La Corte dei Conti Ue critica gli interventi
a Pompei ed elogia il San Carlo

Giovedì 23 Aprile 2020
La Corte dei Conti Ue critica gli interventi a Pompei ed elogia il San Carlo

La Casa dell'Efebo a Pompei è un «esempio di scarsa attenzione prestata agli aspetti culturali» dei siti europei. Gli interventi di restauro, ultimati nel 2015, non hanno previsto l'installazione di un un dispositivo di protezione in policarbonato, lasciato in un magazzino nonostante fosse stato finanziato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) . Tale dispositivo è stato installato sono all'inizio del 2019, nel corso di lavori di manutenzione, ma questo ritardo di tre anni è «un errore che ha danneggiato l'infrastruttura fisica del triclinio estivo».

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Lo scrive la Corte dei Conti Ue in una nuova relazione sugli investimenti europei nei siti culturali, messa a punto dopo aver valutato 27 progetti di sette Stati membri, di cui cinque in Italia: la Casa dell'Efebo a Pompei, Villa Campolieto a Ercolano, Palazzo Lanfranchi a Matera, l'ex Convento di Sant'Antonio a Taranto e il Teatro San Carlo di Napoli. Quest'ultimo è invece descritto come esempio virtuoso per la capacità di aver sviluppato al suo interno anche delle attività sociali rivolte in particolare ai giovani. Nella sua relazione, la Corte chiede maggiore coordinamento fra le varie iniziative europee con i meccanismi di finanziamento (in particolare con il Fesr). Inoltre, gli auditor ritengono che gli investimenti culturali non siano considerati una priorità, ma uno strumento per promuovere obiettivi economici. 

Il Parco Archeologico di Pompei «non condivide il rilevamento di danni al triclinio della Casa dell'Efebo», indicata dalla Corte dei Conti Europea come un esempio di «scarsa attenzione prestata agli aspetti culturali dei siti europei». Lo sottolinea una nota dell'ufficio stampa. «Ci preme sottolineare - si legge ancora nel comunicato - che è agli atti del Parco una nota di osservazioni indirizzata ai referenti della Corte dei Conti Europea incaricati del monitoraggio dell'attività della Commissione Europea anche nel sito di Pompei, inviata il 29 gennaio 2020, in risposta a una loro richiesta di chiarimento». «Nella nota - spiega il Parco Archeologico di Pompei - si precisava di non condividere il rilevamento di danni al triclinio della Casa dell'Efebo e si chiariva che la teca in policarbonato a protezione delle pitture ad affresco dello stesso, che nella relazione si asserisce non essere stata collocata nei tempi dovuti con conseguente danneggiamento, non era stata installata al termine dei lavori sulla base di specifiche valutazioni tecniche. La struttura in policarbonato si precisa, inoltre, non rientrava nel progetto realizzato con fondi europei». 

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA