudere il dibattimento bis in una o due udienze. Un modo per sfuggire all'ergastolo, nonostante la condanna per due omicidi, un modo per giocare d'anticipo e salvarsi dal fine pena mai o dalle maglie strette dell'ergastolo ostativo.

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