La Doria, Di Maio: «Risposta negativa
dall'azienda, ma non finisce qui»

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«​Abbiamo avuto un incontro con La Doria sullo stabilimento di Acerra, ma non ci siamo ancora. È assurdo trovarsi a un tavolo in cui lo Stato, il governo centrale, la Regione, il Comune, mettono a disposizione tutti gli strumenti per evitare la chiusura di uno stabilimento in un'area martoriata come Acerra e ci dicono che non si può fare». Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio dopo l'incontro: «In questa vertenza non si perdono posti di lavoro, ma un insediamento industriale che è vita per questo territorio perchè è uno dei pochi che si occupano di agricoltura. Avevo pregato la proprietà di venire al tavolo, così non è stato, abbiamo incontrato il direttore del personale. Io non mi arrendo - ha aggiunto - tornerò all'attacco e farò alla proprietà l'elenco di tutte le occasioni che hanno di collaborazione con lo Stato: incentivi, finanziamenti, viaggi all'estero. Se la gente viene a sapere che un'impresa, che ha preso anche i contributi pubblici, anche se non ad Acerra, chiude, si arrabbia non poco. Io come ministro dello Sviluppo devo difendere gli insediamenti industriali, stiamo facendo un lavoro di squadra, c'era anche il vescovo oggi. La risposta per ora è negativa, ma non finisce qua, scriverò una lettera alla proprietà», ha aggiunto.
 
 

Sulla decisione dell'azienda di confermare la volontà di chiudere lo stabilimento di Acerra il prossimo 30 settembre, interviene il sindaco della città Raffaele Lettieri. «Non è più tollerabile una situazione del genere - ha detto Lettieri - contro la delocalizzazione di aziende come la Doria che decidono di spostare la loro produzione depauperando i territori, nonostante la disponibilità espressa a tutti i livelli istituzionali, occorre che lo Stato e la Regione facciano in modo che chi ha beneficiato finora di contributi pubblici e poi delocalizza, restituisca i soldi pubblici presi. Noi, inoltre, pretendiamo che aziende del genere si preoccupino soprattutto della bonifica e del risanamento delle aree industriali che hanno deciso di lasciare. Imprese con queste mission aziendali creano disoccupazione o altri disagi, scaricano tutti i problemi sui territori, ed è giusto e necessario che almeno restituiscano i soldi dei cittadini e che risanino le aree inquinate».
Martedì 4 Settembre 2018, 18:22 - Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 10:30
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