Degrado a Napoli, monumenti coperti con drappi neri: «Cultura a lutto»

Sabato 1 Agosto 2020 di Giuliana Covella

I nomi delle vittime innocenti della criminalità sono coperti dalla polvere e appena visibili, data la vegetazione incolta che li nasconde sulla stele a loro dedicata in via Cesario Console. Anche su questo monumento, ieri mattina, i volontari dell'associazione Premio GreenCare hanno apposto dei drappi neri in segno di protesta contro la mancata cura del verde a Napoli e in particolare contro il degrado da cui sono avvolti busti, statue e targhe dedicate a persone che hanno lasciato un segno nella memoria collettiva. Un'azione di sensibilizzazione per accendere i riflettori su alcune statue di uomini illustri che giacciono in aiuole abbandonate, tra secchezza e sterpaglie.
 

 

L'iniziativa di stickering, nell'ambito del «social guerilla marketing» (una modalità per creare attenzione su quei luoghi e quei monumenti), ha inteso sottolineare pacificamente che «il verde urbano ha un valore culturale e storico che andrebbe coltivato e tale da meritare l'attenzione di chi amministra la città - dicono i promotori della protesta -. Coltivare il verde è coltivare la memoria collettiva per accrescere la consapevolezza tra la comunità cittadina di una grande tradizione culturale da onorare e far durare». Un invito, dunque, a riprendere il valore esemplare di questi uomini, attraverso la cura del verde in cui sono posti i monumenti che li ricordano. Uomini che hanno contribuito a diffondere nel mondo la civiltà napoletana: dalla filosofia alla musica, dagli atti di eroismo alla letteratura e alla storia. Fino ad arrivare al cinema e al teatro, come i parchi di Napoli est intitolati a Massimo Troisi (a San Giovanni a Teduccio) o ai fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo (Ponticelli). Ma che nei parchi e nelle aiuole della città, dal centro alle periferie, sono circondati da erbacce, polvere e rifiuti.
Letterati, imperatori, patrioti, sovrani e compositori. Sono alcune delle categorie che fanno parte del lungo elenco di busti dedicati a uomini illustri nei parchi pubblici di Napoli. Uomini come Giovanni Nicotera, ricordato da una statua in piazza Vittoria; Torquato Tasso, autore della «Gerusalemme liberata» a cui è dedicato un tempietto nella Villa comunale; lo scrittore e patriota Luigi Settembrini omaggiato nella stessa Villa; il monumento a Umberto I in via Nazario Sauro o la statua equestre dell'imperatore Augusto in via Cesario Console.

Busti e statue che ieri i volontari di Premio GreenCare hanno voluto «rivestire» di drappi neri con una protesta silenziosa. Simboli dell'arte, della storia e della cultura italiana e straniera che sono collocati all'interno di aree verdi dove la manutenzione ordinaria è assente e dove i vandali trovano terreno facile deturpandoli con vernici indelebili. Sia perché mancano le risorse umane per prendersi cura di quegli spazi, sia perché vi sono cantieri che hanno «intrappolato» quei monumenti rendendoli inaccessibili ai visitatori: è il caso della statua di Sigismund Thalberg nella Villa comunale, che è ostaggio dei lavori per la metropolitana e priva di supporti di protezione. «Parlare oggi della Caporetto del verde a Napoli è come sparare sulla Croce Rossa - ironizza Benedetta de Falco, presidente di Premio GreenCare - ci sentiamo in imbarazzo a puntare il dito su ciò che non funziona e che purtroppo è sotto gli occhi di tutti». Lei aggiunge: «Vorremmo però sottolineare per onestà intellettuale che l'assessore Luigi Felaco ha avuto solo pochi mesi fa la delega al verde urbano: l'aggravante è che lo stesso verde che per sua natura è un tema trasversale - politiche sociali, attività produttive, scuola, sport, ambiente, qualità della vita, cultura, turismo, sicurezza - non ha meritato l'attenzione di altri assessori. Possiamo dire che vi è stata una congiura contro il verde cittadino, ancora più grave se riflettiamo che il sindaco Luigi de Magistris in ogni contesto ha sottolineato il valore dei beni comuni su cui questa amministrazione avrebbe puntato». E conclude: «Parchi e giardini pubblici sono, infatti, beni comuni di eccellenza perché ad accesso gratuito e democratico. Ma ora che, dopo il lockdown, abbiamo potuto apprezzare il valore del verde come luogo di benessere e opportunità nel distanziamento fisico, abbiamo riscontrato che la disponibilità di verde per i napoletani è solo sulla carta, perché non vi è un solo giardino pubblico in buono stato di decoro ed efficienza».
 

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