La gang del coprifuoco a Castellammare, il giallo dei raid notturni senza bottino

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Fiorangela d'Amora
La gang del coprifuoco a Castellammare, il giallo dei raid notturni senza bottino

Violano uffici pubblici e di culto. Nel cuore della notte, in oieno coprifuoco, si introducono nei palazzi di Castellammare per portare scompiglio, rovistare tra i cassetti e scappare via a mani vuote o con bottini miseri. Ieri notte l'ultimo raid, stavolta nella sede della Curia, alle spalle della Concattedrale in piazza Giovanni XXIII; gli stabili sono collegati all'interno. Prima è stato forzato l'ingresso della canonica nel tentativo di accedere alla chiesa, ma i rumori hanno svegliato il parroco, don Antonino, che ha acceso le luci. Così dalla canonica i malviventi sono passati in Curia dove si sono accontentati di portare via pochi viveri, la macchinetta del caffè e pochi spiccioli presi da un salvadanaio. Erano in due e sapevano come muoversi, eppure si sono fatti sorprendere dall'allarme scattato quasi subito.

La cronaca di un furto malriuscito sarebbe da considerarsi poca cosa se non fosse che si tratta del quinto messo a segno in una settimana. Il primo, nella notte tra martedì 23 e mercoledì 24 febbraio, quando la banda aveva agito indisturbata entrando a Palazzo Farnese, sede del consiglio comunale e delle stanze del sindaco, scegliendo di fermarsi al primo piano negli uffici dell'avvocatura. Un obiettivo reso più facile dai teloni che nascondono la facciata, attualmente in ristrutturazione. Mobiletti aperti, cassetti rovistati e documenti lasciati in disordine. Per i dipendenti, la mattina, un brutto quarto d'ora, prima che un controllo accurato li rassicurasse sul fatto che non mancava nulla all'appello. Ma era solo l'inizio. La notte seguente qualcuno ha provato a forzare, questa volta senza fortuna, le porte blindate di Palazzo Ancelle, sede degli uffici dei dirigenti comunali. Delusi dalla mancata irruzione, probabilmente gli stessi banditi - o forse balordi - si sono spostati verso il Palazzetto del Mare che dista pochi metri dagli altri edifici comunali. Qui si sono fermati al primo piano, forzando la porta blindata, che dà accesso all'ex sede del Forum giovanile. La scena è la stessa: armadietti aperti, fili staccati, cassetti rovistati ma nulla manca all'appello. Persino computer e materiale elettrico accantonato in quelle stanze un tempo popolate di giovani sono rimasti lì. La notte successiva, la visita all'interno del Palazzetto del Mare è proseguita. Stavolta la banda è arrivata all'ultimo piano dello stabile che affaccia sul porto, rompendo la serratura di una porta in legno e rovistando, anche stavolta senza portare via niente, in una stanza ancora a disposizione dell'Informagiovani. Passato il weekend la banda ha ripreso le incursioni notturne, in barba al coprifuoco che scatta alle 20 e alle restrizioni anticontagio, scegliendo, come detto, un luogo di culto. 

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Chi c'è dietro questi raid? Chi è che sfida le forze dell'ordine rischiando il carcere, ma anche le regole anti-Covid che espongono a multe salate, per violare edifici pubblici dai quali non si porta via niente? Gli stessi investigatori, a Castellammare, sono spiazzati. La prima risposta è quella di un'azione dimostrativa, atti compiuti per provare che i palazzi comunali e religiosi non sono così inviolabili. Il raggio d'azione è sempre lo stesso, i furti sono avvenuti in edifici che si trovano uno accanto all'altro o a distanza di pochi metri. La fretta, o anche stavolta il desiderio di violare senza toccare, non ha portato i ladri nelle stanze della Curia, ricche di opere d'arte di valore e oggetti preziosi. Ieri mattina sul posto sono giunti i carabinieri guidati dal comandante Andrea Venturini. Per i militari facile stilare il bilancio del bottino, di carattere prettamente alimentare, e raccogliere il racconto dei dipendenti della Curia. La settimana prima invece a Palazzo Farnese era salita la polizia scientifica, che aveva rilevato impronte e fotografato le stanze visitate. Un fascicolo aperto presso il commissariato aspettando di capire se all'appello mancassero documenti importanti. Nessuna risposta neanche dalle telecamere, che non sono presenti dappertutto. La sfida, se di questo si tratta, resta aperta, il giallo continua.

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